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Un'intervista dal tono moderato. L'ha rilasciata Karl-Heinz Rummenigge al quotidiano spagnolo AS, parlando a tutto campo in vista della gara di Champions League fra Bayern Monaco e Barcellona in calendario questa sera alle 21. L'ex amministratore delegato del club bavarese è adesso presidente onorario dell'European Club Association (ECA), organismo di cui è stato presidente effettivo e dal quale si è dimesso nell'estate 2017 dopo lo shock del passaggio di Neymar dal Barcellona al Paris Saint Germain. Uno shock che di fatto rompeva per la prima volta il fronte dei club che lavoravano nella prospettiva della Superlega. E proprio alla Superlega, fra i tanti temi toccati, Rummenigge ha fatto riferimento prendendo una posizione che non stronca l'esperimento ma nemmeno lo vede come futuribile, quantomeno nell'immediato.

E poiché non aveva nessuna voglia di farsi dei nemici, tanto più alla vigilia di una gara che vede contrapposti il club bavarese e quello catalano, ha finito per dare anche un giudizio benevolo sulla gestione finanziaria del Barcellona, che ha già bruciato grossa parte delle finanze future e dilatato il debito per rafforzare la squadra nel presente. Motivo di questo giudizio non negativo: con Joan Laporta al timone il Barça è in mani sicure. Capirai.
Per quello che riguarda il campionato europeo d'élite per club, l'ex attaccante dell'Inter ha affermato che, semplicemente, senza l'adesione delle squadre di Francia, Germania e Inghilterra questo torneo è irrealizzabile. Una considerazione tautologica, dietro la quale si nasconde la volontà di non esporsi col giudizio negativo nei confronti delle società che tuttora si ostinano a volere la Superlega. In particolare, Rummenigge non vuol proprio prendere posizione contro Barcellona e Real Madrid. Al punto da dare una tirata d'orecchi a Julian Nagelsmann, l'allenatore del Bayern che nelle scorse settimane ha esternato contro le grandi spese a debito affrontate dal Barcellona: “Certe cose devono dirle Oliver Kahn o Herbert Heiner [rispettivamente amministratore delegato e presidente del club bavarese]”. Piuttosto, nel quadro di un atteggiamento così moderato, una frecciata è stata inviata ai club inglesi. Che a suo giudizio hanno determinato l'esplosione di costi e spese, e aperto all'ingresso dei fondi. E quanto alla prima accusa, risulta bizzarro che a rivolgerla sia un ex dirigente apicale del Bayern, società che durante la finestra estiva di calciomercato ha speso 140 milioni di euro in acquisizione di calciatori, e che non si fa scrupoli a pagare clausole rescissorie da 25 milioni di euro per ingaggiare un allenatore.

@pippoevai