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  • Sampmania: ecco perchè Sneijder non è come Eto'o

    Sampmania: ecco perchè Sneijder non è come Eto'o

    • Lorenzo Montaldo
    Nell'estate 2009 non facevo ancora questo lavoro. Anzi probabilmente ero sdraiato su qualche spiaggia della Toscana, con alcuni amici per una settimana di vacanza. Ovviamente però di calcio si discuteva già, eccome. In particolare, l'argomento era la campagna acquisti dell'Inter, e quali potevano essere gli obiettivi nerazzurri per la stagione. Perchè ricordo il particolare? Merito di una frase, quasi buttata all'interno della conversazione dal mio interlocutore: "Se l'Inter prendesse un trequartista di livello, ad esempio Sneijder, potrebbe vincere la Champions". La 'profezia' (perchè di questo si tratta) assume i contorni dell'incredibile se si pensa che all'epoca Sneijder non era mai neppure stato accostato ai nerazzurri. Io ovviamente dissi al mio amico, oltretutto di dichiarata fede doriana e quindi totalmente disinteressato, che lo ritenevo esagerato. Pensavo che Sneijder fosse un ottimo giocatore, non un campione. Mi sbagliavo io, e aveva ragione lui, perchè sin dal primo momento in cui vedemmo Sneijder in campo (il derby con il Milan vinto 4-0) ci innamorammo di quell'olandese dalla classe sconfinata e dal cervello sopraffino.

    Perchè scrivo questo? Credo che sia giusto sapere, prima di leggere questo editoriale, che il sottoscritto era ed è un fan del numero 10 Oranje. Il mio giudizio può essere forse inquinato da questo particolare, ma nelle giornate in cui si discute del possibile arrivo di Sneijder alla Sampdoria è giusto chiedersi se un giocatore del genere possa essere funzionale al progetto blucerchiato. Specialmente in un periodo travagliato, costellato da cessioni eccellenti che fanno storcere il naso a parte della piazza (e a me per primo). Come tutti i grandi temi, Sneijder alla Sampdoria presenta pro e contro, divide e fa discutere. Il principale dubbio che serpeggia a Genova è di carattere tecnico: serve davvero, considerando che i blucerchiati avranno già in rosa Ilicic, a meno di colpi di scena? Si tratta di due doppioni. Stesso ruolo, caratteristiche tecniche simili, e soprattutto una sola maglia da giocarsi partita dopo partita. Il dualismo è scontato, e potrebbe portare scompensi nello spogliatoio. Effettivamente, il rischio c'è. Sneijder lascerebbe il Galatasaray – rinunciando a parecchi soldi – per conquistarsi il Mondiale. Per farlo deve poter contare sulla considerazione di Giampaolo, e onestamente credo non sia un problema. Ma la sua presenza potrebbe stravolgere i delicati equilibri dell'ecosistema blucerchiato, un aspetto su cui il mister doriano punta molto. Prova ne sia l'allontamento di Antonio Cassano. Il rovescio della medaglia è però dato dalla professionalità di Sneijder e dalla sua capacità di 'vivere' la squadra. Una caratteristica che tutti gli allenatori, e gran parte dei compagni, gli hanno sempre riconosciuto. Ilicic come prenderebbe il suo arrivo? Difficile dirlo, potrebbe rappresentare un deterrente o un freno per lo sloveno, ma paradossalmente potrebbe rivelarsi anche un pungolo importante per il trequartista ex Palermo. Ad ogni modo credo che sia questo, più di ogni altro dubbio, il vero punto di domanda di cui tenere conto nella valutazione del possibile ingaggio dell'olandese.

