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Come tutti gli anni, la Sampdoria scalpita in attesa di potersi muovere in entrata. La filastrocca del ‘prima le cessioni’ è ormai penetrata nella mente dei tifosi, instillata ad ogni minima occasione da organi più o meno ufficiali della società, seminata in ogni possibile intervista rilasciata da dirigenti vari. Ormai sembra inevitabile ragionare in questo modo, anzi, pare persino impossibile contemplare un’altra strategia. Eppure parecchie altre squadre di Serie A non sembrano pensarla in questo modo. Lasciamo perdere le big, prendiamo i vari Cagliari, Fiorentina, Parma, Torino, Sassuolo e lo stesso Genoa. Al di là dei prestiti, non hanno ancora ceduto nessuno dei giocatori di proprietà, ma hanno già iniziato ad operare. Non ho spazio sufficiente per analizzare tutte le transazioni in maniera approfondita, quindi mi limiterò a farvi qualche nome: Marin, Amrabat, Perez dall’Atletico Madrid, Perin, Schiappacasse, Linetty e Rodriguez sono tra i volti nuovi delle squadre succitate. Sicuramente lasceranno partire qualcuno in futuro, ma senza quel bisogno atavica che sembra obbligare la Sampdoria a concretizzare prima le vendite, per poi affannarsi con i saldi quando la sessione è agli sgoccioli. Anche perché presentarsi con il carrello vuoto all’ora di chiusura non è mai una grande idea. Avete mai provato ad andare sul mercato della frutta a mezzogiorno? Sapete di cosa parlo. 

Quando Ferrero dice: “Guardatevi intorno. Dalla Juventus alla Roma, all’Inter, non c’è una big che stia comprando” sta evidentemente sbagliando target o, a piacere, sta tentando di spostare il mirino dell’attenzione su un bersaglio diverso da quello della Sampdoria. Juventus, Roma e Inter non acquistano perché, innanzitutto, migliorare le rose attuali non è semplice. Ci vogliono innesti mirati, calciatori che spostano decine e decine di milioni tra ingaggi, procuratori e prezzo del cartellino, e tendenzialmente si tratta di giocatori che le società di appartenenza non vogliono lasciar perdere, o quantomeno sono intenzionate a monetizzare. Il fatto che i top club non concludano non significa che stiano tutti aspettando di incassare: semplicemente le squadre di fascia alta si muovono in maniera diversa. Il termine di paragone del Doria non può essere quello, sarebbe invece più credibile raffrontarsi al Torino, al Sassuolo e al Genoa. Poi che il mercato post Covid risenta dello scoppio della bolla delle valutazioni e delle difficoltà di liquidità di alcune società è innegabile. Ma da lì a far passare come unica strategia possibile quella della Sampdoria, trasformando in normalità quella che normalità non è, ce ne passa. 

Da giorni poi filtra un’altra indicazione della società, ossia quella di mettere sul mercato metà rosa o quasi, considerando come esuberi i vari Jankto, Vieira, Bereszynski e Murru, in aggiunta agli ormai già virtualmente ceduti Murillo e Colley. Nella stessa intervista citata prima, Ferrero ha detto altre due cose piuttosto significative. La prima: “Il calcio non è come il rugby: si gioca in undici e abbiamo bisogno prima di sfoltire”. Vero, ma è sicuramente curioso affermarlo nell’anno delle cinque sostituzioni, specialmente considerando che in parecchie gare della scorsa stagione la rosa blucerchiata, presentata come immensa e caotica oggi, a malapena ha garantito undici titolari. Far passare un’evidente necessità di bilancio per scelta tecnica è scaltro, ma non così originale. Si tratta di un film trito e ritrito. Sicuramente alcuni reparti sono costruiti male, vedi la difesa, dove i centrali sono sette per due maglie, ma in altri ruoli numericamente i giocatori sono giusti e calibrati, per esempio a centrocampo. Qui l’anno scorso hanno giocato più o meno tutti, nessuno escluso, e c’era pure un Linetty in più.
La seconda affermazione che va sottolineata è la seguente: “Una punta e un mediano, poi l’ossatura della squadra c’è”. E’ una dichiarazione accettabile, ma condizionata dal contesto. Se la rosa rimanesse quella attuale, con al limite un paio di sacrifici in difesa, ci si potrebbe accontentare di due acquisti di questo tipo. Viceversa, se la condizione ‘sine qua non’ per comprare è quella di vendere i giocatori sopra citati, le premesse cambiano non poco. I Murru e i Bereszynski, ad esempio, per quanto reduci da un’annata negativa, sono potenzialmente dei titolari. In caso partissero, di innesti a Ranieri ne servirebbero almeno altri due, uno se la Samp decidesse di confermare Regini terzino sinistro come riserva di Augello. Una cessione di Jankto significherebbe invece dover cercare un laterale mancino impiegabile da subito, dal momento che il ceco nel 2019-2020 ha totalizzato 31 presenze e 2.191 minuti tra campionato e Coppa. Jankto è rivedibile, arruffone, tutto quello che volete, ma per Ranieri si tratta a tutti gli effetti di una prima scelta. Per inciso, con il mister di Testaccio alla guida della squadra Jankto ha fatto panchina soltanto tre volte. Non parliamo poi dell’eventuale addio di Ramirez o Gabbiadini. Sono eventualità che non voglio neppure prendere in considerazione.

Ecco, se queste sono le uscite preventivate da Ferrero, il programma di mercato doriano mi pare piuttosto lacunoso e confuso. Se partono quattro/sei pedine comprese nel ‘gruppone’, come si può pensare di considerare l’ossatura della squadra ‘pronta’ innestando due tasselli, per quanto qualitativamente buoni? Capite bene che la bilancia non rimane in equilibrio, non importa quante e quali giravolte linguistiche verranno tentate. A maggior ragione se si tiene conto del fatto che il mercato quest’estate non durerà tre mesi, bensì 35 giorni: il gong è fissato per il 5 ottobre. Per di più, nelle sessioni scorse siamo stati abituati a manovre convulse concentrate negli ultimi settantadue ore. Già, ma quest’anno il 20 settembre comincia la stagione e il 26 settembre, tra poco più di due settimane, a Marassi arriverà il Benevento in quello che è già un vero e proprio scontro da non sbagliare. Sarei curioso di conoscere l’opinione in merito di Ranieri, che qualche tempo fa aveva chiesto al suo presidente alcuni ‘regali’.  Parlo per esperienza, se ti svegli tardi, di merce di qualità sugli scaffali ne trovi proprio poca.

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