La lunga notte del Var, gli errori di Abisso, Marotta che si lamenta. E poi la corsa Champions. Il Milan che cresce. La differenza che Milik porta in dote. E la Juve che ha sbagliato preparazione e che va verso il ritorno con l’Atletico con molti dubbi. Di tutto questo - e di atto altro - stimolati dalle domande dei nostri lettori di «100° Minuto», ne abbiamo discusso con Mario Sconcerti.

Sconcerti, ne stiamo parlando da domenica sera. Dopo Fiorentina-Inter e dopo tutto quello che è successo, chi ne esce peggio?
«Abisso, perché la Var gli ha rovesciato tutte le decisioni».

Soprattutto il rigore alla fine.
«Guarda, tutti ci concentriamo sul rigore, ma in Fiorentina-Inter è successo veramente di tutto. Il Var che ha decretato il rigore è lo stesso che ha giudicato regolare e non in fuorigioco Vecino dopo cinque minuti e ha giudicato falloso il contatto di Muriel, che però stava tirando e non voleva colpire l’avversario. E il Var è lo stesso che ha sbagliato sul calcio di rigore dato all’Inter, perché l’intervento di Edimilson è involontario».

Marotta se l’è presa molto.
«Credo sia difficile discutere di torti quando ha avuto un gol - quello di Vecino - in sospetto fuorigioco».

Sempre Marotta ha detto che quello di Firenze è un danno irreparabile.
«È chiaro che sta parlando sull’onda di una necessità. Che è quella dell’Inter di far sentire la propria voce, ed è legittimo, per carità».

C’è qualcosa di sbagliato nell’applicazione del Var?
«Premessa: io mi fido degli arbitri, per me gli arbitri sono la parte migliore del calcio. Non ho mai visto un arbitro con una moglie che va a parlare male degli altri arbitri o un arbitro fare sciopero perché è pagato poco. Tra gli arbitri c’è una selezione che nel calcio, per esempio, non c’è. Quelli che vediamo sono i migliori. Detto questo, ora c’è il Var, tecnologia non scienza. È uno strumento che aiuta gli arbitri a prendere certe decisioni, anche se vedere e rivedere le azioni cambia poco».

Cioè?
«Alla fine restano le opinioni. E l’opinione del tifoso è guidata dalla passione, non è sincera».

Intanto l’Inter sembra possa fare a meno di Icardi. Senza l’argentino i nerazzurri hanno giocato 5 partite, vincendone 4 e pareggiando quella di Firenze.
«Ma non conta. La verità è che l’Inter non può fare a meno di Icardi. Perché è un capitale, un grande capitale».

Che cosa deve fare ora Marotta?
«L’Inter ora deve dimostrare che sa gestire i grandi capitali. Non siamo a maggio, ma siamo alla fine di febbraio. Ci sono ancora tante partite da giocare. E si è venuta a creare una situazione con un giocatore che dice che è infortunato, non è semplice. Ma dobbiamo ricordare che lo spogliatoio di tutte le squadre - anche quello dell’Inter ovviamente - è fatto di persone. E le persone non vogliono essere prese in giro. Qui il rischio è alto. È l’epilogo di una vecchia Inter, in cui contava il familismo, il piacere di avere i giocatori nel proprio salotto. Oggi è cambiato tutto. Ma non solo all’Inter, dappertutto. Oggi i giocatori sono aziende personali che curano i propri interessi. Ora l’Inter deve fare giocare Icardi, a qualunque tipo di costo. Finché Icardi non gioca l’Inter perde, ma non in campo, lì può anche vincere, perde in assoluto perché perde un capitale»

Come fotografi la corsa alla Champions? Chi sta meglio oggi?
«Adesso sta meglio il Milan, perché sorprendentemente Gattuso ha dato un equilibrio. Paquetà ha migliorato il gioco, Bakayoko e Kessie, ha ottenuto che Calhanoglu giocasse di istinto e non fosse vincolato a compiti di copertura. E poi c’è Piatek. Un giocatore straordinario, un grandissimo centravanti. Ci sono attaccanti che segnano il terzo-quarto gol, ce ne sono altri che spesso sbloccano le partite. Lui appartiene a questa seconda tipologia. È un grande centravanti, uno così ce l’ha solo la Juve, ed è Cristiano Ronaldo»

Come è uscita la Juve da Madrid e come l’hai vista a Bologna?
«Era chiaro che la Juve giocasse male a Bologna, contro una squadra tra l’altro in salute e dopo una settimana in cui era stata presa a schiaffi a Madrid. Allegri, di cui ho grande stima, non può dirmi: siamo in difficoltà atletica. Che vuol dire? Mi deve spiegare perché. Mi deve spiegare cosa è successo».

Tu che spiegazione ti sei dato?
«La mia spiegazione è che la Juve ha gestito peggio la pausa invernale, è stata un ibrido, metà pausa e metà preparazione alla Supercoppa. La Juve l’ha usata come mezza vacanza. E adesso ne paga le conseguenze, anche se in campionato - e si è visto a Bologna - le basta inserire Dybala, mettersi a cinque dietro e spingere un po’ per trovare il gol e blindare la vittoria. C’è un’altra cosa: io credo che a questa Juve manchi Benatia. Caceres non mi convince e le difficoltà di Bonucci erano preventivabili. Non puoi sostituire Benatia con Caceres e sperare che sia tutto uguale a prima».

Milik segna una doppietta, Zielinski incanta, di Piatek abbiamo detto che è un grandissimo centravanti. C’è una nuova generazione di polacchi che si sta prendendo la scena.
«Io credo che questo tipo di cambiamento faccia parte della scolarizzazione dei grandi campionati. Facci caso: all’ultimo Mondiale non c’era più il Brasile - eliminato presto - che nelle precedenti edizioni arrivava sempre almeno in semifinale, l’Argentina non esiste più, l’Inghilterra tarda sempre ad arrivare. Non ci sono più le grandi potenze. Il podio dell’ultimo Mondiale recita: prima Francia, seconda Croazia, terzo Belgio. Tre nazionali con giocatori sparsi in tutto il mondo. È questa la differenza».

Milik è un tuo vecchio pallino.
«Mi piace tantissimo, ha in dote una 'diversità' rispetto ad altri attaccanti. Pensa che a Napoli ancora c’è chi vuole Cavani. Mi viene da sorridere. Bene, mettete Milik sul mercato, poi magari va in Inghilterra e fa trenta gol. Ripeto: Milik è un grandissimo centravanti».