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    Salvini, Soumahoro e la malinformazione

    Salvini, Soumahoro e la malinformazione

    • Davide Fantozzi
    Da ieri, ancora di più, è Salvini vs Soumahoro. Uno dei video condivisi dal politico italiano su Facebook viene mostrato un estratto del discorso di Soumahoro durante la manifestazione degli “Stati Popolari”, organizzata il 5 luglio a Roma. Nei video originali, facilmente reperibili, il pubblico ascolta, applaude e partecipa emotivamente alle parole del sindacalista italo-ivoriano, cosa che invece nella versione manomessa viene coperta dal suono dei bonghi, oltre a risultare fuorviante per via delle scritte in sovraimpressione che provano a far presa su un immaginario collettivo per cui un uomo di colore che parla sia un “clandestino in piazza”.

    È sconcertante che un Senatore della Repubblica abbia silenziato, con dei bonghi, il grido di dolore degli invisibili della Whirlpool, dell’ex ILVA, dell’Alitalia, della musica, dello spettacolo, della scuola, riders, braccianti, senza casa, disabili, discriminati e tanti altri” scrive Soumahoro sui social, la cui risposta è stata una denuncia contro Salvini.

    Possiamo qui provare a dare un’importante spiegazione su cosa siano le fake news, e perché questo video di Salvini ne sia un esempio. Con il termine si indica una vasta gamma di elementi che vanno dalla satira mal interpretata, alle cosiddette hate news che mirano a promuovere odio contro le minoranze, alle notizie che si rifanno a fonti complottistiche o a quelle date per supportare i propri interessi (politici o economici, ad esempio) e altre ancora.

    Il disordine informativo creato da queste viene diviso (stando al Rapporto del Consiglio d’Europa del 2017) in tre tipologie: misinformazione, malinformazione e disinformazione. Chiamiamo misinformazione quel contenuto falso, ma che è prodotto senza intento doloso; la malinformazione è basata invece su un fatto reale, ma decontestualizzato in modo da nuocere a singoli o a organizzazioni; la disinformazione racchiude invece in sé le notizie false create apposta per attaccare qualcuno. Alla luce di queste, seppur brevi, utili distinzioni sembra chiaro come il contenuto condiviso da Salvini non possa essere considerato semplice goliardia o astuzia da vecchia volpe, quanto invece effige di uno dei problemi che ancora gli utenti non sanno bene come affrontare, essendo sì circospetti verso le centinaia di notizie che arrivano loro ogni giorno ma non disponendo dei mezzi per distinguerne i valori differenti. Il video postato da Salvini, che ha dato il via a questa possibilità di spiegare le differenze tra tipologie di disturbi informativi, deve essere chiamato come ciò che è: malinformazione. Né più (purtroppo per noi), né meno. E i cittadini, ancor prima che elettori, dovrebbero godere di ben altro.

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