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Nelle ultime due trasferte di Bergamo il Milan ha restituito all’Atalanta quei 5 dolorosissimi gol incassati nel Natale 2019. Quei 5 gol che avevano indotto Boban e Maldini a rompere gli indugi e a “imporre” alla proprietà il ritorno di Ibra. Non sono passati nemmeno due anni e il Milan è tutta un’altra cosa. Entrambe le vittorie in casa dell’Atalanta ottenute dopo quella storica batosta sono state pesanti e simboliche. Il 2 a 0 firmato Kessié nell’ultima giornata della scorsa stagione ha timbrato il passaporto europeo per il ritorno del Milan in Champions League. Il 3 a 2 di ieri ha definitivamente candidato il Milan per la corsa scudetto.

I motivi sono numerosi. I rossoneri arrivavano a Bergamo falcidiati dalle assenze, con nelle gambe le tossine della battaglia infrasettimanale contro l’Atletico Madrid e nella testa la sensazione della grave ingiustizia subita dalla direzione arbitrale. Con una rosa ridotta Pioli non poteva applicare alcun tipo di turnover. Tutte le pretendenti al titolo avevano vinto le proprie gare che, Roma a parte, presentavano un alto quoziente di difficoltà. Il Milan era chiamato a rispondere agli avversari nella partita più difficile di tutte, quella in casa dell’Atalanta. Ma, anche questa volta, chi si aspettava che il Milan crollasse è rimasto deluso.

La squadra di Pioli, che negli ultimi due anni ha dimostrato di essere la compagine italiana che più di tutte riesce a mettere in difficoltà gli orobici dal punto di vista del gioco, ha vinto meritatamente e anzi avrebbe potuto uscire dal Gewiss Stadium con un punteggio molto più largo. Sicuramente la papera di Musso dopo 35 secondi ha spianato la strada al Milan, ma dopo il gol del vantaggio i rossoneri hanno legittimato la vittoria. La reazione dell’Atalanta è durata 10-15 minuti, durante i quali Kjaer ha sofferto non poco le iniziative di Zapata, ma i neroblù hanno trovato sulla loro strada un super Maignan.
Poi Tonali ha fatto vedere a tutti di essere ormai un lontano parente di quel centrocampista molle e sbiadito della scorsa stagione. Si è inventato un pressing solitario e un gol da campione, che solo un giocatore nel pieno delle proprie condizioni psicofisiche può realizzare. Nella ripresa poi la squadra di Pioli è andata avanti in totale controllo annullando gli uomini di Gasperini, come raramente è accaduto negli ultimi anni. La scarsa freddezza sotto porta di Saelemakers ha impedito di chiudere prima la partita. Poi, l’esordio di Messias al posto dell’esausto Brahim Diaz ha dato il via all’azione del meritatissimo 3 a 0 firmato dall’”ormai solito” Leao.

Il portoghese e Rebic hanno avuto una crescita impressionante rispetto all’anno scorso. Non tanto nelle giocate quanto nella continuità di rendimento e nella presenza a tutto campo, anche in fase difensiva. Finché continuano con queste prestazioni il Milan può permettersi il lusso di attendere il completo recupero dei due bomber “agées” Ibrahimovic e Giroud. Quando tutto sembra ormai finito e il Milan può godersi al secondo posto solitario la meritata “sosta” per le nazionali, arriva un braccio galeotto di Messias che risveglia il Var e riapre la partita. L’ex ala del Crotone macchia il suo esordio con quel rigore sfortunato e soprattutto nel modo “leggero” in cui difende palla al limite dell’area sull’ultimo assalto bergamasco. Per fortuna il 2 a 3 di Pasalic mette solo i brividi a un finale di partita che sembrava ormai scontato. La vittoria del Milan a Bergamo ha un duplice significato: quest’anno per lo scudetto i rossoneri fanno sul serio mentre, probabilmente, l’Atalanta dovrà aspettare un altro anno per sognare cosí in grande.