Dal rapporto con Massimo Ferrero alle esperienze con Inter e Roma, il nuovo direttore dell’area tecnica della Sampdoria Walter Sabatini si racconta in una lunga intervista al Corriere dello Sport. Questi i passaggi più salienti: 

Hai apprezzato l’accoglienza in giallorosso? 
“Mica tanto. Sto cercando di guarire dalla malattia Roma. Non me la possono portare dietro tutta la vita…”.

Non sei quello che s’innamora ogni volta delle squadre per cui lavora?
“Ma la Roma non è una squadra. È uno stato dell’anima. Nono me la posso portare dietro tutta la vita…”. 

Cosa ti porti del passaggio all’Inter dei cinesi? 
“I tifosi. Straordinari. In settantamila a vedere la Spal a mezzogiorno e mezzo. E il prossimo anno saranno ancora di più”.

Cosa non ha funzionato? 
“Una scelta sbagliata. Sono entrato con un presupposto che è venuto subito a mancare. Pensavo di costruire un network internazionale, non è stato possibile. È cambiata la politica governativa sul calcio. Troppe restrizioni. I cinesi non mi ascoltavano più”.

Mi dicesti un giorno che fuori dalla Roma avresti smesso.
“Quando l’ho detto lo pensavo. La Roma produce questo effetto nefasto. Ti entra nelle ossa. A seguire, ho lavorato per Suning, non per l’Inter. Poi si torna alla realtà. Solo ora, dopo due anni, riesco a parlare della Roma con un po’ di distacco”.

Fantastichi un clamoroso ritorno?
“Mai. Sarebbe irrealizzabile e anche sbagliato”.

Vorrei essere un coleottero per spiare un tete-à-tete tra Sabatini e Ferrero, il Bucaniere e il Viperetta.
“Ferrero è una maschera. Un teatrante incredibile. Ti fa abbassare la guardia, ponendosi come giullare disarticolato, ma sa bene quello che vuole. Persegue i suoi obiettivi. Fatto sta che Ferrero ha due cantieri aperti a Genova, la ristrutturazione di Bogliasco e casa Sampdoria”.

Tu e Ferrero insieme. 
“Una simulazione magnifica, nel rispetto dei ruoli. Lui simula di avere per me un rispetto sovrannaturale, il che naturalmente non è vero, io fingo di crederci…”.

Vi date del lei?
“Certo… Lui sa che prendermi lì alla Samp è stata un’impresa. Per ora c’è molta leggerezza tra noi, vediamo quando arriveranno le prime sconfitte… E comunque so bene che i miei rapporti professionali sono tutti a scadenza”. 

Contratto annuale? 
“Sì, certo. Il problema è che non riesco mai a finire un incarico. Questo con la Samp lo voglio portare in fondo. La gente non dice che le mie sono scelte di libertà lavorativa, che perdo soldi e privilegi, ma che sono inaffidabile”.

In quanto a capocce complesse, anche Luciano Spalletti non scherza.
“Uomo generoso come pochi. Impossibile pagare un conto con lui, cosa rarissima in un allenatore. I suoi comportamenti sono spesso deviati da paure preventive e complessi che lo fanno vivere male. Ma è un ottimo allenatore e una bravissima persona”. 

Eri sincero quando hai fatto tutti quei complimenti a Giampaolo?
“Certo. Però, lo devo correggere. Deve derogare sui comportamenti. È troppo chiuso. Gli ho scritto: “Il tuo calcio è come in cinema d’essai, bello ma intransigente. Non ce lo possiamo permettere”. Deve imparare ad essere più capiente. Così mi riduce troppo la scelta dei giocatori”.

Ti ascolta? 
“Sembra di sì. Credo sia una sorta di rispetto per l’età”.

Esce Sabatini, entra Monchi. Dal bucaniere al cerimoniere.
“Siamo molto diversi. Lui ha un metodo, io no”.

Solo questo?
“Diciamo che lui è più sensibile di me alla benevolenza del mondo. Devo comunque dargli atto d’aver sempre pubblicamente riconosciuto il mio lavoro”.

Vi piacciono gli stessi giocatori. Kolarov, Pastore.
“Mi ha sbalordito Kolarov. Non mi aspettavo trovasse ancora la voglia di correre sulle fasce. Ma lui è come Strootman, un guerriero invincibile”.

Strootman. Tornerà mai quello di prima?
“Non toccatemi Kevin. È il mio eroe. E lo sarà sempre. Perché si gioca calcio tutta la settimana, non solo la domenica”.

Pastore si è offeso? 
“Perché avrebbe dovuto?”

Hai detto che ha accettato di perdere i duelli con i campioni che arrivano a Parigi. Non mi sembra un riconoscimento di personalità.
“Sono un provocatore. Pastore è un figlio mio, gli dico quello che voglio. Nel primo anno al Paris ha fatto cose inenarrabili, poi si è seduto. Lo sa anche lui e gliel’ho detto in privato. Ma è un genio del calcio e ha orgoglio argentino. A Roma vi farà divertire”.

La senti ancora come la tua Roma?
“Dalla cessione di Radja in poi non più. Era giusto cambiare tanto. I cicli finiscono e bisogna capirlo per tempo”.

Ti è piaciuto sin qui il mercato della Roma?
“Stravedo per Kluivert. Una grande operazione. Forte anche il francesino dietro. Si stanno strutturando per essere forti a oltranza”.

