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    Romamania: l'ultima americanata di Pallotta, il fuoriclasse della gaffe

    Romamania: l'ultima americanata di Pallotta, il fuoriclasse della gaffe

    • Paolo Franci
    “Se non faccio lo stadio me ne vado”. E', in sintesi, il Pallotta-pensiero. Proferito più volte negli ultimi tempi, anche nella notte in cui Francesco Totti lanciava quell'ultimo pallone in curva. Per qualcuno, quel “me ne vado” è una minaccia. Per altri - molti, evidentemente, se non ricordo male i fischi dell'Olimpico nel TottiDay - una succulenta promessa. Io spero che Jimmy, lo faccia sto benedetto stadio. E non solo per bieco egoismo (abito a pochi passi da Tor di Valle e potrei arrivarci a piedi). Io spero che lo faccia per tenermi stretto Jimmy altri cento anni. E me ne frego se vende qualche giocatore forte, non ha ancora vinto nulla e non riesca a trovare uno sponsor di maglia che sia uno per la squadra della Città Eterna, che già da sé è un brand formidabile. Jimmy deve restare, perchè è un Mourinho al contrario, un fuoriclasse della gaffe, un sublime fantasista della magra figura.

    Se cercate su Google la parola “americanata”, troverete questa spiegazione: “Impresa o manifestazione eccentrica e clamorosa, talvolta al limite del kitsch, tipica del costume nordamericano”. E allora riaffiora nella mente quel tuffo invernale di Jimmy nella gelida piscina di Trigoria, con i giocatori attoniti e divertiti. E lo sceicco di Perugia (pace all'anima sua)? Ve lo ricordate lo sceicco Adnan Al Qaddumi? Quello che viveva a Perugia in un bilocale e voleva comprare la Roma? Firmò addirittura un preliminare, con tanto di comunicazione alla Consob. Dai, lui, Jimmy, che di Totti, simbolo e capitano della sua Roma, il 16 marzo 2016, durante una conferenza tra business man americani, disse: “Il suo corpo – fu la stoccata - non fa bene quello che gli dice la mente”. Smentì in maniera veemente di aver mai detto quelle cose, Pallotta. Ma, ahi ahi, ci fu un video galeotto che lo riprendeva gesticolante e impegnato nel parlar così del capitano.

    Io me lo tengo stretto uno così, troppo divertente. Magari poco grato con i suoi ex impiegati - chiedere ai vari Garcia, Spalletti e non ultimo Walter Sabatini che, attaccato dal nostro Jimmy, lo ha definito “in stato confusionale” - ma sicuramente pirotecnico e frizzante, leggero e scanzonato, come nel caso dei siluri sul Milan. Ecchisenefrega se la Roma e il club rossonero sono, per dirla alla Fassone: “consorelle” in Lega, dove si gioca la partita decisiva per la sopravvivenza del pallone sui diritti tv. Lui, Jimmy, da Boston si diverte, ci racconta che Monchi l'ha consigliato a Franco Baldini (!!!), così come Garcia era stata una sua scelta (quando il francese volava, poi l'ha scaricato) al pari di Spalletti, anche lui bollato in modo brusco, come uno ossessionato dalla stampa: “Voleva solo litigare con i media”, il senso della carezzina di Jimmy, lui che adora la stampa romana e la ricorda sempre con pensieri gentili. Ci racconta, Pallotta, che andava nella stanza di Spalletti gli diceva qualcosa, cogliendone l'ossessione. E qui, mi ha chiesto un acceso tifoso nel bar sotto la redazione del mio giornale: “Ma quando andava nella stanza dell'allenatore se a Trigoria nun se vede mai?”.

    Però Jimmy s'è scusato con il Milan e questo gli fa onore. Dice di aver avuto informazioni imprecise. Ma come? Lui che è amico di Paul Singer 'l'avvoltoio di Wall Street' che ha finanziato l'operazione Milan, ha avuto informazioni imprecise? Povero Jimmy, vatti a fidare degli amici...

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