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Cosa è successo al ‘nuovo Koulibaly’? Cosa è capitato al calciatore che un anno fa, con Giampaolo, sembrava destinato a diventare  la prossima plusvalenza della Sampdoria e oggi invece costringe i blucerchiati a riflessioni sulla difesa? In tempo di Coronavirus, e di settimane senza Serie A, possiamo anche permetterci un’analisi che coinvolge il calciatore forse più criticato tra quelli blucerchiati, tolto Audero. Omar Colley è passato, nel giro di un paio di mesi, da punto di forza del reparto a incognita: lo testimoniano gli almeno quattro errori marchiani commessi nelle ultime cinque partite, una media voto che si è abbassata drasticamente e i mormorii del pubblico. Ma esiste una motivazione per un calo di rendimento così evidente?

Io, che resto Giampaoliano convinto, ritengo che qualunque difensore di Serie A dovrebbe fare carte false pur di essere allenato dal mister di Giulianova. Rincaro la dose: la mia opinione personale è che Andersen non sarebbe diventato Andersen, e Skriniar non sarebbe diventato COSI’ forte, senza Giampaolo. Probabilmente lo slovacco si sarebbe evoluto in un gran giocatore, ma senza affermarsi come uno dei primi dieci - secondo me anche primi cinque - al mondo nel ruolo. L’effetto Giampaolo per certi versi lo noti anche in Alex Ferrari, il più positivo del reparto sino all'infortunio. Merito pure del ragazzo, che ha avuto la pazienza di ascoltare come un oracolo il suo allenatore per un anno intero, senza vedere il campo. Sono certo, ma non ne ho la controprova, che Murillo a Genova avrebbe vissuto un’altra storia, e che per esempio l'impatto di Chabot con la Serie A sarebbe stato ben diverso. Ma voi ve lo ricordate, il primo Skriniar? Avete in mente gli erroracci fatti nelle sue prime partite? Giampaolo lo tutelò, lo protesse, continuò a insegnare diagonali e tempi di gioco. Il resto è storia nota.

Credo che Colley sia stato uno dei giocatori che hanno sofferto maggiormente l’addio di Giampaolo. La sua trasformazione da difensore fisicamente straripante, ma un po’ rozzo tecnicamente e tatticamente, a prospetto formato in tutti i fondamentali non si era ancora completata. Anzi, forse il gambiano era nella fase più delicata della transizione, e la brusca interruzione del rapporto con Giampaolo non ha certo giovato alla sua evoluzione. Intendiamoci, Colley l’anno scorso - nonostante qualche paragone azzardato - non è mai sembrato davvero ‘il nuovo Koulibaly’. Eppure quello attuale è un lontano parente della versione 2018/2019 di Colley. Ma basta l’elemento della separazione con Giampaolo a giustificare un crollo di prestazioni simile? Credo di no.

Ritengo che un gran contributo lo dia la diversa sollecitazione della difesa. L’anno scorso, la Sampdoria presentava sistematicamente un baricentro alto, e lo stile di gioco compatto di Giampaolo stressava molto meno il reparto arretrato. La situazione nella stagione 2019-2020 è diametralmente opposta: il Doria soffre più a lungo, si chiude spesso, va sotto pressione e il margine d’errore aumenta. Il problema evidente di Colley non sono i mezzi atletici, onestamente strabordanti, quanto piuttosto il suo livello di concentrazione, che talvolta ha delle lacune. Non ho mai visto l’ex Genk andare in difficoltà in un allungo, o su un contrasto, mentre è frequente la svista sul lancio, sul taglio o sul movimento. 
Credo che poi ci sia un’altra componente di cui tenere conto: Colley, per struttura fisica e conformazione, ha bisogno di avere vicino un giocatore alla Andersen, più educato con i piedi, in grado di impostare la manovra. Uno su cui il gigante gambiano può agevolmente scaricare il pallone, senza doversi incanalare in strani possessi, o tentativi di appoggio al centrocampista. Quest’anno al suo fianco si sono alternati Murillo e Tonelli - piuttosto simili a lui per caratteristiche - e Ferrari, a cui spesso Colley lasciava il compito di far ripartire la manovra. Sarà un caso, ma le partite migliori Colley le ha fatte proprio con Ferrari in campo.

Volete sapere una cosa? Temo che Colley si stia ‘Reginizzando’. Non è uno strano virus, piuttosto una malattia tipica di alcuni calciatori, che magari offrono una buona prestazione per 70 minuti, salvo poi avere un crollo improvviso in seguito ad un errore. Ciò innesca una catena che porta il pubblico a rumoreggiare ad ogni loro incertezza, aumentando le insicurezze di un giocatore che potrebbe essere più che dignitoso, ma che a quel punto inizia a soffrire terribilmente. Prende il nome da Vasco Regini, ragazzo d'oro, serio e per me onestissimo mestierante di Serie A se impiegato da centrale, bersagliato sistematicamente ad ogni più piccola incertezza. Errori, per carità, il buon Vasco come tutti ne aveva fatti parecchi, ma spesso venivano anche ingigantiti da un pubblico che non gli perdonava più nulla. Colley attualmente non è in fiducia, mi pare sia palese. Probabilmente, se Ranieri dovesse decidere di lasciarlo in panchina lunedì, farebbe persino un favore a lui, oltre che alla squadra.

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