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E’ stata la settimana del Sassuolo secondo in classifica, ed è stata la settimana di Sansone, che sabato contro il Vicenza cerca la settima rete consecutiva.
Sarebbe un record, e non tanto per il fantasista di Bella, che così tanto non aveva mai segnato, quanto per un Sassuolo che altri bomber seriali in B ne ha già avuti (il Noselli del 2009/10) ma in Sansone ha trovato l’uomo in più.
 

«Se mi rendo conto di essere l’uomo in più del Sassuolo? No», ha detto l’attaccante ai microfoni di Sky, che a metà settimana lo hanno raggiunto a Ca’ Marta, e la dichiarazione nulla toglie ad un attaccante che fa della modestia e della leggerezza, oltre che della sua voglia di giocare, un punto di forza in grado di esaltare le doti tecniche che stanno miracolando il Sassuolo di Pea. Dove Sansone è arrivato bypassando altre offerte («Avevo possibilità di fare un’esperienza in Inghilterra, di fare un provino per il Lille, in Francia, e anche di andare a Bari») perché cercava “la tranquillità necessaria a giocare bene, e Sassuolo mi è sembrata da subito la soluzione ideale, e la società che più ha creduto in me».

In neroverde Sansone ha portato tecnica, voglia e determinazione, e quella leggerezza che lo rende tanto imprevedibile e sereno in campo (paradigmatici gol come la prodezza balistica di Gubbio, in questo senso, ma anche i rigori calciati e trasformati anche quando il pallone pesava un quintale) quanto disponibile e semplice fuori. «Forse – dice l’attaccante - è stata la tanta gavetta a formarmi, ma non ci faccio troppo caso e penso a giocare e a dare il meglio. I miei obiettivi da calciatore, in Eccellenza come in serie B, sono sempre stati gli stessi, a prescindere dalla categoria, ma è ovvio che i risultati che stiamo ottenendo danno grandissima soddisfazione. La strada, però, è ancora lunghissima, sia per Sansone che per il Sassuolo, quindi piedi per terra e guardiamo avanti, senza nemmeno starsi a fare problemi se segna Sansone o qualcun altro. L’importante è che chi segna abbia la maglia neroverde».

Ha scelto di abitare fuori città, e le colline reggiane sono il suo buen retiro, diviso con l’inseparabile jack russel Milo («Cani ne ho sempre avuti, e sempre – ammette – non sono abituato a stare senza») diventato ormai la mascotte del Sassuolo che stupisce, anche grazie ad un Sansone stupefacente. «Di fare così bene non me lo aspettavo neanch’io: speriamo che duri, ma è giusto ricordare che nel tanto che sto facendo c’è il tantissimo che fa la squadra, mettendomi in condizione di rendere al meglio. I miei meriti – dice – è giusto siano quelli dei miei compagni».

Il resto sono fatica e applicazione, che non gli fa perdere di vista né la tanta gavetta fatta (San Sone, come lo chiamano in città, è arrivato in B dopo essere partito dall’Eccellenza, spostandosi da casa già a 13 anni per rincorrere un sogno e il pallone) né da dove è venuto (a Bella, paese della Basilicata che gli ha dato i natali, dove Sansone torna appena può e da dove sono partiti tanti emigranti meno famosi di lui, il sabato pomeriggio nei bar si guarda il Sassuolo e nemmeno quando suo padre, per non lasciarlo a letto a scuole finite, lo portava la mattina in cantiere, «e non per farmi lavorare – ricorda lui – ma per farmi capire che ogni giornata va guadagnata».

Peccato solo che ai tempi, a Bella, andasse anche in ritiro il Sant’Anastasia, squadra campana di C2 e Sansone, tutti i pomeriggi, metteva, racconta «gli scarpini per andare a palleggiare e a fare due corse con i giocatori. Quando la squadra finì il ritiro e abbandonò Bella ricordo che piansi a dirotto».
Tra chi lo consolò c’era Gerardo Esposito, ai tempi segretario della squadra campana, che questa estate si è ritrovato il ragazzino piangente incrociato dieci anni prima con la maglia neroverde addosso e il numero dodici sulle spalle.
Il mondo è davvero piccolo, se lo si misura con un pallone.