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Lo strappo della Juve, la delusione Lazio, Conte e l'Inter che perdono il controllo, la sorpresa Milan. Di questo e di altro abbiamo discusso con Mario Sconcerti.

Sconcerti, lo strappo della Juventus è definitivo?
«Al di là dei 7 punti sulla Lazio, che sono molti ma non darebbero assicurazioni a nessuno, il vero fatto nuovo è che la differenza è netta e incontrollabile. La verità è che Lazio e Inter non solo perdono ma giocano male. Siamo alla vera svolta del campionato, mi sembra che tutto sia deciso».

E’ la vittoria dei tanti campioni della Juventus?
«Credo che finalmente sia venuta fuori la differenza individuale della Juventus. Tutto quello che era rimasto abbastanza oscuro e sospeso tra i bisogni di Sarri e quelli dei giocatori, adesso, con il ritorno dei campi asciutti e la fatica che spegne le squadre, la differenza individuale è diventata determinante. Io non ci vedo niente di Sarri, ma questo conta poco, io vedo una squadra che vince»

Dybala segna sempre i gol che spaccano l’equilibrio.
«E’ determinante, ha trovato continuità nei gol; ma non dimentichiamo che prima del lockdown non era lui il titolare».

Sei d'accordo che la Lazio è la delusione più grande del post lock-down?
«Credo che abbia avuto la sfortuna di cominciare giocando in casa della squadra più difficile, l'Atalanta. E’ stata gestita male la fase di lockdown. La Lazio ha tenuto tutti in ritiro, nessuno è andato a casa. Volevano essere i primi a ricominciare, ma questo li ha logorati presto. Se ti ritrovi solo in un mondo molto strano come quello che c'è stato, credo che questo alla fine ti allontani dall’idea di calcio».
Conte sembra aver perso il controllo dell’Inter.
«Credo che Conte sappia scegliere poco i giocatori. Alla Juve si è visto in maniera evidente. La cosa migliore l’ha fatta alla guida della nazionale, portando una squadra molto modesta ai quarti degli Europei. Credo che Conte non scelga i grandi giocatori, ma quelli molto obbedienti, e questo inevitabilmente gli toglie molta qualità».

Intanto è sparito Lautaro.
«Ma il pallone gli arriva tanto lentamente. E comunque Lautaro è un sintomo, non è il problema».

Il Milan di Pioli ha trovato continuità e sta scalando posizioni.
«In questo momento di calcio dove conta la qualità il Milan vince. Perché di qualità ne ha, ma di mentalità no. Direi che può arrivare quinto»

L’Atalanta continua a stupirti?
«No, ormai no. L’aspettiamo in Champions per vedere cosa fa. Tra le prime quattro del nostro campionato ci può arrivare e questo l'ha dimostrato, ora deve vincere qualcosa, la Champions è un’occasione».

Sono aumentati in maniera spropositata i calci di rigore. 8 segnati (e 10 assegnati) nell'ultimo turno, praticamente un gol su quattro è stato realizzato dal dischetto. Come te lo spieghi?
«Me la devono dare loro, gli arbitri, la risposta. A me quello che preoccupa non è il Var, ma che non abbiamo più coscienza di quello che sia un fallo da rigore. Scambiano un contatto per un fallo, dimenticando che il calcio è contatto. A fine campionato i rigori arriveranno oltre quota 200, con un aumento del 30% rispetto allo scorso anno. Quello che mi fa pensare è che in Inghilterra i rigori sono la metà di quelli italiani. La stessa macchina - la Var - in Inghilterra è letta in un modo e in Italia in un modo doppio. La Var ha trasformato la mentalità. Ma allora mi chiedo: che calcio abbiamo visto finora? E che regolarità ha avuto il calcio? Come si fa a credere a cento anni di calcio usando il paragone di adesso? Ha ragione chiunque pensasse male. Ora è tutto è saltato in aria, tutto stravolto. C’è un problema di credibilità totale, questo è il vero problema».