Alisson lo vendono?
“Secondo me sì, per 70 milioni al Chelsea. A quelle cifre un portiere si vende. Altrimenti devi essere in grado di sopportare un rinnovo del contratto a 5,6 milioni netti. Non mi sembra il caso della Roma”.

Cristiano Ronaldo alla Juventus.
“Una lucida follia che arricchirà tutto il calcio italiano e rafforzerà incommensurabilmente la Juve. Ci voleva un coraggio sconsiderato solo a pensarla questa operazione”.

La Juve ha preso anche Cancelo. Da ex interista avevi detto: “Se succede, m’incazzo”.
“È successo. Se perdi un giocatore come Cancelo t’impoverisci molto. Facilità di corsa, tecnica sublime. Ho visto solo Maicon di quel livello”.

Da ex romanista, ti sei incazzato anche per Nainggolan all’Inter?
“Due motivi spiegano questa cessione. I 38 milioni in cassa prima del 30 giugno, di cui 14 restituiti per Santon e Zaniolo. E poi alla Roma erano spaventati. Non ce la facevano più a sopportare i suoi eccessi. Spalletti lo controlla abbastanza bene.

C’è un metodo Spalletti?
“Lo faceva dormire con sé a Trigoria. “Radja, stanotte ci fermiamo qua io e te”. Ognuno nella sua stanza con la porta aperta. Spalletti in queste cose è un genio. Un figo della Madonna. A uno come Radja poi gli vuoi bene, ti affascina come ragazzo”. 

All’Inter darà il meglio o il peggio di sé?
“Il meglio di sé come giocatore l’ha dato alla Roma. Ma all’Inter farà cose che neanche si aspettano. Perché lui attinge le sue energie dai nervi, non dai muscoli. Giocatore unico, irripetibile”.

Icardi va venduto a quelle cifre? 
“Quasi impossibile trovare uno del suo valore con i soldi della clausola. E poi Icardi è un ragazzo eccezionale, con un’etica sbalorditiva, come padre, marito e calciatore. Incredibile che uno così, con tutto quello che gli gira intorno, non sia uno squilibrato”.

Il tuo De Rossi.
“Una grande anima. Uno che per la Roma si amputerebbe un braccio”.

Il tuo Totti. 
“Gli voglio bene. Un monolite intangibile. Se lo tocchi sei morto. Non è colpa sua. Già a vent’anni, tutti lo hanno indotto a pensare “La Roma sono io”. Uomo divertente, campione incommensurabile. Gli ho visto fare cose inaudite in campo”. 

Iturbe e Gerson.
“Gerson qualche segnale l’ha dato. Giocatore indolente. Non ha capito che deve sfruttare le sue enormi qualità fisiche. Non sfida mai l’avversario. Si accontenta. Gli dicono di giocare semplice ma esagera. Una volta gli ho scritto: “Mi corri in verticale con la palla e mi dribbli un uomo una volta ogni tanto?”.

Te lo porti alla Sampdoria? 
“No”.

Iturbe? Mistero indecifrabile.
“Iturbe ha avuto un problema che abbiamo tenuto nascosto. Lui partì fortissimo con la Roma. Poi probabilmente si è rotto il crociato posteriore e non l’abbiamo mai operato. Abbiamo scelto la terapia conservativa. Da allora non è più lui”.

Allegri lo volevi alla Roma.
“L’altro giorno l’ho minacciato: “… Siccome mi accusano di essere un direttore bravino ma che non ha vinto mai niente, adesso tiro fuori dal cassetto il contratto che hai firmato con la Roma”.

Quanto pesa nelle vittorie della Juve? 
“Tanto. È un grande allenatore. Un fine stratega. Una volta mi ha detto: “Io suono scarso, però i giocatori li so riconoscere”. Vero. Guarda il Pjanic regista”.

Il tuo Rudi Garcia. 
“Gli voglio bene. Nel primo anno di Roma è stato un soffio benefico di leggerezza. Al terzo anno è andato un po’ sott’acqua. Io con lui. Con Rudi il presidente è stato maleducato. Non c’è bisogno di sputtanare un uomo che ti ha portato due volte di fila in Champions”.

Il tuo James Pallotta.
“Un uomo insicuro. Di lui si ricordano solo le smentite”.

Nient’altro?
“Anche troppo. Non voglio svegliarmi un giorno e ricordarmi di aver parlato di Pallotta!”.

Il non tuo Eusebio Di Francesco? 
“Mi è piaciuto per come ha gestito la rosa della Roma. Ha dato spazio e possibilità a tutti. Poi ha fatto una semifinale di Champions e quasi una finale. Ha inorgoglito i romanisti dopo tanto tempo”.

Ti sei sorpreso a tifare Roma in Champions? 
“Non mi sorprendo. Ho tifato Roma spudoratamente”.

Lotito. Gli sei sempre grato? 
“Assolutamente. Mi volle quando ero un uomo a terra per la squalifica e stavo malissimo, rovinato. Poi cercò di trattenermi alla Lazio quasi con la forza”.

I tuoi mondiali.
“Me li sto godendo anche se non c’è stato il campione abbagliante da ricordare. A parte, forse, Hazard e aggiungo Mbappé. Un miracolo calcisticoo. Metti insieme l’età, la sfrontatezza al confine della maleducazione e un fisico imponente”.