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Lo avevamo scritto 7 giorni fa: questo Milan non è una squadra in grado di “ammazzare” il campionato e leggendo i nomi della rosa nessuno poteva pensare che quella di Pioli fosse una squadra in grado di competere ad alto livello in ogni partita tra Serie A e Champions League. Ragion per cui non devono stupire le due sconfitte consecutive contro Fiorentina e Sassuolo, maturate peraltro contro due squadre che, dal punto di vista tecnico, non sono poi così inferiori ai rossoneri. Basti pensare che ieri il cambio in attacco di Pioli era Pellegri, mentre quello di Dionisi era Defrel. L’impresa storica del Wanda Metropolitano è costata agli uomini di Pioli un grande dispendio di energie fisiche e soprattutto nervose. Motivo per cui il Milan, dopo essersi fatto ribaltare il vantaggio iniziale da Berardi e compagni, non ha più avuto la forza per riprendere in mano la partita. L’indimenticabile serata di Madrid ha avuto un doppio effetto sulla prestazione di ieri a S. Siro: da una parte la stanchezza mentale e l’appannamento atletico, dall’altra quell’approccio presuntuoso che ha avuto il Milan alla sfida contro il Sassuolo. Un difetto davvero insolito per la squadra di Pioli negli ultimi due anni.

La sensazione è che il successo contro l’Atletico di mercoledì abbia fatto sentire “grande” il Milan. Un risvolto positivo per il consolidamento della consapevolezza della propria forza, ma anche negativo se le conseguenze sono quelle apprezzate nel primo tempo contro il Sassuolo. Il Milan infatti è sceso in campo con la volontà di sbrigare rapidamente la pratica e ha chiuso Frattesi e compagni nella loro area, salvo poi essere troppo  impreciso e “leggero” in fase conclusiva. Deleteria da questo punto di vista la prestazione di Ibrahimovic, poco concreto a differenza del solito e pescato perennemente in fuorigioco. La pressione iniziale consente ai rossoneri di trovare abbastanza in fretta il gol del vantaggio con un’inzuccata di Romagnoli e a quel punto il Milan commette l’errore più grave: quello di essere convinto di aver vinto la partita dopo 20 minuti. La concentrazione cala e il Milan si dimentica di non essere una squadra talentuosa ma di aver costruito la propria crescita sul grande dinamismo, sulla grinta e sulla voglia di raddoppiare tutte le marcature e di lottare su ogni pallone. Ibra e compagni calano nel ritmo e nell’attenzione lasciando la strada spianata agli ospiti che ribaltano agevolmente il risultato. Nella ripresa poi Pioli prova a dare una svolta con i cambi ma la squadra non ha più la forza per rientrare in partita e anche i nuovi innesti danno un pessimo contributo. In una giornataccia così non ha nemmeno senso designare i migliori e i peggiori. Tutta la squadra è franata inesorabilmente. Poi se vogliamo guardare i gol presi spiccano la palla persa da Bakayoko sul pareggio neroverde, l’assist di testa di Florenzi sul raddoppio propiziato da Scamacca e la bambola presa da Romagnoli sul dribbling di Berardi che infila sotto le gambe Maignan. 7 gol incassati nelle ultime due partite non possono lasciare tranquilli. Ma, ripetiamo, illudersi che questa squadra non avesse una fase di “down” in una stagione così lunga e stressante era davvero impossibile. Di sicuro Pioli dovrà essere bravo a ricostruire quello spirito umile e di sacrificio che contro Sassuolo e Fiorentina non si è visto. Più o meno la stessa cosa accaduta l’anno scorso dopo aver conquistato il titolo simbolico di “campioni d’inverno”.
Capitolo infortuni: siamo stati i primi ad elogiare l’incredibile capacità di adattarsi alla profonda emergenza dei mesi scorsi, grazie soprattutto all’eccezionale lavoro di Pioli negli adeguamenti tattici e nella gestione del gruppo. Ma le sconfitte contro Fiorentina e Sassuolo non possono chiamare in causa i giocatori indisponibili. Paradossalmente le due battute d’arresto che hanno accorciato la classifica sono arrivate proprio nel momento in cui Pioli aveva iniziato a recuperare la maggior parte degli infortunati. Contro il Sassuolo si potrebbe invece domandarsi se fosse il caso davvero di applicare un turnover così ampio, considerando anche la pericolosità dell’avversario. E allora potremmo anche pensare che proprio questi cambiamenti eccessivi abbiano inconsciamente inviato alla squadra un messaggio sbagliato di sottovalutazione dell’impegno. E forse è stato proprio Pioli a non conferire alla sfida contro il Sassuolo la dovuta importanza. Un errore che, siamo certi, non si ripeterà mercoledì a Genova.

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