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Per 6 mesi tutti gli operatori dell’informazione di settore e dico tutti, non solo i “velinari” della società, davano per certo l’arrivo di Botman dal Lille al Milan. Io, sommessamente, mi permettevo di riflettere sul fatto che mi sembrasse anomalo che una proprietà attenta ai conti come quella del Milan decidesse di sborsare 40 milioni per un altro difensore centrale, un anno dopo averne spesi 30 per Tomori. Botman mi sembrava il classico giocatore in rampa di lancio esposto dalla boutique del Lille per venderlo al miglior offerente. Come accaduto, non a caso sempre in Ligue 1, per altri profili come Todibo e Simakan. Puntualmente il miglior offerente è arrivato e non uno qualsiasi, anzi. Il Newcastle, per dimensioni economiche e progetto industriale della proprietà, punta a entrare in brevissimo tempo nelle Big Six della Premier, destinate a diventare da subito “Big Seven”, come 25 anni fa in Italia c’erano le famose “Sette sorelle”.

NIENTE COLPI - Purtroppo nessun club italiano può competere dal punto di vista finanziario con le migliori della Premier. Tantomeno il Milan. Ci hanno raccontato che Botman voleva a tutti i costi il Milan, ci hanno raccontato che alla fine prevale sempre la volontà del giocatore. Eppure com’è finita? Botman ha firmato per il Newcastle. Ma era normale che fosse così. Nessun giocatore nel pieno della carriera preferisce un club di  Serie A a una Big Seven della Premier. Cosiccome è normale che Renato Sanches, tra PSG e Milan scelga i campioni di Francia, che oltretutto stanno per diventare l’ennesima “colonia” della Gestifute, l’agenzia destinata a dominare incontrastata il calcio euromondiale. Altro che le tanto sbandierate “commissioni” di Raiola… Non dobbiamo avercene a male, ma questa è la realtà. Il Milan, come gli altri club italiani, non ha accesso alle prime scelte sul mercato. Le operazioni che può fare una società come il Milan, indipendentemente che il proprietario sia Elliott, RedBird o chi volete voi, sono altre.
LE INTUIZIONI ALLA MALDINI - E Maldini, negli ultimi anni, ci ha dimostrato che si possono fare ottime cose spendendo poco o addirittura zero. Dai grandi club europei il Milan attualmente può prendere giocatori che vengono accantonati e che quindi arrivano in prestito, con modesti indennizzi per i cartellini o ingaggi contenuti: citiamo i casi Giroud, Theo Hernandez, Tomori e Brahim Diaz. Per questo motivo non ho mai creduto a Botman, Sanches e non credo minimamente a De Ketelaere, un altro che si accaserà in un grande e ricco club europeo. Credo invece a operazioni tipo il prestito di Ziyech, sempre che al Chelsea non interessi più, o simili. Questo è il massimo che potremo ottenere dal mercato e Maldini lo ha sempre saputo. Viene il sospetto che dall’alto gli abbiano impedito anche di aver accesso a risorse per ottenere il “minimo”. Per questo motivo, purtroppo, temo che Dybala, con quel po’ po’ di ingaggio e quel po’ po’ di bonus alla firma, resti un sogno proibito. Peccato davvero perché l’argentino sarebbe stato un colpo perfetto per l’attacco di Pioli. In squadre come Inter e Juve farebbe o avrebbe fatto la riserva, da noi sarebbe stato invece titolare inamovibile, leader tecnico della squadra e, conoscendo il suo gioco e il suo carattere, si sarebbe esaltato. Punizioni, rigori, tutte le palle sarebbero passate da lui e secondo me, sarebbe potuto tornare al suo massimo splendore. Ma per il momento è inutile pensarci.

COSA FA SCARONI? - In questo momento la priorità non sono nemmeno i giocatori da acquistare ma rinnovare il contratto di chi li dovrebbe acquistare. Noi, da queste pagine avevamo fatto suonare l’allarme un mese fa, quando tutti avevano subito annacquato le parole di Maldini e credevano ciecamente alle rassicurazioni della società e dei megafoni. I fatti dicono che a 3 giorni dalla scadenza Maldini e Massara non hanno ancora rinnovato ed evidentemente questo è un problema. Anche se, quando tra tre giorni, speriamo, sarà annunciato il loro rinnovo dai megafoni tornerà a uscire il solito ritornello a reti unificate: “visto che tra Maldini e la società non c’è mai stato nessun problema?”. A proposito di società, prima di chiudere non posso che rilevare una frase di Scaroni che mi ha lasciato a bocca aperta nella sua ultima intervista. “Grazie allo scudetto sono cresciuti i ricavi, ma anche le uscite a causa dei premi”. È la prima volta che sento un presidente che vince un titolo così importante ed entusiasmante lamentarsi pubblicamente dei premi-scudetto elargiti ai giocatori. Questo dovrebbe far capire anche ai più ottusi come ragiona questa proprietà e quanto le importa dei risultati sportivi.