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La ripartenza del nostro calcio, l'eliminazione dell'Inter, il passo falso di Ronado. Di questo e di altro abbiamo discusso con Mario Sconcerti.

Sconcerti, chi ti ha impressionato di più nelle semifinali di Coppa Italia?
"L’Inter. Paradossalmente, anche se è uscita, è la squadra che ha fatto le cose migliori, attenzione, non le più belle, ma le migliori. Mi sembra che abbia dato il massimo, ma questo massimo non sia bastato".

E questo è un problema, non trovi?
"Sì, sono d’accodo. E’ un’Inter non facilmente migliorabile. Mi sembra una squadra soggiogata da Conte".

In che senso?
"Ogni volta che l’avversario cresce, l’Inter perde o comunque si lascia sfuggire via la partita. Era successo con la Juventus prima della pandemia, è successo a Napoli in Coppa Italia. Credo che a Conte debba essere richiesta più elasticità. E’ una squadra che manca di fantasia. Mi sembrano bravi studenti che ripetono la lezione a memoria in verità senza capirci molto".

La novità era Eriksen. Ti è piaciuto?
"Parliamo di un grande giocatore, non è certamente lui il problema".

Gattuso intanto ha conquistato la finale.
"Contro l’Inter il suo Napoli non ha fatto molto, ma in finale c’è andato lo stesso, grazie soprattutto alla vittoria dell’andata a San Siro. Ora Gattuso deve cominciare a vincere. Mi piacerebbe vederlo osare di più. Quella con la Juventus sarà una bella finale".
Il Milan mi è parso una squadra in disarmo, in balia degli eventi.
"E’ stato dominato dalla Juventus, non si è mai avvicinato alla porta avversaria. Mi è parso un Milan senza personalità".

Che impressione ti ha fatto Cristiano Ronaldo?
"Ha giocato in un ruolo non suo, da centravanti puro. Lui ha bisogno risaltare l’uomo".

Ti volevo chiedere della Roma: siamo alle solite, da anni c’è una società fragile. Che ne pensi?
"Pallotta ha detto chiaramente che vuole vendere, dice di aver speso nella Roma circa 400 milioni. Ma il paragone con la Lazio è ingeneroso, da una parte c’è una società che ha i bilanci in attivo, dall’altra - la Roma - una che da anni va in negativo. La verità è che la Roma costa molto di più di ciò che produce".

Una curiosità: dov’eri la notte del 17 giugno 1970, cinquant’anni fa, Italia-Germania 4-3?
"Avevo ventidue anni, ero a casa della mia fidanzata di allora, che sarebbe diventata mia moglie. Ma c’è una data che a cui sono più legato, te la dico: 13 giugno 2001, la mia Fiorentina - all’epoca ero dirigente - alzava la Coppa Italia. E’ stato l’ultimo trofeo vinto. Che ricordi".

Te la sei goduta?
"Ho realizzato il sogno di una vita. Me la sono goduta, sì. Pensavo che fosse l’inizio di una grande storia, invece era la fine. 4 giorni dopo mi sono dimesso, ma che notte favolosa fu quella".