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La crescita di Luiz Felipe, i primi gol di Dybala al Palermo, la squadra che lascia Conte e la fiducia data a Faraoni. Tutti questi fatti apparentemente distanti fra loro hanno in realtà un punto in comune che risponde al nome di Giuseppe Sannino, storico allenatore di Varese, Chievo, Siena, Palermo e non solo e che ai microfoni di Calciomercato.com è tornato a parlare di questi e altri aneddoti.

Sannino partiamo da Luiz Felipe che in Champions League contro il Borussia Dortmund ha fatto forse l'ultimo passo per la definitiva consacrazione...
"Ha fatto una gran partita. Lui è partito da lontano, ma non bisogna guardare quella partita per conoscerlo. Ha fatto molto bene, ma per me non è una novità. Va sottolineato anche che sta giocando in un ruolo diverso da quello dove giocava prima, non più da "braccetto" della difesa a 3, ma da perno che comanda la linea e credo che sia la sua definitiva consacrazione".

Lei lo ha allenato alla Salernitana, ci può raccontare qualche aneddoto?
"Era arrivato a campionato già in corso. Lui arrivava dalla Lazio, ma in realtà non c'era mai passato. Mi accorsi subito che aveva grandi qualità tecniche, ma doveva ancora capire com'era il nostro calcio a livello difensivo. Tatticamente noi chiediamo tanto, ma io intravvedevo in lui un grande potenziale. Ricordo che era partito da esterno di fascia, ma giocando a 5 ho preferito inserirlo da terzo in difesa e la sua carriera è cambiata li. Un aneddoto? Con Lotito ci sentivamo sempre prima delle partite e gli dicevo: "lei è fortunato perché ha un giocatore che farà le fortune della Lazio", ma lui annuiva perché non l'aveva mai visto giocare e quindi non rispondeva. Mi ricordo anche che Inzaghi non era convinto di lui l'anno successivo e voleva mandarlo in prestito, ma gli dissi durante un'amichevole: "Guarda che ha un gran futuro, fallo giocare". Alla fine rimase e oggi è il difensore che conoscete".

Possiamo dire che è già un top nel suo ruolo? Spesso nella Lazio viene sottovalutato.
"Lui è un top, ne sono convinto e credo lo siano anche gli addetti ai lavori. Che sia già ad alti livelli per non lo noti da partite come quella dell'altra sera in Champions, ma da altre in cui, in passato, ha fatto degli errori. I tifosi quando sbagli ti affossano, ma lui per me è più forte mentalmente di tutti, non si è mai arreso, ha reagito e questo l'ha fatto maturare molto.. Non è un caso che lo volesse il Barcellona o che anche Mancini si sia informato per una possibile convocazione".

Cosa ne pensa della gestione di Paulo Dybala alla Juventus? Com'è possibile che tutti e tre gli ultimi allenatori abbiano fatto fatica a trovargli una collocazione tattica? 
"In realtà credo che anche questo sia un falso mito. Dybala con Allegri è partito così così, ma poi i suoi spazi li ha sempre trovati. Anche con Sarri è andata così, ma dopo un po' ha deciso di mettere da parte i suoi schemi ed affidarsi ai campioni come Paulo che tra l'altro credo sia stato uno dei migliori della Juve l'anno scorso. Con Pirlo finora è stato sfortunato per gli infortuni, ma mi sembra che Andrea sia come Allegri, che è quello che ha gestito meglio i campioni della Juve, e che sia pronto a lasciarlo libero".
Mi pare di capire che per lei dovrebbe giocare sempre...
"Per come la penso io deve giocare in una squadra dove abbia sì qualche compito, ma in cui deve anche essere liberato da troppi impegni tattici. Se uno guarda la carriera di Dybala, lui quando è arrivato giocava da centravanti perché poteva scegliere lui dove andare a giocare la palla. I grandi campioni devono trovare i propri spazi in campo. Secondo me anche con Pirlo Dybala non starà in panchina, sarebbe una follia. Anzi credo che sarà uno dei punti forza della Juventus e che possa ancora migliorare"

Al Siena lei è subentrato alla gestione Antonio Conte, ci può raccontare che spogliatoio ha trovato? È vero che spreme così tanto i suoi da farsi odiare alla fine? 
"No sono solo leggende che lasciano il tempo che trovano. L'aneddoto è che io sono stato scelto perché il mio modo di lavoro si avvicinava molto al suo. La cosa che più mi colpì quando arrivati a Siena era la grande professionalità dei giocatori. Faccio un esempio per spiegarmi meglio. Il mio soprannome è "Sergente di Ferro" perché chiedo e pretendo tanto dai miei ragazzi. Dopo una settimana di lavoro al Siena i senatori del gruppo mi chiamarono e mi dissero: "Mister, dobbiamo lavorare di più, così non basta". È questo il più grande merito di Conte, che crea e forgia dei professionisti veri".​

All'epoca Conte faceva ancora il 4-2-4, come mai ha rinnegato quel modulo tattico per il 3-5-2?
"Anche su questo credo che non sia vero. O meglio, io credo che un allenatore importante come Antonio sappia adeguarsi ai giocatori che ha a disposizione. Lui sa scegliere in base alle situazioni e sa che non c'è un solo sistema di gioco adatto alle varie partite. La cosa che è più importante per lui oggi non è il modulo, ma avere giocatori duttili da poter utilizzare in diverse situazioni".

Verrebbe da dire che lei ne ha allenati tanti dei ragazzi che sono ora in Serie A, ma uno su tutti che sta avendo una parabola super è Davide Faraoni del Verona. Se lo aspettava?
"Davide l'ho allenato al Watford e devo essere onesto, mi ha stupito davvero. Lui è un ragazzo che è molto serio e che ha dimostrato che in questo modulo può davvero fare la differenza. Però ha avuto molti alti e bassi e mi ha colpito soprattutto perché ha saputo tirarsi fuori dalle brutte acque in cui si era cacciato con la sola forza del lavoro. Oggi è uno dei migliori esterni per rendimento, sa giocare sia da quinto che da terzo, e credo che sia pronto per una grande piazza. Se la merita".

Cosa c'è nel futuro di Sannino?
"La mia ultima esperienza all'estero all'Honved è stata importante e col mio lavoro, anche se ero distante perché per il Covid ho scelto di tornare in Italia, sono arrivati risultati. In carriera ho girato tante squadre e sono sempre voglioso di mettermi in discussione. Oggi sono alla finestra e aspetto che arrivi l'opportunità giusta, ma vorrei che fosse ancora all'estero perché la sfida sarebbe più entusiasmante".