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L’Atalanta è la Sampdoria in un’altra linea temporale. Ne sono convinto. In una successione di eventi che scorre parallela alla nostra, il gol di Rosenberg non è entrato e i blucerchiati sono approdati in Champions. Ovviamente è un’esagerazione, ma poi neppure troppo. Guardateli bene, perché noi abbiamo sfiorato una favola del genere. Ci è andata male, dannati preliminari, la nostra storia recente poteva cambiare. Adesso l’Atalanta viene spessa presa come termine di paragone per i blucerchiati dagli stessi tifosi della Samp, e lo stesso accade con il suo allenatore. Quello tra Gasperini e Giampaolo è un accostamento inflazionatissimo, specialmente in questi giorni di incertezza sul futuro del tecnico doriano. Rapportare l’attuale Samp all’Atalanta, e di conseguenza Giampaolo a Gasperini, la ritengo una forzatura bella grossa.

Tra le due squadre oggi ci sono più differenze che punti in comune. Le strade si sono divise tanti anni fa, e non so quando e se si ricongiungeranno. La prima, sostanziale divergenza è a livello societario. L’Atalanta è una società forte, solida e molto, molto ricca. Antonio Percassi è un Bruce Wayne appassionato di calcio, praticamente il prototipo del presidente ideale di qualunque tifoso. E’ un ex calciatore della squadra per cui fa il tifo sin da bambino, è attento e accorto, non sperpera i soldi, ha fiuto per gli affari ed è, soprattutto, miliardario. Nel 2017 il suo gruppo, la SRL ‘Odissea’, fatturava complessivamente poco meno di 800 milioni di euro. All’anno. Capite bene che il raffronto con l’altra ‘galassia’,  quella di Ferrero, non regge: più che una galassia, sembrano le stelline di zucchero dei Pan di Stelle. A Bergamo inoltre quando vendono due o tre giocatori, possono permettersi di spendere la parte rimasta in eccedenza - dopo aver sistemato il bilancio e pareggiato le spese - in un unico profilo di alto livello. Non hanno bisogno di sostituire 3 o 4 pedine perché, grazie al loro settore giovanile (che è venti, se non trent’anni avanti a quello della Samp) i rincalzi ce li hanno già in casa, e a costo zero. Se non li hanno, li comprano a bassissimo prezzo e li valorizzano, un po’come fa la Samp grazie a Giampaolo. E qui veniamo al punto cruciale, ossia al continuo paragone tra i due allenatori.

Spesso sento i contestatori di Giampaolo che pongono i risultati del mister di Giulianova di fronte a quelli dell’uomo di Grugliasco. Eppure ritengo sbagliata la base di partenza: Giampaolo non va paragonato con quello che è un caso eccezionale, e proprio per questo unico, ma va raffrontato con la media della Serie A. Per avere la reale dimensione dell’importanza di Giampaolo bisogna paragonarlo agli ‘ordinari’, ai Mihajlovic e ai Pioli, ai Colantuono o ai De Zerbi. Non a chi sta compiendo un’impresa irripetibile e quindi, per sua stessa natura, non replicabile. Attualmente, Gasperini è un fenomeno della panchina. E lo dice uno a cui l’ex Genoa non è mai stato particolarmente simpatico. Giampaolo non ancora, almeno per il momento. Non so se ci arriverà mai, ma ritenerlo un allenatore mediocre avendo il pallino di Gasperini fisso in testa è poco generoso. Sarebbe come dire che Pippen era uno scarso giocatore di basket: grazie, giocava nella stessa epoca di Michael Jordan. Di fronte a lui magari poteva pure sembrare inadeguato. 

Ritengo poi che ci siano anche altre differenze di carattere più tecnico. Ci sono aspetti sotto cui Giampaolo a mio modo di vedere è persino più bravo di Gasperini. Ad esempio, nell’insegnare calcio ai suoi giocatori. Fateci caso, praticamente tutti coloro che sono stati svezzati da Giampaolo hanno fatto il salto nelle ‘big’, e si sono confermati. Skriniar, Bruno Fernandes, Torreira, lo stesso Muriel. L’unico che sta faticando è quello che Giampaolo avrebbe tenuto ancora un anno per completare il lavoro, ossia Schick. Il ceco ha avuto fretta, peggio per lui. I giocatori di Gasperini invece spesso si ‘normalizzano’. Una volta un ex tesserato, che aveva lavorato a stretto contatto con Gasp, mi spiegava che la differenza la fa il livello di preparazione fisica a cui sono sottoposti quotidianamente i giocatori dall’allenatore nerazzurro. Si abituano ad una tale intensità che poi, quando l’asticella seppur di poco scende, conseguentemente calano le loro prestazioni. Ci sono tanti esempi di calciatori venduti dall’Atalanta che non si sono confermati:  Caldara, Gagliardini, lo sfortunatissimo Conti, Grassi, Cristante, tanto per fare qualche nome.
Altro aspetto su cui vale la pena concentrarsi è quello dei cosiddetti ‘rimpianti’. A Genova il rimpianto per antonomasia, in qualunque bar o sui social, è Zapata. A Firenze probabilmente si mangiano le mani per Ilicic. Curioso che facciano lo stesso anche alla Samp, dal momento che avevano praticamente già portato a casa il contratto firmato dello sloveno prima dello ‘scippo’ bergamasco. Eppure si tratta di calciatori che sono stati venduti o a quello che si pensava fosse l’apice della carriera, o in una fase discendente. Ve lo ricordate l’ultimo Ilicic della Fiorentina? Che poi, siamo davvero sicuri che Ilicic o lo stesso Zapata avrebbero fatto altrettanto bene con qualunque allenatore? No perché in carriera ne avevano avuti già un po’, di mister, alcuni anche di discreto spessore. Solo con Gasperini sono riusciti a esplodere a certi livelli. Questa è un’ulteriore dimostrazione del fatto che certi raffronti tra squadre e allenatori sono ingenerosi. Qui si parla di un assoluto fuoriclasse, e di quello che forse al momento è il miglior allenatore possibile per una squadra della dimensione della Samp. Una formazione che, come messo nero su bianco a bilancio, punta dall’ottavo al dodicesimo posto, e non ha assolutamente la struttura dell’Atalante. E se riesce a rimanere in un certo range di squadre, sono convinto che gran parte del merito sia di Giampaolo.

I due poi sono agli antipodi anche dal punto di vista comportamentale. In tre anni a Genova, non mi viene in mente neppure una sceneggiata di Giampaolo, una parola fuori posto sugli arbitri, un’espulsione o un comportamento rivedibile. Di Gasperini ne ricordo svariate, tra espulsioni e battibecchi, nelle ultime apparizioni al Ferraris. Certo, poi anche a me piacerebbe vedere la Sampdoria allenata da uno come Gasperini, ma i Gasperini non sono funghi, e non crescono sotto gli alberi. Giampaolo mi va benone, con i suoi limiti – umani – e la sua genuina voglia di migliorare la Sampdoria. Spero sinceramente che il momento di fare raffronti con altri tecnici del suo segmento arrivi il più tardi possibile, anche se ho brutte sensazioni in merito.

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