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Non è rimpianto dai tifosi, semmai dalle tifose. Fernando Llorente ne aveva fatti entusiasmare pochi, di uomini. Ma innamorare tante, di donne. Nei due anni juventini si è concesso a nessuno/a: professionista esemplare, riservatissimo. In campo, abitava l’area di rigore. Fuori dal campo, casa e famiglia. Un sorriso per tutti e qualche schiaffo preso anche per conto terzi, perché dai difensori avversari non vieni trattato come alla Prima alla Scala, semmai come in quelle vecchie discoteche dove si stava tutti pigiati e al primo scossone di gruppo ci scappava la rissa.

Il classico compagno di squadra cui vogliono tutti bene. Se era triste perché non segnava, se ne accorgeva solo il piatto: mangiava a testa bassa e zitto. Sennò, alla Juve, Llorente aveva sempre un sorriso, un consiglio e una parola buona per tutti. Perfino per chi gli rubava il posto da titolare: Morata. L’ha accolto a Torino come un figliolo, l’ha scarrozzato in giro per la città, l’ha aiutato ad ambientarsi e sentirsi a casa. Fratelli di Spagna. Hermanos.

Insomma, un buon giocatore. Ma soprattutto un giocatore buono. Ecco: basta cambiare la posizione di un aggettivo, per trasformare il significato della definizione. Così basta googlare “trasferimento Llorente Siviglia”, e cambia il verso della storia. Perché è stato regalato, e questo lo ricordano tutti. La Juventus ha risparmiato i 5 milioni netti d’ingaggio, e anche questo è risaputo. All’inizio c’era qualche dubbio, ma adesso Mandzukic non lo fa assolutamente rimpiangere, e anche qui c’è maggioranza assoluta di consensi. Ma è un’altra la sentenza che non si trova su Google. E’ la risposta alla domanda: poteva la Juventus cautelarsi, evitando di far giocare Llorente nello scontro diretto di Champions?

La risposta è no. Almeno, quella ufficiale. Viene ricordato il caso del portiere Courtois, prestato dal Chelsea all’Atletico Madrid e regolarmente protagonista nella semifinale della Champions League 2013. L’Uefa parla chiaro: nel regolamento scrive “vietato vietare”, come quello slogan rivoluzionario dei sessantottini.

Ma se Llorente è stato regalato proprio il giorno del sorteggio, Marotta non poteva infiocchettare l’accordo almeno con un patto non scritto? Tipo: caro Siviglia, contro la Juve il bel Fernando resta a guardare. Almeno se Gameiro e Immobile sono disponibili, non fate giocare l’ex appena regalato. Qua la mano. E amigos più di prima. Un gentlemen’s agreement non era possibile? Ufficialmente, no. Amichevolmente, forse sì. Ma stop alle critiche sottili, perché altrimenti si stabilisce il record mondiale nella gara del “senno di poi”. E non è un primato ambito dal sottoscritto, anche se la provocazione ci sta.

La Juventus ha imparato che il destino segue traiettorie circolari. Tutto torna, alla resa dei conti. Sei mesi fa, i gol di Morata decidevano la semifinale contro il Real Madrid. Ora, la rete di Llorente ha scritto il podio del girone. Si dirà: almeno, il giovane Alvaro era stato pagato. Appunto corretto. Ma anche questo sembra il secondo tempo nella gara del “senno di poi”.
La verità è che il cammino della Juve va raccontato con armonia di giudizio. Ha perso il primato proprio nella partita giocata con più autorevolezza europea, almeno per un’ora. E il Siviglia in casa deve avere qualcosa di speciale, se pure in un campionato deludente (10mo posto nella Liga) allo stadio “Sanchez Pizjuan” ha sconfitto Barcellona e Real Madrid.

A proposito di curiosità insolite, la seconda classificata del girone è riuscita a battere la prima sia all’andata che al ritorno: mai successo nella storia della Champions League. L’edizione 2015/16 di Juventus e City verrà ricordata per sempre. Strano ma vero. Come il percorso di questa storia. E’ infatti storica, per il calcio, “la dura legge dell’ex”. Esiste dai tempi in cui i trasferimenti dei calciatori importanti venivano pagati a caro prezzo. Ora è stata applicata per un centravanti regalato. Sarà perché Natale si avvicina, e tutti pensano ai regali…

 

Sandro Sabatini (giornalista Premium Sport)

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