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    Sampmania: metà di questo Sampmania lo ha scritto Roberto

    Sampmania: metà di questo Sampmania lo ha scritto Roberto

    • Lorenzo Montaldo

    Riassunto delle puntate precedenti: ho un amico che sfotto, dai tempi del Liceo, per le sue prestazioni calcistiche. L’ho usato spesso come termine di paragone anche qui, accostando nel corso degli anni alcuni interventi goffi alle sue indimenticabili giocate, sparse in giro per i campetti genovesi come perle sui fondali dell’Oceano Indiano. Il tizio in questione, che chiameremo con un nome di fantasia, ossia Roberto, era anche quello del vino Fragolino del mercato dello scorso anno (ah, vi invito a leggere i commenti sul mio presunto pessimismo dell’epoca, male non fa). Roberto di questi tempi si è impallato con lo snooker, ma oggi non parleremo delle sue bizzarre perversioni, bensì del messaggio che mi ha inviato al termine di Sampdoria-Milan, perché mi ha fatto il grosso favore di anticipare gran parte delle considerazioni che sarebbero state presenti nel Sampmania.


    Dopo essersi sincerato delle mie condizioni (“Eri allo stadio? Ti stanno raccogliendo con il cucchiaino dalla prima fila della tribuna?”) Roberto mi ha inviato questa chat. 

    “Scrivi pure che il tuo amico di partite liceali, proprio lui, quello che aveva previsto la Champions all'Inter con Snejder (storia vera, prima che lo comprassero, ndr) si è rotto il *** (ometto per decenza, ndr sempre). Ce la siamo menata/ci siamo illusi con sta storia delle ali che volano nel 4-4-2, ma:
    1) con i terzini usurati e senza cambi rimane un 4-4-2 monco, perché senza sovrapposizioni di qualità (che solo Augello a tratti può dare) devi sperare di pescare il jolly nella metà campo avversaria.
    2) nel 4-4-2 ti servono due punte, ci è andata bene con Verre e Ramirez un paio di volte, ma ci vuole una punta vicino a Quaglia. Bene quindi Gabbiadini.
    3) bene Gabbiadini ma, se non riesci mai, e dico mai, a costruire dal basso e a smistare velocemente, e hai un giro palla a 4 passaggi in mezzo al campo, non vai da nessuna parte, anche perché poi i terzini non crossano e solo Candreva salta l'uomo (Jankto non è un'ala dai).
    4) appena Ekdal cala un secondo, la tua già scarsa circolazione di palla crolla, e Silva non è un regista
    5) la soluzione sarebbe un bel 4-3-1-2, ma non hai gli uomini per farlo temo, e non puoi fare sedere Candreva. Il 3-4-1-2 potrebbe essere interessante, ma non hai i centrali.
    6) sarà un caso che nessuno gioca con il 4-4-2 da anni?
    7)sarà mai possibile fare un mercato senza piano b? O 4-4-2 o morte?”

    Roberto, nella lontana Bruxelles, si appassiona a sport discutibili e passatempi da hipster come la lavorazione del legno fai da te e la cura di piante bonsai in salotto, ma credo abbia ragione da vendere, e sono sostanzialmente d’accordo con tutte le sue osservazioni. Al netto della forza dell’avversaria - il Milan è primo in classifica non per caso - far passare il secondo tempo della Sampdoria di ieri come ‘buono’ mi sembra francamente esagerato. I blucerchiati hanno giocato una brutta partita, tirando fuori un accenno di reazione nella ripresa, organizzata però in maniera molto confusionaria e disordinata. Nel tentativo doriano della seconda frazione c’erano poco pensiero e ancor meno idee. Questo concetto lo dipingono in maniera più esaustiva del sottoscritto i numeri: 3 tiri in porta contro i 6 rossoneri, contrasti vinti il 60% per i blucerchiati e il 78% del Diavolo, percentuale di passaggi riusciti 66,8% contro l’ 84% della squadra di Pioli, oltretutto su un dato complessivo che è quasi la metà per i padroni di casa rispetto agli ospiti (298 a 542). Il particolare più inquietante di tutti però è quello del possesso palla, fermo al 37% per quanto riguarda la Samp e al 63% del Milan. 

    Alle considerazioni di Roberto aggiungo un altro dettaglio non trascurabile, ossia l’evidente fatica dei blucerchiati negli ultimi trentacinque metri di campo. Quagliarella deve tirare il fiato, il problema è che nella rosa doriana non c’è un giocatore con caratteristiche simili a quelle del numero 27. Ieri il primo cambio in attacco è stato La Gumina. Manca Keita, vero, ma mettetevi il cuore in pace, a pieno regime lo avremo probabilmente a gennaio, e comunque pure il senegalese non è quel tipo di giocatore. Curioso da parte di Ranieri anche il mancato impiego di Verre o Ramirez nelle fasi finali del match: due cambi in effetti sono stati dettati dai problemi fisici dei terzini (incrociamo le dita, ce n’è un bisogno matto) ma un Ramirez nel finale al posto di Leris francamente non mi sarebbe dispiaciuto affatto.

    Capite tranquillamente da soli che questa Sampdoria è una squadra in netta difficoltà, incapace di vincere da un mese e mezzo e reduce da due punti nelle ultime 5 partite di campionato. Ecco, se in questa salsa aggiungete anche una bella spolverata generosa di errori arbitrali, piuttosto influenti e marchiani - la gomitata di Romagnoli a Damsgaard non può sfuggire -  è abbastanza logico ritrovarsi la maionese impazzita, e con essa il mio amico Roberto, inchiodato a mezzanotte sul divano dalla finale di snooker Robertson-Trump. Bisogna proprio fare qualcosa per quel ragazzo, ma di soluzioni ce ne sono poche: o gli troviamo una ragazza, o la Samp si mette a vincere. Io francamente preferirei la seconda alternativa, lui non so.

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