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    Sassuolomania: il rigore di Berardi e quello di Totti

    Sassuolomania: il rigore di Berardi e quello di Totti

    "Vi abbiamo chiusi nella nostra area di rigore per un tempo". Questa sarebbe stata l'ironia di Montella a fine gara, riferita ai microfoni con un pelo d'orgoglio dal suo amico e collega Di Francesco. L'ex allenatore della Fiorentina si era appena complimentato così, con una raffinatezza da nobile decaduto. Non potendo distinguersi per il gioco, l'aeroplanino si è distinto per l'arguzia. Quei due si saranno fatti allora una gran risata amara, chi per un motivo, chi per un altro. Chi per troppa illusione e chi per troppa paura.

    La mole di gioco che produce il Sassuolo, infatti, può anche far star male. Pesa. Pesa su chi la subisce, su chi è schiacciato, ma pesa anche su chi la ammassa con cura e pazienza, minuto dopo minuto, una manovra dopo l'altra. "Il risultato ci riporta alla realtà", ha poi continuato Di Francesco. Quasi che ogni azione elaborata non fosse stata altro che un sogno, una situazione evanescente più che pericolosa, vana più che illusoria, davanti alla dura bianchezza dei tre legni inviolati. E davanti alla concretezza di Viviano, naturalmente, dei suoi miracoli e dei suoi guanti sudati.

    Il rigore fallito all'88', poi, è la realizzazione crudele di uno di quei sentori periferici che ti sorprendono e disturbano in questi casi, quando vedi il pallone posato sul dischetto, nell'imminenza di una gioia possibile. Qualcosa era nell'aria, si dice a posteriori. E' il momento in cui qualcuno o qualcosa soffia sui castelli di carta. E' il momento in cui è un peccato, Berardi, perché eri stato bravo a procurartelo, ma si vede che non era il momento. Per dirla in un altro modo, è il contrario di ciò che è accaduto all'Olimpico, dove il risultato di Roma-Torino si andava concentrando inaspettatamente, ma con un sentore periferico comune di grande aspettativa, nel riscaldamento a margine di Francesco Totti. Nel suo piede destro ancora fermo a bordo campo, trattenuto dalla mano in un banalissimo esercizio di stretching, andavano convergendo i desideri di una tifoseria intera, assecondati in primis dal destino e in extremis dalla scelta sofferta di Spalletti. 

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