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Prima è stato il turno di Karol Linetty. Poi di Caprari. Poi ancora di Murillo, ora tocca a Gaston Ramirez. Ma quanto sono cattivi questi procuratori, che tengono in ostaggio la Sampdoria con richieste esorbitanti? Il mantra per quanto riguarda il trequartista uruguaiano, nel tam tam mediatico che rimbalza sui social è quasi sempre lo stesso: ‘Se vuole soldi, che vada’. Già, che vada. Liberiamoci pure di questo peso, del giocatore che ha segnato 7 reti in stagione. I suoi gol hanno portato ai blucerchiati soltanto 9 punti sui 42 complessivamente realizzati. Figuriamoci, di questi nove punti quattro li ha strappati al Lecce, la più pericolosa concorrente per la salvezza. Le tre marcature totalizzate dai blucerchiati negli scontri diretti con i salentini tra andata e ritorno portano tutte la sua firma, ma cosa volete che sia?

La verità è che Gaston Ramirez, in questo momento, è l’unico giocatore di categoria superiore presente in seno alla Sampdoria. Discontinuo quanto volete, certo, alle volte al limite dell’indisponente, ma farlo passare come una pedina sacrificabile solo perché la Sampdoria è prigioniera dei suoi limiti e delle sue magagne economiche sarebbe davvero scorretto. Anche perché un conto è dire che non ci si può più permettere Ramirez, un conto invece è far finta che ad una squadra come la Sampdoria non serva.

Sostituirlo, ingaggiando un giocatore con caratteristiche simili e con la stessa capacità di incidere nella gara, magari ribaltando l’inerzia del match con un colpo ad effetto, è praticamente impossibile. Prendere uno con le sue qualità spendendo cifre modeste credo sia poco plausibile, tanto è vero che al Middlesbrough il Doria aveva versato 12 milioni tre anni fa. Ma non poniamo limiti alla provvidenza, non si sa mai. Magari da qualche parte esiste il giocatore con il colpo alla Ramirez, in grado di far svoltare la gara con una conclusione dalla distanza o una punizione. Uno con la sua stessa garra e determinazione, disposto però a guadagnare meno e soprattutto low cost. Può essere che ci sia, bisogna essere particolarmente fortunati e bravi ad scovarlo. Però, prima di lasciar andare a cuor leggero il Ramirez originale, bisognerebbe già avere individuato la sua alternativa.
Prevedo l’obiezione: di fronte ai soldi, non puoi fare nulla. Certo, è sicuramente vero. La Samp non può più permettersi di corrispondere a Ramirez il suo attuale stipendio, figurarsi competere con gli arabi. Quello che in molti dimenticano, però, è che i 3 milioni dall’Arabia non devono essere paragonati in rapporto 1:1 con uno stipendio in Serie A. In quel caso subentrano anche altri fattori, ad esempio la volontà del giocatore, che di lasciare Genova non ne ha proprio voglia, e il condizionamento di una famiglia ormai saldamente radicata nel capoluogo ligure. E’ probabile che Ramirez, a quasi 31 anni, possa preferire la stabilità ai – molti – soldi. Non ne ho la certezza, ma allo stesso modo non ho la certezza che alla Sampdoria in fin dei conti non convenga, a livello puramente economico, cedere un giocatore fondamentale alla cifra che permetterebbe di pareggiare l’investimento sostenuto nel 2017 considerando gli ammortamenti (tanto è vero che il Doria vorrebbe 4-5 milioni per lasciar partire Ramirez), pur di liberare il monte ingaggi di uno stipendio lordo da 2,8 milioni compresi i bonus. Sarebbe un impoverimento tecnico evidente, ma un arricchimento di bilancio palese. Ed è assodato che per la dirigenza blucerchiata la parte tecnica sia ampiamente subordinata a quella economica. Sicuri che non sia più la Samp ad avere interesse nella partenza di Ramirez, che non il contrario?

Ci sarebbe anche un’altra considerazione da fare. Piuttosto che affrontare la situazione Ramirez con superficialità, liquidandola con una scrollata di spalle, penso sarebbe il caso di riflettere se mai sul perché tutti questi procuratori brutti e cattivi stiano tentando di prendere per il collo la Sampdoria. Intendiamoci, nessuno di noi vive nel paese delle fiabe. Sappiamo tutti benissimo che gli agenti, per definizione, curano gli interessi degli assistiti a livello economico-sportivo, dedicandosi nel contempo anche alle proprie tasche. Questo è fuori di dubbio. Ma se una società, pur intenta a vendere il vendibile e a tagliare drasticamente il monte ingaggi, si sente ostaggio dei procuratori probabilmente dovrebbe sottoporsi ad un esame di coscienza. Magari potrebbe anche andare a ricercare le eventuali lacune di programmazione che hanno portato ad un bilancio appesantito da operazioni sbagliate (Murillo), mancati riscatti (Caprari), difficili plusvalenze (Colley) e perni dello spogliatoio come Linetty, Ramirez e Ekdal in scadenza, da aggiungere ad alcuni dei giovani più interessanti tipo Verre e Bonazzoli, entrambi con un anno residuo di contratto. Il potere i procuratori se lo prendono, è vero, tendenzialmente hanno un notevole pelo sullo stomaco e sono uomini d’affari. Ma spianar loro la strada, peraltro dovendo rinegoziare gli accordi a cifre ridotte, mi sembra troppo ingenuo per essere credibile. 

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