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    Sampmania: bella idea, il jogging pre Coppa Italia

    Sampmania: bella idea, il jogging pre Coppa Italia

    • Lorenzo Montaldo
    Prima di andare a vedere la Sampdoria, ho avuto la brillante idea di cimentarmi in una corsetta. Vorrai farti una decina di chilometri di jogging, il 16 agosto? Ne avevo bisogno, e in più domenica parto per le ferie, mi piacerebbe arrivarci abbastanza in forma. Sì, so che c’è Samp-Milan ma giuro, le avevo prenotate in tempi non sospetti. Comunque, è stata una pessima, pessima idea. Sono arrivato a casa sudato marcio, quasi tremolante, praticamente un catorcio. Doccia rapida, cena saltata - l’hamburger l’ho mangiato poco fa, e scrivo a mezzanotte - e poi via verso il Ferraris. La maglietta l’ho indossata dopo essere uscito a Genova Est, mi pareva brutto presentarmi a Marassi a torso nudo, come un sedicenne dopo la giornata in spiaggia. Tornare è stato bello, ma le allucinazioni da disidratazione mi hanno accompagnato per almeno mezz’ora. 

    Per esempio, mi è sembrato di vedere il Doria soffrire da matti contro l’Alessandria. Attribuivo le visioni ai brividi post jogging, ma forse non era proprio tutta colpa dello sforzo. La Samp di ieri sera ci ha messo del suo. Partiamo dalle note dolenti, e quelle sono sotto agli occhi di tutti. Il genere di sbandate difensive ‘ammirate’, si fa per dire, in Coppa il Doria non può concedersele. Non in Serie A, non nelle prossime gare. Murillo e Chabot hanno faticato probabilmente più del sottoscritto quando si trovava a metà corsa, ma focalizzarsi sulle incertezze dei due centrali è limitante. Il colombiano e il tedesco hanno contribuito, eppure a dare l’idea di poca coerenza è stato il reparto nel suo complesso. Prendiamo le distanze tra i giocatori, ad esempio, quasi sempre sbagliate nell’arco dei novanta minuti. Il 92 e il 4 non li trovavi praticamente mai in linea, uno dei due lo pescavi perennemente tre-quattro metri più avanti o più indietro rispetto al compagno. Discorso simile per i due terzini: la linea, più che un tratto netto alla Lucio Fontana, ricordava una arzigogolata fantasia azteca. Gli esterni dell’Alessandria, inoltre, hanno spesso puntato con successo Bereszynski e Augello, ancora bloccati e imballati. Questione di tempo, e di preparazione, non credo continueranno a correre facendo una tale fatica, le gambe pesanti post ritiro sono di sicuro un’attenuante. La loro difficoltà è evidentemente solo fisica: a fine gara, quando in teoria la Samp avrebbe dovuto chiudere e evitare imbucate, la squadra di D’Aversa ha concesso almeno tre contropiedi sanguinosi, non sfruttati per mancanza di precisione dagli ospiti.

    Il concetto, per quanto mi riguarda, è persino più ampio. Coinvolge ad esempio anche il modulo, piuttosto spregiudicato. Tre mezze punte a tutti gli effetti e un centravanti di ruolo sono tanti giocatori offensivi in contemporanea da gestire, amalgamare e sostenere. E’ vero, in mezzo hai due polmoni importanti, quelli di Thorsby ed Ekdal, ma probabilmente i due centrocampisti scandinavi avrebbero bisogno di un compagno in grado di tagliare e cucire, un trottolino dai piedi buoni. Di Torreira, però, ne nasce uno su cento. Silva può incaricarsi del compito? Forse sì, ma la tenuta della diga frangiflutti con l’innesto del portoghese è tutta da verificare. D’Aversa si è accorto dei problemi, nel finale ha abbassato la posizione di Candreva sin quasi sulla linea mediana, è stato un correttivo in corsa apprezzabile. Ma penso ci sia qualcosa su cui riflettere.

    Mi piace l’idea di non voler costringere Quagliarella a rincorrere la palla all’indietro. Lasciare il numero 27 a preoccuparsi solo degli ultimi venticinque metri è concettualmente giusto, anche perché uno che ti fa dei gol del genere non lo trovi sotto l’albero ad ogni Natale. E sono un grande fan pure della nuova posizione di Gabbiadini, mettere Manolo largo a rientrare sul mancino è una goduria, paragonabile all’idea del tizio che un giorno ha deciso "ma sì, perché no, perché non provare a friggere la Feta"? Dio ti abbia in gloria. (Sì, vado in Grecia). Però urge studiare qualcosa per gli equilibri dell’impianto di gioco, inteso nel suo insieme, a livello organico. Ieri c’erano Beghetto e Mora, con tutto il rispetto, lunedì toccherà forse a Theo Hernandez e Ibra. Sarà tutto un altro paio di maniche.

    Ora, fasciarsi la testa preventivamente sarebbe troppo ingeneroso. Il rientro di Yoshida ritengo riporterà almeno un po’ dell’ordine tenuto in dote dal giapponese. Il pacchetto arretrato, però, è complesso e delicato da toccare in sede di mercato. Attenzione alle cessioni avventate, e soprattutto occhio agli equilibri. Vanno trovati subito, e una volta individuati, bisogna complicarsi la vita il meno possibile. Sono convinto che Samp-Alessandria, in questo senso, sia stata preziosa per D’Aversa. I problemi li abbiamo notati noi, sono certo li abbia visti pure lui. Giusta la scelta di buttare Damsgaard nella mischia da subito, probabilmente non aveva ancora i novanta minut, ma il segnale è importante.

    In ottica Milan, mi stupirebbe un immediato cambio di modulo. Dopo aver lavorato tutta l’estate su questa impostazione, suonerebbe un po’ forzato e poco coerente. Però, un conto sono i numeri, il 4-2-3-1, il 4-4-1-1 o quello che volete, un altro sono l’interpretazione e il profumo attribuiti a queste combinazioni di cifre abbastanza vuote e prive di significato, se analizzate superficialmente. Tanto lo so, che pure dal Mar Egeo un’occhiata alla Samp la darò comunque. Lì però, vi prometto di non andare a correre. Ad allucinazioni e tremolii, ho già dato. Al massimo, spero di avere visioni dovute ad un’overdose di Feta fritta e calamari.

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