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Scusate, eh… Ma ”il Var non aveva le immagini” è una scusa inaccettabile. Perché le immagini c’erano, bastava vederle con calma, competenza. Attenzione. Non ci riferiamo alla cosiddetta “telecamera tattica”, di proprietà della società ospitante. No. Basta vedere la camera posizionata sul corner, per avere la conferma di almeno due particolari decisivi: 1) l’assistente non vede alcun fuorigioco; 2) Candreva tiene in gioco Bonucci.



Nel commento video che trovate in questa pagina, Sandro Sabatini solleva anche il problema - ammesso da Aia, Lega e Figc - del differente numero di telecamere sui campi della serie A: tanto basta per dire che non esiste un Var uguale per tutti e per ogni partita. Ed è perfino più pericolosa che grave, questa disparità, perché ogni gara di campionato andrebbe disputata con lo stesso numero di arbitri, assistenti e - ovviamente - supporti tecnologici.
Dal presidente federale Gravina in giù, tutti fanno bene a dire che “purtroppo il Var non aveva le immagini”. Fanno bene perché l’ammissione dell’errore avrebbe conseguenze catastrofiche: se uno dice “ho sbagliato”, rischia di beccarsi il ricorso della Juve o delle squadre coinvolte con la Salernitana nella lotta salvezza. E attenzione anche al mondo delle scommesse: sulla vittoria della Juventus scadevano migliaia di schedine… Ecco, il popolo degli scommettitori non può rivolgersi ai bookmakers perché le regole sono chiare: vale il risultato del campo. Ma se un organo governativo (Federazione, Lega o Associazione arbitrale) confessa ufficialmente un errore, diventa bersaglio di contestazioni, ricorsi, tribunali ed eventuali risarcimenti perché - appunto - ammette il condizionamento del risultato sul campo.

Ecco perché l’errore non verrà mai dichiarato pubblicamente. Anche se, privatamente, tutti sanno che c’è stato. Ed è stato del signor Banti, al Var.