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Un tempo, per fare un complimento a un giocatore bastava dire “gioca a testa alta”. Oggi, significa ormai poco. Nel calcio contemporaneo infatti “giocare a testa alta” è diventato un requisito necessario ma non sufficiente. E “visione di gioco”, una formula novecentesca da archiviare: troppo vaga. Quel che importa oggi, ciò che fa davvero la differenza, è sapere cosa guardare, quando si palleggia. In questo senso, una partita paradigmatica è stata Sassuolo-Juve (3-3), ovvero il confronto-scontro fra il palleggio di De Zerbi e il palleggio di Sarri. Entreremo nel cuore di una differenza netta, precisa, ma al tempo stesso sottile. Di una cosa vi assicuro, non parleremo di post-Covid, non parleremo di condizione psicofisica, insomma non cercheremo alibi per la Juventus; metteremo invece al centro della tavola due stili di gioco che con troppa approssimazione abbiamo troppe volte ritenuto simili, e talvolta addirittura imparentato sotto la comoda etichetta “giochisti”.
No, Sassuolo-Juve ha detto altro. I neroverdi, nella teoria e nella pratica, sono andati oltre il Sarrismo. C’è una differenza di obiettivi, quando Sassuolo e Juve palleggiano. Figuriamoci, entrambe le squadre “giocano a testa alta”, entrambe le squadre vogliono dominare attraverso il possesso. Nondimeno persiste una differenza decisiva. Cosa guardano, dunque, i giocatori del Sassuolo per raggiungere e superare la Juventus nel palleggio?    
 
SINOSSI METODOLOGICA - Partirò da un dettaglio prepartita. Non senza un certo grado di stupore ho assistito dalla tribuna stampa del Mapei Stadium al riscaldamento giustapposto dei due club. Una sinossi metodologica di grande interesse. Come sapete a un certo punto del riscaldamento arriva sempre il momento del possesso palla su una porzione di campo prestabilita (un quadrato o un rettangolo segnato da appositi ‘cinesini’). Ebbene, la Juve faceva un cinque contro cinque (cinque con la casacca e cinque senza), il Sassuolo un quattro contro quattro con due jolly-comodini. La somma -giù la calcolatrice- fa sempre dieci, i dieci giocatori di movimento titolari delle rispettive squadre. Ma sono esercitazioni molto diverse in realtà. Quella del Sassuolo si fondava sulle superiorità numeriche (il possesso si trasforma in un sei contro quattro grazie ai due jolly), quella della Juve no. La palla girava veloce da entrambe le parti, ma non stava accadendo propriamente la stessa cosa: cambiava la razionalità del palleggio, il principio animatore. Come del resto è risultato evidente anche dopo, durante la partita. La corrispondenza fra riscaldamento e gara forse può essere casuale per i bianconeri, ma non lo è di certo per gli uomini di De Zerbi.
 
COSA GUARDANO I NEROVERDI – Infatti questa ricerca ossessiva e meticolosa delle superiorità numeriche permea e informa di sé, rendendolo unico in Italia, il palleggio dei neroverdi, da Consigli a Caputo. I giocatori sono allenati per “vederle” e “sfruttarle” in ogni zona di campo, soprattutto negli spazi stretti. È un computo perpetuo, non un banale possesso palla. Il segreto dunque non è semplicemente “muoverla veloce”, non sono i famosi “due tocchi” tanto cari a Sarri. L’effetto flipper infatti può anche testimoniare il sonno della ragione. Un tiqui-taca che è fraintendimento tutto italiano del gioco di Guardiola. Se ci badate invece il palleggio degli uomini di De Zerbi è in molti casi tutt’altro che frenetico. Ci sono molte attese, molte “suole”.  A volte quando impostano i due centrali il gioco quasi si ferma, si spegne, per poi schizzare fuori dai loro piedi in una combinazione “calcolata” e “scelta” istantaneamente, per schivare le linee di pressione degli avversari. Ecco una conformazione tipica in costruzione, con gli interni del 4-2-3-1 (Bourabia e Locatelli) vicinissimi e pronti ad associarsi tra loro.    


Il regista unico è sparito, non c’è bisogno di Jorginho. La regia è diffusa, assunta come funzione indispensabile da ogni giocatore vicino al pallone. Locatelli certo emerge ugualmente, ma la regia del Sassuolo è essenzialmente impersonale (nel senso migliore del termine). Questa è la sua forza. La famosa “cabina di regia” ormai è solo un reperto archeologico.



