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    Sassuolomania: mister inerzia. Dionisi tra premi e difetti

    Sassuolomania: mister inerzia. Dionisi tra premi e difetti

    • Luca Bedogni
    Prima del calcio d’inizio di Sassuolo-Monza (0-1), Dionisi ha ricevuto il premio per il miglior allenatore del mese. Sacrosanto, alla luce delle imprese recenti con Juve e Inter. Due partite praticamente perfette giocate tutto d’un fiato tra sabato e mercoledì senza il minimo accenno di turnover, e con una gestione chirurgica dei cambi nella ripresa. È stata una strategia che ha portato prestigio e soprattutto fieno in cascina, 6 punti inattesi in quattro giorni, a dispetto di una partenza in campionato tutt’altro che convincente.

    Ma la strategia che aveva premiato fino a mercoledì e che è stata adottata anche ieri sera, stavolta ha lasciato a piedi il mister (con il premio in mano). Dionisi più che fare delle scelte, contro il Monza, si è affidato all’inerzia, e l’ha pagata. Ora, in quanti si aspettavano una sconfitta del Sassuolo dopo il trionfo di San Siro? Tutti, Dionisi in primis. E quale è stata allora la mossa che Dionisi ha escogitato per esorcizzare queste paure dell’inconscio collettivo? Thorstvedt.

    Thorstvedt al posto di Bajrami non è solo un tentativo timido di turnover, è proprio l’anti-turnover. È un’aggravante. Perché da un lato l’allenatore non si è mostrato completamente sordo al problema prevedibile della stanchezza, in quanto ha sostituito un giocatore offensivo con un centrocampista (sicuramente per aiutare la coppia Henrique-Boloca in difficoltà), dall’altro sapeva benissimo cosa stava inserendo. Thorstvedt era il cambio più insipido a disposizione. Il più anonimo e conservativo. E in sé dichiarava tutta la paura dell’allenatore davanti all’ipotesi di rompere il giocattolo. Una paura che denuncia la difficoltà di questo mister nel coinvolgere al momento giusto gli elementi più opportuni della rosa.

    Questa doveva essere la partita di un Mulattieri o un Volpato, non quella di Thorstvedt. Bisogna credere nel turnover come strumento di coinvolgimento, non viverlo come un problema o una potenziale incrinatura delle certezze della squadra. Sappiamo benissimo che iniezione di fiducia può dare una titolarità. È diverso giocare dall’inizio con un gruppo che arriva da due imprese del genere. Senti che è il tuo turno, sai che c’è la rete di protezione sotto. In più trasmetti energia e novità ai compagni già provati dal doppio impegno.

    Avrei preferito una sconfitta del Sassuolo contro il Monza nel segno di un turnover autentico, credibile perché sentito e oculato. Invece abbiamo visto un Pinamonti costretto a uscire per la stanchezza e il mal di testa, e un Mulattieri buttato dentro solo per necessità. Non c’è stato pensiero, solo ghiaccio in testa. Abbiamo visto un Henrique spompo perdere brutti palloni e farsi male (speriamo non sia niente di grave), e in generale una squadra scarica, checché ne dica il mister. Non è stato l’approccio, semmai la gestione. È questo ancora il limite di Dionisi, se mi è concesso muovere una piccola critica all’allenatore del mese. Del resto, se tutti si aspettavano una sconfitta del Sassuolo e questa sconfitta è arrivata ancora puntualmente, qualche responsabilità da parte sua ci sarà. Non ci si può nascondere dietro un premio, per quanto meritato sia.

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