Ha destato scalpore l’annuncio dell’Enciclopedia Treccani, prestigiosa istituzione culturale, d’aver accolto nelle sue pagine il neologismo sarrismo. Omaggio al tecnico tosco-napoletano per la sua "filosofia (termine improprio) di gioco”. Che cosa s’intenda con questo termine che, secondo l’Enciclopedia, s’aggiudica un “prestigioso trofeo”, non si dice esplicitamente. Da osservatori si può arguire che trattasi, in sintesi, di spettacolarità e coraggio, di ariosità di gioco, di bellezza e risultati.

L’annuncio, via twitter, si limita però a riproporre una definizione del quotidiano “La Repubblica” che, in sintesi, scrive come il sarrismo, a certe condizioni, da “moda può divenire metodo”. 

Detto così, vien da pensare che molti altri allenatori, ben più capaci di lasciare il segno, non hanno ricevuto il “prestigioso” riconoscimento e che veri e propri risultati, nel caso del nostro, devono ancora arrivare a meno di non considerare che la promozione a Empoli e due secondi posti a Napoli valgano quanto Coppe e Scudetti.

Ma è la succinta definizione del sarrismo a lasciarci perplessi oltre alla natura un po’ auto celebrativa dell’ annuncio (“il prestigioso trofeo” per essere accolto nella Treccani). 

I neologismi, infatti, per esistere non hanno bisogno di essere ratificati né da  dizionari, né da istituzioni culturali: sorgono spontanei e proseguono di vita propria senza che Treccani o Dizionario Battaglia o Accademia della Crusca li battezzino per farli esistere. “Sacchismo”, “Guardiolismo”, “Cholismo” fioccano di continuo senza aver ottenuto alcun trofeo linguistico accademico.
Notiamo poi che per equità o sensibilità storica, fa specie che la prestigiosa Enciclopedia non abbia mai pensato di accogliere fra i propri lemmi, il padre putativo di Sarri: non vi è traccia, infatti, del neologismo zemanismo, dal nome del vero precettore di tutte le tattiche votate all’arrembaggio generoso e temerario.

La definizione di sarrismo avrebbe dovuto, inoltre, essere accompagnata da ben altri tratti salienti. Non solo coraggio tattico e gioco spettacolare: sarrica è l’eterna sigaretta tra le labbra, la mai dismessa tuta, la barba trascurata, la riottosità congenita; sarrico il borbottio, lo strapaese che vede nella provincia l’essenza dell’ uomo, il politically scorrect, l’avventurismo comunicativo. Non basta osare, arrembare, vincere 7 a 0 col Frosinone. Per essere sarriani ci vuole anche tutto il resto. 

Se all’appello treccanesco mancano allenatori più importanti di Sarri, del calibro per esempio di Sacchi, Capello, Lippi, non si può tacere che, per una dispettosa simmetria, Conte è presente.

Nell’Enciclopedia Treccani il neologismo contismo ha preceduto da tempo quello derivato dall’allenatore tosco-napoletano, così come Conte ha preceduto Sarri sulla panchina del Chelsea.