In queste immagini vedete l’utilizzo imprevedibile e razionale del “terzo uomo” nella figura del quadrato (composto dai due centrali + due centrocampisti neoverdi). Bourabia, Locatelli, Marlon e Peluso si divertono a sfidare la pressione della Juve lungo l’asse centrale del campo. Le linee di passaggio non sono codificate, accadono in risposta agli stimoli forniti dagli avversari. Se Ronaldo è su Marlon, Peluso cerca Bourabia, ma se poi Ronaldo accorcia su Bourabia, attraverso una combinazione rapida si va da Marlon passando per Locatelli. Il centrale brasiliano a questo punto ferma il pallone con la suola e attende una nuova pressione di CR7. Eccola la differenza, quel movimentino qui di Locatelli e l’idea di liberare Bourabia divenuto “terzo uomo” alle spalle di CR7.



Quale allenatore con Muldur largo a destra praticamente libero, chiederebbe a Marlon e Locatelli di effettuare la seguente giocata insistendo per vie centrali in costruzione bassa? Ma non c’è bisogno, è un quattro contro tre, contate pure. I ragazzi di De Zerbi sanno leggerlo giocando.  



CONSIGLI GENERATORE DI SUPERIORITÀ- Lo stesso Consigli viene coinvolto moltissimo per generare superiorità numeriche. Anche contro la Juve, che al contrario utilizza ancora malino Szczesny (da questo punto di vista…), è stato evidente. Naturalmente l’obiettivo era palleggiare sulla debolezza dei bianconeri: in fase di non possesso, il lato di Ronaldo.  



Se Ronaldo stava largo sul centrale (Chiriches in questo caso), Consigli (che in mezzo ai centrali formava già un tre contro due) poteva pescare dentro uno dei due interni di centrocampo (qui Magnanelli).



Una giocata intermedia per arrivare a Muldur e tagliare fuori ben quattro bianconeri, in caso di pressione forte di Matuidi.



A volte addirittura si vedeva Consigli “puntare” Ronaldo, il mondo alla rovescia. Ciò provocava l’uscita in pressione del portoghese sfidato, che in questo modo perdeva il controllo sul centrale di riferimento (qui, Marlon).


Allora Consigli invece che giocare dentro per un centrocampista premiava il difensore con un semplice tocco di esterno. E così tagliava fuori CR7, meno uno. Notate la corsa di Marlon per guadagnare campo nel due contro uno avviato dal portiere. Non l’aspetta sui piedi per palleggiare da dietro… Interpreta attivamente una superiorità numerica.



Ed ecco che a catena spuntano nell’immediato sviluppo altre superiorità. Marlon, Muldur e Bourabia contro il povero Matuidi. Per giocare con De Zerbi bisogna saper contare (almeno fino a dieci. Si scherza, eh).



Infine un ultimo esempio. Non si creda per i motivi esposti sopra che il Sassuolo sia riuscito a palleggiare solo sul lato di Ronaldo. Cose belle sono state fatte dappertutto, dunque anche lungo la sinistra neroverde, dove la pressione della Juve era ovviamente più feroce, grazie alla catena Bernardeschi, Bentancur, Danilo. Vediamo un po’ il comportamento del Sassuolo su questo retropassaggio di Boga per Kyriakopoulos.   



Il terzino greco ha in sostegno Peluso (fuori inquadratura), ma preferisce tagliare l’onda di pressione bianconera servendo internamente Locatelli. Un grande rischio, considerando Bentancur. Boga nel frattempo si offre come “terzo uomo”.



Locatelli tuttavia preferisce chiudere il triangolo con Kyriakopoulos, sfoderando un tocchetto d’esterno di grande efficacia.



Neanche a dirlo, una nuova superiorità numerica si materializza: due contro uno e via che si palleggia.    



SARRI HA FRAINTESO, DE ZERBI NO - Concludo. Il Sarrismo del Napoli è stato un momento importante per il calcio italiano, un grande dono al movimento. A suo modo, pur nei suoi limiti e nella sua incompiutezza, continua a esserlo anche il Sarrismo bianconero, ne sono convinto. Ma una cosa va detta: il primo passo verso il modello Barça in Italia è stato anche una specie di fraintendimento, comprensibile tra l’altro. Un approssimarsi a Guardiola senza averlo capito fino in fondo. De Zerbi invece…