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Non sapremo mai che cosa si sono detti davvero, lontano da taccuini, telecamere e soprattutto social, Cristiano Ronaldo e Maurizio Sarri, nel loro primo incontro dopo la fuga, con o senza virgolette, del portoghese dallo stadio quando non era ancora finita la partita della Juventus contro il Milan. Ma a questo punto, al di là delle versioni ufficiali, ovviamente tendenti a sdrammatizzare, conta poco quello che si sono detti i due e anche, o forse soprattutto, quello che CR7 ha detto, se lo ha detto, ai compagni, a cominciare dal capitano Bonucci che aveva auspicato un chiarimento. Quello che conta, infatti, è il futuro di Ronaldo che dalla prossima partita, più ancora che in passato, avrà tutti i riflettori puntati addosso, per tre motivi: prima di tutto per capire come sta davvero, poi per vedere se Sarri lo sostituirà ancora e infine, soprattutto, per studiare nei minimi particolari la sua reazione.

Siccome la Juventus, storicamente, da Giampiero Boniperti ad Andrea Agnelli, è l’unica società italiana che prende provvedimenti nei confronti dei propri tesserati senza lasciare trapelare nulla, escludiamo che Ronaldo in futuro abbandoni ancora lo stadio subito dopo essere stato sostituito, perché sicuramente gli è stato fatto notare, anche senza multa, l’errore che ha commesso. Ma l’eventualità di una prossima sostituzione rimane a maggior ragione se, come lo stesso Ronaldo ha ammesso in Portogallo, non è al cento per cento. E allora, bisogna risalire proprio alla causa e non all’effetto, perché Sarri non è così autolesionista da rinunciare a Ronaldo se sta bene. Guarda caso, però, ieri il portoghese si è allenato a parte, a dimostrazione del fatto che benissimo non sta.

E allora che sia per semplice precauzione o per un effettivo problema fisico, è lecito nutrire dubbi sulla sua capacità di essere lo stesso Ronaldo travolgente di un anno fa, come in fondo confermano i numeri. Gli otto gol (uno su rigore) del campionato scorso, infatti, si sono ridotti a cinque (con due rigori) in questo. E come se non bastasse questo avvio al rallentatore per uno abituato ad andare al massimo come lui, sabato Ronaldo tornerà a giocare a Bergamo contro l’Atalanta, che da quando c’è Gasperini non ha mai perso in casa contro la Juventus. E anzi, all’inizio del 2019, proprio l’Atalanta ha stravinto contro la Juventus eliminandola dalla coppa Italia.

E’ vero che era stato Ronaldo a firmare il definito 2-2 in rimonta, nell’ultima gara di campionato a Bergamo quando entrò dalla panchina, ma allora nessuno sollevò un caso e anzi il fatto che avesse evitato una sconfitta gli valse nuovi titoli e complimenti assortiti. Stavolta, invece, è tutto diverso. Al tramonto dei suoi 34 anni, che il 5 febbraio diventeranno 35, anche un grandissimo come Cristiano Ronaldo da sabato sarà sotto esame. Non per capire quanto è grande, ma per capire quanto potrà esserlo ancora. In campo e quando uscirà dal campo. Perché prima o poi potrebbe succedere ancora. Scommettiamo