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  • Sabatini: Milan, la storia non ritorna mai

    Sabatini: Milan, la storia non ritorna mai

    Non si sa più come chiamarla. "Operazione nostalgia" mette, appunto, troppa nostalgia. "A volte ritornano” evoca un film horror da paura, e non è il caso. "Sfide" sembra troppo Rai per inserirlo nel palinsesto di Berlusconi"La storia siamo noi" fa piacere a tutti, non solo a Minoli che l'ha inventato. Va bene anche per raccontare quell'elastico romantico che ha riportato in casa Milan tanti giocatori: Gullit, Donadoni, Simone, Shevchenko, Kakà… Tutti ex grandi amori ritrovati con le rughe. Si riprova con passione, si riparte. Ma dura poco e il saluto è un prestampato "mi raccomando, restiamo in contatto". 

    La storia ha riportato le visite presidenziali delle vigilie, con solito rituale dall'elicottero alla sala del caminetto, in allegato guardie del corpo e inchini. Tutto uguale meno un particolare: trent'anni fa Berlusconi era rigorosamente "senior" in doppiopetto con bottoni dorati e cravatta regimental, adesso si auto-consiglia maglioncini girocollo un po' così. 

    Ora la storia sembra riportare Sacchi, che è stato un genio prima ancora che allenatore degli anni d'oro. Chi è un genio lo è per sempre. Ma anche l'Arrigo è cambiato nell'aspetto. Aveva un fisico esile e idee fortissime. Adesso ha un fisico irrobustito dalla palestra e sempre le stesse idee. Il calcio è cambiato nelle regole (fuorigioco e passaggio indietro non esistono più), non nella sua testa. Sarebbe interessante vederlo ancora in pressing per fermare il tempo. Affascinante ma impossibile: la proposta è un più cauto ruolo da maestro, consigliere, supervisore. Un altro di Casa Milan, insomma, per tenere assieme i parenti e rispettare le feste comandate, quelle legate inevitabilmente al passato. 

    In mezzo a questo quadro di famiglia, c’è un allenatore che è stato coccolato come un figliolo quando era giocatore. In estate i tifosi l’hanno accolto quasi fosse ancora bomber, e non il terzo debuttante degli ultimi quattro allenatori milanisti. Peraltro gli altri due deb, Leonardo e Seedorf, hanno già smesso di frequentare le panchine. Così "Pippoinzaghisegnapernoi" ha messo in faccia più rughe negli ultimi sei mesi che nei suoi primi quarant'anni. Del resto, a uno che ha passato la vita sul filo del fuorigioco, basta un attimo per capire che i tempi sono tutto. Il passato consola. Il presente logora. Il futuro mette ansia. 

    Ecco. C’è un futuro nel Milan che ricorre ai monumenti per rincorrere gli eventi? Perdonate la domanda. Sembra davvero un irrispettoso gioco di parole. Ci può stare che dall’alto (senza esagerare) qualcuno mi dica: "Se insulti il Grande Milan, ti meriti un pugno". Giusto. Scusate. 

    Ma proprio per rispetto di quella squadra, che viene ancora considerata la più bella della storia del calcio, ci vuole un "nuovo Berlusconi" che scelga un "nuovo Sacchi" e lo affidi a un "nuovo Galliani" per rifare un "nuovo Milan". Perché i pezzi d'antiquariato sono opere d'arte, nobili e pregiate. Ma la storia non ritorna. Mai. 
     
    Sandro Sabatini (giornalista Sky Sport)
    sandrosabatini.com  -  Twitter: @Sabatini  -  Facebook: SandroSabatiniOfficial


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