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Ho cercato di procrastinare il più possibile tutte le questioni ballerine che gravitano attorno al mondo della U.C. Sampdoria accadute in questo periodo, tutte teoricamente meritevoli di approfondimento. Ero in ferie, con il cervello disconnesso da quella che è la mia routine. Ho vissuto da lontano i ribaltoni del nuovo consiglio di amministrazione. Ho seguito con finto distacco le nuove provocazioni prodotte dal rimpasto dei quadri dirigenziali di una società che credo non sia mai stata così scollata in tutta la sua storia dai suoi fruitori ultimi, ossia i tifosi. Al rientro ho preso tempo, ho pensato di scrivere un bel pezzo sul compleanno amaro del Doria, ma mi sono accorto che la mia vena poetica si è inaridita. Saprei anche dire esattamente quando e con quale articolo. Non mi andava troppo di affrontare le nuove beghe blucerchiate, anzi, proprio non ne avevo voglia.

Io ci ho provato ad astrarmi, a rendermi impermeabile alla questione. Ero al mare, sotto il sole, chi me lo fa fare di pensare a tali argomenti? Eppure nella mia testa continuava a risuonare l’unica domanda che ha un senso in tutta questa vicenda, arricchita ogni giorno da un nuovo capitolo di teatro dell’assurdo. L’interrogativo che mi ronza nel cervello è piuttosto semplice, anzi, è composto da una sola parola: perché? Quindi, più per me che per voi a dire la verità, oggi ho deciso di metterli giù per iscritto, i miei perché. Non credo proprio di riuscire a incastrare i pezzi del puzzle, ma vederli davanti agli occhi mi aiuterà a ricordare quanti e quali quesiti dovranno prima o poi trovare una risposta soddisfacente. Cominciamo?

Perché nell’agosto di ormai sei anni fa una delle famiglie più facoltose d’Italia ha deciso di affidare un bene di cui si è sempre dichiarata appassionata nelle mani di un imprenditore semisconosciuto, coinvolto nel crac della sua precedente azienda? Perché, in un mondo dove le due diligence cadono come fiocchi di neve a Cortina, e in cui si elaborano complessi modelli di previsione economica pagando fior di milioni a studi di revisori contabili, è bastata l’intercessione di un avvocato romano a rendere degno di fiducia un affarista privo della disponibilità economica necessaria non solo per acquistare, ma addirittura per sostenere una società di Serie A? Perché per anni tutti hanno pensato che quello stesso professionista, oggi apparentemente estromesso dal CdA dell’azienda, fosse il garante ultimo e il vero ‘deus ex machina’ della vicenda? Solo poiché in possesso del physique du rôle e di buone capacità dialettiche? Perché c’era chi credeva ciecamente che Antonio Romei fosse un uomo di Garrone, e che la famiglia mantenesse ancora un controllo più o meno parziale sulla società, se poi l’attuale presidente ha potuto cancellare semplicemente con un colpo di spugna l’intero organo controllante del club, estromettendo i veri o presunti collegamenti con i Garrone? 
Andiamo avanti con i perché. Perché Ferrero in questo momento dovrebbe privarsi della Sampdoria? Perché dovrebbe rassegnarsi ad abbandonare il palco, rientrando nell’anonimato, lasciando un posto fisso da oltre un milione l’anno più varie ed eventuali? Perché ciclicamente tornano voci sulla cessione e su presunti acquirenti pronti a lanciarsi, più o meno come api sul miele, sulla Sampdoria? Volete dirmi che, tra tutta questa folle concorrenza di fondi, arabi, principi, imprenditori e emiri, nessuno è stato ancora in grado di presentare un’offerta che si avvicinasse alle richieste del proprietario, ma anzi, quasi tutti hanno sparato cifre giudicate irricevibili? Ci sono solo tre possibili scenari: o gli acquirenti non esistono, e le voci vengono fatte circolare ad arte, o esistono e sono tutti spiantati, o le richieste di chi deve vendere il bene sono considerate esorbitanti e fuori mercato. Da qui non si scappa.

Di 'perché' ce ne sarebbero ancora decine. Perché nel CdA, in qualità di consigliere, è stato inserito il commercialista del Presidente? Perché la gestione del calciomercato si baserà quasi esclusivamente sulla cessione dei pochi pezzi in possesso di valore sul mercato, rimpiazzati da giovani di belle speranze? E poi, è vero che il settore giovanile risentirà di un ridimensionamento delle spese? Come spera il Doria di potersi rendere competitivo, vivendo una stagione meno sofferta, rinegoziando verso il basso i contratti dei giocatori che vorrebbe tenere? Perché, se alla Samp funziona tutto così bene, i risultati sportivi e di bilancio attualmente fanno segnare un quindicesimo posto, quarto peggior risultato in Serie A negli ultimi 40 anni, con 65 reti subite (più alto score dal 1950-1951 ad oggi) e un segno negativo a bilancio da 13 milioni? Sarà colpa dei tifosi che hanno cullato il sogno Vialli, di tutti gli irriconoscenti che non attribuiscono i giusti meriti al lavoro svolto sino ad oggi? O dei giornalisti che non sanno fare le domande giuste? Vi svelo una cosa: i giornalisti, così come i tifosi, le domande giuste se le fanno da sempre, anche sotto l’ombrellone. Non hanno paura, anzi, non vedrebbero l’ora di avere delle spiegazioni. Il vero, grande problema è che a questi interrogativi piuttosto banalmente non viene data risposta. E temo che si andrà avanti così per molto, molto tempo.

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