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Da Sarri-Ball a #SarriOut il passo è breve. Sei mesi, poco più, per trasformare l'euforia in delusione, per incoronare e far cadere un re. Il regno di Sarri a Stamford Bridge è quasi arrivato al capolinea, il 'quasi' indica solo una questione di tempo, ma il finale è già stato scritto. Nelle prossime settimane, se la situazione precipiterà, o a fine stagione, l'ex allenatore del Napoli farà la valigia, quasi sicuramente con una ricca buonuscita, necessaria per cancellare un contratto da 6,5 milioni di lordi all'anno, in scadenza nel 2021. Sarri andrà via, con le sue idee e il suo credo, e con la consapevolezza che forse, qualche errore, l'ha commesso. Perché il Comandante, come lo chiamano i fedeli del Sarrismo, pur non essendo il colpevole numero uno, poteva gestire meglio determinate situazioni. Più che il suo marchio di fabbrica, il gioco, per il quale ha bisogno di tempo e soprattutto di interpreti realmente intenzionati a seguirlo, sotto accusa è finita la gestione a livello mediatico e comunicativo, per la quale non c'è stata una crescita rispetto a Napoli.

GLI ERRORI DI SARRI -  Attaccare pubblicamente Hazard, accusato di non essere un leader, lamentarsi di non essere a conoscenza dei piani societari sul mercato, non dare la mano a Guardiola dopo il pesante ko contro il Manchester City, sono tutte macchie difficile da lavare, che evidenziano un salto di qualità che evidentemente non è arrivato. Un grande allenatore, l'allenatore di una squadra come il Chelsea, deve lavare i panni sporchi in casa, sapere gestire ogni tipo di pressione, che arriva dai piani alti, dalla stampa o dallo spogliatoio. Soprattutto come quello dei Blues che, Conte insegna, negli ultimi anni è diventato un covo di serpi. Sarri a Londra si è riscoperto fragile e solo, un maestro con le sue idee e i suoi ideali, costretto a insegnare calcio in una classe nella quale gli alunni diligenti sono meno di quelli ribelli e presuntuosi, che se attaccati vanno a piangere dal preside. Un preside che al Chelsea ha un nome e cognome, Marina Granovskaia.

MARINA, MARINA, MARINA... - Il braccio destro di Abramovich è la vera padrona del club londinese. Gestisce tutto, dai trasferimenti ai rinnovi dei contratti, e ha un rapporto diretto con i leader dello spogliatoio, come Hazard e David Luiz. In questi mesi ha fatto di tutto per far mancare supporto e attenzione al suo allenatore, quasi non vedesse l'ora di scaricarlo, un po' come successo con Conte. Insomma ha cercato lo scontro più che il confronto. Con Sarri le comunicazioni in questi mesi sono state brevi e glaciali, quasi a ribadire "qui comando io, fai come ti dico". L'arrivo di Higuain va letto come contentino per il suo allenatore e soprattutto come un'occasione di mercato (in prestito senza obbligo, economicamente vantaggiosa), per rimediare a un attacco assemblato male (dai suoi uomini, non di certo dall'allenatore di turno), nel quale Giroud e Morata insieme non fanno i gol di Aguero o Salah. Insomma la gestione da kapò del factotum russo, che in panchina vuole un soldatino più che un allenatore di personalità, sta portando più problemi che benefici. Se qualcosa non cambierà il Chelsea difficilmente tornerà a competere con le big. Sarri rischia di essere solo l'ennesimo capro espiatorio.