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Eccolo là. C'è cascato pure l'elegante, sornione, brillante Paulo Fonseca. Pure lui, dopo un anno e mezzo è finito nel vortice di “chi non vuole il bene della Roma”, di chi “vuol far male alla Roma appena le cose non vanno per il verso giusto”. Eppure, eh sì, eppure Paulo Fonseca non è mica di Certaldo, in Toscana. E' nato in Mozambico a Nampula: 11.321 chilometri dalla cittadina nella quale è nato Giovanni Boccaccio. No Paulo, dai, non ci cascare, non dare retta alle cose che ti raccontano. Non ci cascare anche tu con la storia di quelli che “vogliono il male della Roma. Vecchia storia che capita solo qui da noi, tra l'altro. Da decenni si sente aleggiare sulla città questa leggenda sul club giallorosso senza mai però avere spiegazioni. Chi sono questi “uomini in nero” che tramano alle spalle delle truppe trigoriane? E con chi ce l'hanno? Chi li manda? Come agiscono? E per quale motivo lo fanno? Niente. Mai una spiegazione. Un nome. Un complotto.

Si additano vagamente i media romani, usati alla bisogna per coprire, magari, prestazioni censurabili, se non addirittura indecenti. E, devo dire, sono profondamente deluso perché pensavo che questo genere di ossessioni fosse sparita con l'addio di James Pallotta e i suoi 'riportini' per dirla alla Spalletti. Ma dico io? Avete mai sentito i grandi club, quelli che vincono intendo, starsene lì a prendersela con una radio o un giornalista o 'qualcuno che vuole male al club' se arriva un'eliminazione in Champions o se si incassa una sconfitta umiliante in uno scontro diretto?

Mi addolora constatare come ci sia cascato pure Paulo. Tra l'altro in un'epoca in cui i club fanno accordi commerciali con i media incassando giornalistica benevolenza in cambio. Magari impermalosito dalle critiche sulla gestione delle gare, Paulo s'è sfogato. Ecco, io spero sia solo questo, umana permalosità, il giusto diritto alla difesa anche attraverso una certa energia mediatica, ci mancherebbe. Spero che il suo sfogo sia figlio delle critiche per la pessima gestione (sua, in particolare dei cambi) della gara con l'Atalanta, culminata con una sconfitta che ha acuito la sensazione di come la Roma faccia una gran fatica negli scontri diretti. Ci sta che uno possa incazzarsi no? Capita a tutti, figurati a uno sotto pressione come un tecnico di un grande club.
Però anche lui, l'elegante e preparatissimo Paulo sa che la critica è tale perché fa il suo mestiere e spesso serve anche a migliorare. Poi, certo, gli imbecilli sono ovunque e basta non ascoltarli o non leggerli. E' fin troppo intelligente, Paulo, per sapere che la stampa monocolore, asservita, schiava del potere e sempre pronta a raccontare finte verità esista solo nelle peggiori dittature.

Avendo grande, grandissima stima di questo tecnico che ha rilanciato un bel po' di giocatori, scoperto il talento di Villar – per dirne una - e costruito una Roma che sa dare spettacolo io spero che, davvero, Paulo da Nampula non ci caschi nella facile vasca degli alibi su misura. Spero di no. Spero che prosegua nel suo splendido lavoro restando concentrato sugli obiettivi e magari, perché no, aprendo la caccia alle milanesi che poi non sono così distanti (Hai visto mai?). Buon Natale Paulo, a te, alla Roma tutta e a tutti voi.