    L'altro elemento a sfavore che viene spesso citato quando si parla di Sneijder è la sua età: l'acquisto di un giocatore trentatrenne cozza con i proclami della Samp, che ha annunciato di voler puntare sui giovani. Chi non ha sentito dire che “il vero Sneijder ormai è lontano, questo è solo una pallida imitazione del meraviglioso giocatore che trascinò l'Inter al Triplete e l'Olanda in finale al Mondiale”. Effettivamente, 33 anni per un calciatore cominciano a rappresentare un'età impegnativa. Il dato però fa meno impressione se si pensa che Cristano Ronaldo ha solamente un anno in meno di Wes. O che la Juve, nel 2011, mise sotto contratto un Pirlo che di primavere ne contava 32, e veniva dato come finito dal Milan. O ancora che Toni si è laureato capocannoniere della Serie A a 38 anni. Oltretutto il numero 10 del Galatasaray è integro, e ha vissuto una carriera relativamente tranquilla dal punto di vista degli infortuni.

    I tifosi che non vorrebbero Sneijder tracciano anche un parallelo con uno dei colpi mediatici più rovinosi della presidenza Ferrero, ossia i sei mesi a Genova di Samuel Eto'o. La differenza tra Sneijder e Eto'o però è sostanziale. E' tecnica e motivazionale, due aspetti che vanno necessariamente considerati nella valutazione complessiva. Il paragone non regge dal punto di vista tecnico perchè il gioco di Eto'o si basava principalmente sulla rapidità, sull'accelerazione nel breve e su una capacità polmonare spropositata per un attaccante. Doti inversamente proporzionali allo scorrere del tempo. La qualità di un calciatore come Sneijder è invece monolitica, granitica nella sua purezza. Può perdere qualcosa in rapidità nello stretto o nei tempi di reazione, ma continuerà a “vedere autostrade dove gli altri vedono sentieri”. Non sono parole mie, ovviamente (anche se vorrei che lo fossero), ma di un personaggio che a Genova conoscono tutti. Credo che non ci sia nemmeno bisogno di citarlo. Ma quello che realmente scinde Sneijder da Eto'o sono le motivazioni. Il camerunense arrivava a Genova senza stimoli, imbolsito da una carriera in fase discendente e ormai prossima alla chiusura. Sneijder invece ha la spinta più forte di tutte per un calciatore: il Mondiale. L'ultimo, in una carriera scintillante fermatasi ad un passo dal gradino più alto di tutti, quello che avrebbe rappresentato la gloria eterna, in un' afosa serata di luglio del 2010 nella finale Spagna-Olanda. Credete che possa esserci incentivo migliore, per un giocatore di questo tipo? Va detto anche che Sneijder è reduce da quattro stagioni e mezzo al Galatasaray, e non dal girovagare svogliato di Eto'o, giunto alla Samp dopo l'Anzhi, dove i ritmi erano tutt'altro che impegnativi, dopo la parentesi al Chelsea e dopo i sei mesi di Everton. Il campionato turco non sarà la Serie A, certo, ma giocare in un club come quello di Istanbul non consente di 'rilassarsi' o di lasciarsi andare. Anzi, per certi versi richiede una preparazione mentale persino più forte e una determinazione più ferrea.

    E poi c'è un ultimo particolare, trascurabile se si riflette in maniera distaccata e disincantata, ma che per i romantici del calcio non è così indifferente: Sneijder è uno di quei giocatori che ti fanno innamorare. Uno di quei nomi che, al solo pronunciarlo, ti riempie la bocca e ti fa realmente pensare che sì, la tua squadra potrebbe averlo in rosa. Sneijder è uno di quei calciatori che non ti saresti mai potuto immaginare in blucerchiato e all'improvviso te lo ritrovi lì, davanti a te, sul prato del Ferraris. Non sarà quello a pesare nella decisione di Corte Lambruschini ma tant'è, chi ha vissuto solo marginalmente la Belle Epoque doriana, spera sempre di poter fare come i tifosi un po più esperti. E perchè no, raccontare un giorno ai più giovani: “Ah, quando ho visto giocare Sneijder alla Samp...”.

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    @MontaldoLorenzo

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