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In cinque giornate di campionato il Sassuolo di Dionisi ha, nell’ordine, vinto una sola volta, salutato bomber Ciccio, giocato il match più spettacolare del torneo e perso, udite udite, ben tre partite consecutive. Un avvio tumultuoso e contraddittorio, se ci si ferma a riflettere un momento, visto e considerato che quella del tecnico di Abbadia San Salvatore era stata presentata come una rivoluzione soft. La verità è che non poteva e non doveva esserlo. 

OLTRE LA SUPERFICIE - Non inganni il sistema di gioco di facciata. Il 4-2-3-1 di Dionisi è stato fin da subito molto diverso da quello di De Zerbi. Già dall’amichevole precampionato col Parma si intravedevano, anche se ancora soltanto abbozzate, le novità introdotte dal nuovo allenatore. Le sue idee ce le spiega in larga parte il mercato neroverde, dalle cessioni più o meno altisonanti ai nuovi acquisti, con particolare riferimento ai due rientri ‘giovani’ dal prestito, Frattesi e Scamacca. 

TRE CESSIONI SIGNIFICATIVE- Partiamo da qui: la spina dorsale del gioco di De Zerbi è stata venduta. Un giocatore fondamentale per reparto, lungo l’asse centrale, ha fatto le valigie. Marlon, Locatelli e Caputo. 
Paradossalmente, il giocatore più sostituibile dei tre era Manuel. Di abili palleggiatori il Sassuolo ne ha da vendere, appunto. Inoltre già dallo scorso anno, Lopez aveva dimostrato di saper imprimere una velocità di circolazione al pallone anche maggiore rispetto all’attuale regista della Juventus. 
Quanto a Marlon, è un difensore feticcio di De Zerbi, che non a caso se l’è portato a Donetsk. Non solo come aiuto-traduzione in campo per via dei tanti brasiliani dello Shakhtar. Ma proprio in quanto giocatore chiave della prima costruzione e dell’assestamento del possesso. De Zerbi stravede per il centrale brasiliano, per la tecnica e la tranquillità nella gestione della palla, per le suole e il gioco corto iperraffinato. Dionisi al contrario ne ha fatto volentieri a meno, e vedremo presto perché.   
Chi è andato via peggio, e lasciando dietro di sé un vuoto di esperienza piuttosto importante, è stato invece Caputo. La sua uscita di scena è stata brusca e inattesa. Dopo un cambio poco gradito contro la Sampdoria (seconda giornata), si è tolto la maglia ed è andato dritto negli spogliatoi lanciando sguardi al veleno in direzione Dionisi. Il giorno dopo firmava da Ferrero, mentre tutti attendevano uno sprint della Fiorentina per la bandiera col mal di pancia Berardi, che invece è rimasto. Con Ciccio, oltre alla sua esperienza e alle sue caratteristiche particolari, il Sassuolo perde anche diversi gol assicurati, il che potrebbe rivelarsi un problema se Raspadori e Scamacca, o l’uno o l’altro o addirittura entrambi contemporaneamente, dovessero frustrare la scommessa. D’altra parte proprio per questo c’è da sottolineare il coraggio del club. 
VOLTI NUOVI, NUOVO STILE - I volti nuovi ci dicono anche di più sullo stile di gioco ricercato da Dionisi. Su tutti, il più significativo e impressionante finora è Frattesi. Ha cambiato i connotati al centrocampo neroverde. C’è dal giorno alla notte tra la coppia Locatelli-Lopez e l’attuale Lopez-Frattesi. La resistenza, la gamba, l’ ‘incontrismo’ e il cambio di passo di quest’ultimo non sono nemmeno paragonabili all’incedere solenne e a tratti flemmatico dello juventino. È qualcosa di totalmente diverso, ed è come se il Sassuolo cercasse di essere ancora più offensivo. Sì, perché gli inserimenti e le percussioni costanti di Frattesi sono un valore aggiunto e al tempo stesso uno sbilanciamento ulteriore. Ed è assurdo, a pensarci, concepire un Sassuolo ancora più offensivo di quello di De Zerbi. Per questo Dionisi (che è pur sempre un ex difensore) sta lavorando molto sulla fase difensiva. La linea, dietro, dà l’impressione di essere appena più solida e concentrata. Inoltre lo stesso Frattesi filtra tanto. Ha una resistenza e una velocità tale da farsi un box to box in un lampo. Perché le sue partite questo sono: una navetta di box di box impreziosita da lanci, palleggio e tiri.
Del tipo Frattesi pare sia anche l’acquisto Harroui, l’olandese dai tanti gol e assist in Eredivisie piovuto in Emilia dallo Sparta Rotterdam. Un assaggio del suo temperamento, dell’intensità rabbiosa che può immettere in questo Sassuolo, è stato il secondo tempo con l’Atalanta, quando è entrato dalla panchina e ha cominciato a cercare lo scontro un po’ con tutti. Può fare il mediano o la mezzala, e naturalmente giocare a due. 
E se a questa tipologia nuova di centrocampista (che De Zerbi non voleva) sommate il ritorno di Scamacca (vedi parentesi precedente), la conclusione è semplice da trarre: meno tiki-taka e qualche pallone sporco in più da conquistare. Un gioco più verticale, che semplifica e talvolta azzera la costruzione dal basso per guadagnare in ritmo, combinazioni fulminee e inserimenti a sorpresa. Il manifesto è Roma-Sassuolo, soltanto una bella sconfitta per ora. Un gradino sotto, il secondo tempo contro la Dea. 

COMUNICARE: DE ZERBI VS DIONISI - Un altro tratto distintivo è la comunicazione di Dionisi, in modo particolare quando vive la partita a bordo campo. Lui e De Zerbi sono agli antipodi in questo. Il tecnico dello Shakhtar predica un calcio estremamente ragionato, ma è fumantino, sanguigno e sentimentale. E lancia bottigliette. Dionisi al contrario è pacatissimo, non si scompone, indossa camicie, e le sue indicazioni a fine gara si possono contare sulle dita di una mano. In conferenza stampa sembra sempre tenero e contento, ma poi vuole intensità dai suoi giocatori, più ritmo, più battaglie in verticale. Alcuni giovani e timidi che forse soffrivano il martellamento quotidiano di De Zerbi, ora che Dionisi li sta a guardare mentre giocano potrebbero sbocciare. Ma è una sensazione ancora tutta da verificare. Come è da verificare già contro la Salernitana, questa domenica, se il Sassuolo di Dionisi, che è certamente squadra ambiziosa e moderna ma ancora un po’ un ibrido, possa effettivamente e finalmente decollare.