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Icardi, Wanda, Marotta. L'ira funesta, le lacrime in diretta tivù, la punizione. L'Inter ha un caso da risolvere. E' davvero così importante Maurito? La Juventus invece una partita fondamentale da giocare. C'è la Champions, scatta il momento di Cristiano Ronaldo. Stimolati dalle domande dei nostri lettori di 100° Minuto abbiamo chiesto a Mario Sconcerti di fotografare le due situazioni nell'asse Milano-Torino.

Sconcerti, non si può che partire dal caso Icardi. Wanda Nara ha pianto in tivù.
«A me viene da sorridere quando vedo le lacrime di Wanda Nara, a parte l’esempio fastidioso che ha fatto quando ha detto «E’ come se gli avessero tagliato una gamba», beh, non sa di cosa parla evidentemente. Adesso però Icardi e l’Inter devono risolvere la questione, perché ci sono tanti soldi in ballo. Bisogna trovare un modo per convivere. Anche un compromesso, ma bisogna trovarlo».

Dove sta la ragione e il torto a tuo parere?
«Al di là di tutta la vicenda ci sono delle evidenze. Un rappresentante legale oltre che familiare - quale è Wanda Nara - non può andare in televisione e dire che all’Inter servirebbero giocatori più bravi a servire meglio il marito. Non si può fare perché così si divide la squadra. Il messaggio che Icardi e Wanda mandano è chiaro: siete una squadra di mediocri e non mi meritate. Non si può dire, quello è il punto. Questo è il peccato originale da cui tutto è scaturito».

Sensazione tua: questa estate Icardi parte o resta?
«Ne ho viste tante. Adesso ti direi che parte, ma posso essere smentito. La cosa nuova è un’altra: mi sembra che la Juve staia cercando di inserirsi, non tanto per prendere il giocatore, ma per entrare nelle questioni dell’Inter. Questo ritorno di Milano è a solo danno della Juve, ecco perché i dirigenti bianconeri si muovono così».

Cosa e quanto perderebbe l’Inter se Icardi dovesse partite?
«Ti giro la domanda. Cosa ha vinto l’Inter con Icardi?».

Nulla.
«Appunto. Icardi è un giocatore molto importante che condiziona in modo pesante il gioco della propria squadra. Tra Simeone e Icardi è logico scegliere Icardi sempre, ma tra Piatek e Icardi - per esempio - è più corretto prendere Piatek»

Siamo alla vigilia della Champions. Quali insidie per la Juventus?
«Tante, perché quella della Juve è una partita molto difficile, l’ho già detto: l’Atletico è l’avversario peggiore che le potesse capitare».

L’uomo più pericoloso chi è?
«Griezmann, mi piace tantissimo. Dopo Ronaldo e Messi c’è lui»

La Juventus ha Cristiano Ronaldo.
«Se è vero che è stato preso per vincere la Champions allora è il suo  momento. Io penso che la serie A, per quello che si è visto nella prima parte della stagione, l’abbia persino migliorato, ora - rispetto a Madrid - copre più parti di campo»

Come pensi che giocherà Allegri?
«Io sono convinto che Allegri cercherà di indirizzare la partita sulla qualità e sulla velocità. Ho un dubbio: non ho mai visto benissimo Szczesny, un errore a partita lo fa quasi sempre. Forse eravamo abituati all’arroganza di Buffon. Deve crescere anche lui, per ora ti dico che a Roma giocava meglio, con più sicurezza».

Le tue favorite per la Champions chi sono?
«Una è sicuramente la Juventus, poi direi Barcellona e Manchester City. E ti dico che tengo fuori l’Atletico Madrid solo perché gioca con la Juve, ma la squadra di Simeone vale la finale».

Intanto in campionato la squadra del momento è il Milan.
«Riguardati i due gol di Piatek contro l’Atalanta: sono straordinari. Un gol al volo, l’altro di testa inserendosi tra portiere e giocatore. Questo è un centravanti eccezionale, segnerà ancora molto. Con lui e Paquetà, Gattuso ha trovato il Milan che non aveva mai avuto».

Un’ultima cosa: quarant’anni fa - il 20 febbraio del 1979 - moriva Nereo Rocco. Ci spieghi perché è stato un grande allenatore?
«Quando Rocco era alla Triestina e al Padova, ci fu Foni che inventò il calcio all’italiana per le grandi squadre. Rocco a Trieste e Padova e Viani alla Salernitana, non avendo il problema di giocare bene, misero il libero dietro. Non era solo un catenaccio. Ne sapeva molto di calcio. Quando lui arrivò a Milano, cambiò modo di presentare la squadra: giocava con il 4-2-4. Il Milan che vinse la seconda Coppa dei Campioni nel 1969 contro l’Ajax di Cruijff in attacco schierava Hamrin, Sormani, Rivera e Prati. La vera mossa di Rocco fu trovare uno, cioè Lodetti, che si sacrificava per Rivera. Tra l’altro inventò e mise in pratica per primo l’attacco alla fase debole della difesa, a conferma di come sapesse leggere bene la gara. Credo che il suo vero tesoro fu questo saper gestire le varie fasi della partita. Partiva con un modulo e poi lo cambiava in corsa, cosa che poi hanno fatto co successo Trapattoni, Capello, fino ad Allegri».