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Quando l’estate scorsa arrivò a Sassuolo Federico Di Francesco, giravano due tipi di discorsi. Che bello, dicevano alcuni, dopo il padre arriva il figlio! E speravano di trasferire sul nuovo arrivato tutto il sentimento d’affetto, mutato in nostalgia, che provavano per l’allenatore della promozione in A e dell’Europa League. Un discorso un po’ scemo, ma di cui ci si riempiva volentieri la bocca, quasi fossimo tutti vittime di un incantesimo, l’incantesimo delle banalità. Era la favola del legame di sangue, la favola della continuità sentimentale.

C’era d’altra parte chi sperava di vedere nel giocatore Di Francesco, in Federico, un nuovo Sansone. Dal punto di vista tecnico, intendo. O se non proprio un Sansone, per lo meno un esterno in grado di saltare l’uomo mostrando qualche skill d’alto livello. Mancava come l’aria un giocatore del genere a sinistra. Così, ogni volta che Federico toccava palla, costoro si aspettavano di vedere un minimo di differenza. E si erano quasi convinti nei primi tempi.

Queste due correnti di pensiero, a un certo punto, sono confluite nello stesso corso. Si sono unite e mischiate in un fenomeno carsico di protesta nei confronti di De Zerbi. Federico Di Francesco infatti, dopo aver giocato a singhiozzo il girone di andata, a gennaio è sparito. Non veniva più tenuto in considerazione dal mister. Perché non mette Di Francesco? Perché non lo fa giocare mai? Se avesse inserito Di Francesco.. ecc. Ma poi perché non lo utilizza nel suo ruolo?
Mentre dunque in tribuna si udivano tali mormorii, il povero Di Francesco se ne stava in panchina ad aspettare. Nel girone di ritorno è sceso in campo solo due volte nell’undici, e ha giocato in totale 127’; niente, in pratica, se confrontati ai 953’ dalla prima parte di stagione. Fino a dicembre Di Francesco aveva giocato titolare ben 12 partite, per capirci. Segnando pure 2 gol (contro l’Empoli e contro il Chievo) e facendo 2 assist (sempre contro l’Empoli, in quella che è stata evidentemente la sua partita).

Cos’è successo? Il giocatore di De Zerbi era Boga, è molto semplice. Da gennaio in poi, uscito dal periodo di ambientazione e soprattutto da un infortunio antipatico, Boga si è imposto. E Boga è effettivamente più forte di Di Francesco, più creativo e talentuoso. Più agile e libero nelle giocate. Più frizzantino. Sulla sua testa inoltre non gravavano i nostri complessi, i nostri discorsi stupidi.

Federico Di Francesco ci lascia dopo un solo anno, se ne va alla Spal (oggi le visite mediche). In un modo o nell’altro la cosa dispiace. Ma come! Non poteva essere utile almeno da riserva? Li sento già nelle orecchie, li sento ancora. Evidentemente no, nemmeno da riserva. Dareste ancora torto a De Zerbi se arrivasse ad esempio un giocatore come Farias?