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Toccata e fuga per Ronaldinho in Italia. L'ex fantasista di PSG, Barcellona e Milan ieri era a Lecce per un impegno commerciale e ha parlato alla Gazzetta dello Sport del momento che stanno vivendo i rossoneri: "Domenica c'è il derby, ma io non ci sarò perché devo rientrare in Brasile. Ovviamente, seguo tutto del calcio italiano e sono informatissimo sul Milan. Da tifoso rossonero, ci terrei tantissimo a vincere questo derby. Chi potrebbe risolvere la sfida? Non mi interessa. Conta solo battere l'Inter, non chi segna”.

DERBY CINESE - "Ai tempi della mia esperienza nel Milan, chi avrebbe mai immaginato che Berlusconi e Moratti avrebbero abbandonato i loro amori? No, non era assolutamente prevedibile. Ma ci sta, è l'evoluzione di un calcio che è ormai sempre più business. Quanto manca al Milan un presidente come Silvio Berlusconi? Tantissimo. Considerava il club e la squadra come la sua famiglia. Sapeva trasmettere la sua passione, la sua competenza, la sua forza. Rimarrò sempre legato a una figura straordinaria come Berlusconi. Corsa Champions? Dopo la rivoluzione sul mercato, i rossoneri dovrebbero realizzare un'impresa per raggiungere l'obiettivo. Chissà, sarebbe più facile nella prossima stagione. Mai dire mai, però. Sia il Milan che l'Inter, magari, lotteranno già quest'anno con Juventus, Napoli e Roma per lo scudetto".

SU ANCELOTTI - "Quando si cambia tanto, bisognerebbe lasciare all'allenatore il tempo necessario per costruire un gruppo, per portare avanti un progetto tattico. Montella, però, sa bene che in certe piazze e, in particolare, in una società come il Milan, che ha fatto la storia del calcio, concedono poco tempo. Mi auguro che arrivino i risultati, magari poggiando su una vittoria nel derby. Un ritorno di Ancelotti al Milan? Con Guardiola, Carlo è uno dei più grandi tecnici al mondo. È chiaro che, se il club rossonero dovesse decidere per il cambio in panchina, in prospettiva il ritorno di Ancelotti sarebbe un colpaccio. Conosce l'ambiente e si fa amare da tutti, soprattutto dai suoi calciatori. L'esonero al Bayern Monaco? Non ci credo. Carlo è il numero uno anche per la capacità di creare un rapporto genuino, forte, con i suoi giocatori".