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Dai, sul serio, quando si gioca davvero il derby? E’ stato bello, questa allucinazione collettiva ci ha divertito ed entusiasmato, ora però basta. Stanotte ho sognato che era già finita, avevamo vinto 1-0 e Audero aveva parato un rigore al 96’. Meraviglioso. Adesso però testa alla partita, speriamo di portare a casa almeno un punto, va, l’importante in questo Samp-Genoa è non perdere…

Penso che nella vita esistano dei cicli. Degli anelli che si chiudono, dei cerchi che si completano, indipendenti dalla tua volontà. E  tu non puoi farci niente. Ci sono il calcio, lo sport, la preparazione, la tattica. E poi c’è altro. Io quella sera di 11 primavere fa me la ricordo piuttosto bene. Avevo 21 anni, ero in Sud perché questo lavoro non lo facevo ancora, e il pallone che rotolava verso l’angolo ce l’ho stampato nella mente. Per undici anni ho sentito ripetere come un mantra vuoto la favoletta del ‘Non esiste rivincita’, recitato con la sicumera tipica di chi fa affermazioni assolutistiche. Fate attenzione a ciò che proclamate. La rivincita, invece, esiste. Un consiglio per la prossima volta: evitate gli annunci trionfalistici. Le sole cose certe, nella vita, sono la morte e Giampaolo che vince i derby. 

Alla fine, torna indietro tutto. E no, non posso credere alla casualità. Non posso credere che sia una coincidenza se Audero para un rigore al 96’ minuto, proprio quello del famoso Boselli, proprio nello stesso angolino che ricordo così bene. Non posso credere sia una casualità se il gol vittoria lo segna un ragazzo semisconosciuto arrivato dalla B, e non può essere una casualità neppure se il derby lo vincono da assoluti protagonisti due dei blucerchiati più bersagliati, Audero e Giampaolo. Il tuffo del numero uno doriano probabilmente rappresenterà un punto di svolta se non dell’intera carriera, almeno nella sua avventura blucerchiata. Di certo lo iscriverà nella storia doriana. Anzi, lo ha già fatto: non mi sorprenderei se si parlasse tra qualche anno della parata di Audero come della rovesciata di Maraschi. Circolano scatti bellissimi, plastici, quasi caravaggeschi: ce n'è uno dell'estremo difensore immortalato da dietro, disteso con le mani sul pallone di Criscito, che merita un poster. Quando un messaggio viene veicolato da un'iconografia così potente, non ci sono santi che tengono.

Nella storia, però, ci fila dritto anche quel tecnico con la faccia triste, il talebano, il menagramo, che però ha portato a casa 5 derby su 7, e gli altri 2 li ha pareggiati. Giampaolo evidentemente sa come toccare i tasti nei suoi giocatori prima della stracittadina. E’ stata forse una delle poche volte in stagione, in cui ho visto una squadra non ammantata dalla paura o, peggio ancora, dalla sufficienza. Il merito principale dell’allenatore è stato quello di preparare i novanta minuti di fuoco del Ferraris nella maniera ideale, senza caricare troppo l’ambiente con lupi, scivolate e repertori vari, ma con la serietà e il lavoro. 
L’1-0 di ieri è anche frutto di alcune riflessioni e spunti tattici. Giampaolo ha dato continuità al 4-5-1 di Verona, incartando il centrocampo del Genoa tramite l’impiego in mediana di due muscolari come Thorsby ed Ekdal. Il norvegese, incaricato di correre e recuperare palloni, ‘sollevato’ dall’incombenza per lui piuttosto gravosa di impostare, è tornato ad esprimersi ad alti livelli. Una nota di merito, però, spetta ad Ekdal. Ha giocato, da acciaccato e in scadenza di contratto, una partita sontuosa, in pressione e impostazione. Non è un caso se i due scandinavi sono i calciatori che hanno scippato più possessi agli avversari, ben 10 a testa. 

La presenza in mezzo al campo di una cintura così efficace ha permesso al Doria di ‘sganciare’ maggiormente Sabiri a sinistra, in una posizione dove l’ex Ascoli ha letteralmente fatto a fette la retroguardia rossoblù. La collocazione atipica di Sabiri, di fatto attaccante aggiunto in fase offensiva e esterno quando si trattava di arretrare e difendere, ha mandato in confusione i laterali ospiti spostando l’inerzia del match. Il resto lo ha fatto lo stato di grazia, mentale e fisico, del numero 11 blucerchiato. Il Genoa è stato costretto al fallo sistematico su di lui, che infatti è il calciatore ad aver subito il maggior numero di interventi irregolari (ben 6) tra le fila genovesi. 

Il resto è stata questione di dettagli, centimetri, piccole differenze all’apparenza accidentali. Ma in giornate così, il caso c’entra poco. La Sampdoria non è salva, niente affatto, ma è tornata padrona del proprio destino. Di nuovo, ci è riuscita nel momento più complesso. Era già accaduto a dicembre quando, nella fase di maggior incertezza dopo l’arresto dell’ex presidente e con un futuro tutto da scrivere, si era ricompattata battendo il Genoa. Le analogie, con il match di ieri, sono infinite. Corsi e ricorsi storici a cui pensare ma ormai dovremmo averlo capito, le coincidenze non esistono. Molto semplicemente, non poteva esserci altro epilogo plausibile. Sì, è proprio vero, tutto torna indietro, prima o poi. Alle volte pure con gli interessi. Ma sai che forse, il derby lo abbiamo già giocato davvero?

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