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Sconcerti, quando un allenatore con la pistola incontra un allenatore con il fucile, bè, sappiamo tutti come continua. Ha perso la Juve, ma ha perso più Pirlo. Conte l’ha smontato pezzo per pezzo.
«Certo, si è vista la differenza tra i due, ma a me è sembrata molto più grave, la questione che riguarda la Juve».

Cioè?
«Non vedo una squadra. Semplicemente: non c'è squadra. Non c’è il carattere della squadra. Non c'è la buona costruzione di una squadra. Pirlo è un’aggravante. La Juve ha una difesa spezzata dall’infortunio del suo difensore migliore, De Ligt. Danilo è una soluzione estemporanea, non pensa da difensore puro. Basta guardare il gol di Vidal, Danilo è dietro, salta male, in ritardo. La Juve ha preso due gol inauditi».

E a centrocampo fatica terribilmente.
«Non c’è reparto, non sa nemmeno Pirlo quale sia il centrocampo della Juve. E chi sta davanti non aiuta. Chiesa si accende e si spegne, sappiamo che va così. Ma ci sono partite in cui non si accende nemmeno, quindi ci puoi contare molto relativamente nell'economia del gioco. Insomma, se non hai la difesa e hai un centrocampo da inventare continuamente è chiaro che perdi in maniera così netta».

Non hai ancora nominato Cristiano Ronaldo. Sta attraversando il periodo più grigio da quando è in Italia.
«Tre partite sbagliate di Ronaldo oltre ad essere una notizia sono un sintomo di un malessere. Scopriremo cos’ha. Certo che la peggiore Juventus degli ultimi anni coincide con il blocco di Ronaldo, che finora gli ha risolto molti problemi. 15 gol li ha segnati lui, 15 su 35 totali, siamo attorno al 40%».
Ma quale pensi sia il vero problema della Juventus?
«Mi sembra una squadra senza personalità e con relativa qualità. Il vero problema penso sia il vuoto di dialogo tra allenatore e squadra. Pirlo è una persona onesta che non ha mai dovuto difendersi in vita sua, è convinto di conoscere il calcio ed è così, lo conosce benissimo, ma conoscerlo non significa saper allenare., Pirlo è fuori ruolo. E’ una Juve silente, non c'è nessuna elettricità, allenatore e squadra sono due entità separate».

Ha vinto l'Inter.
«Meritatamente, certo. Segnando, lo ripeto, due gol inauditi. Guarda il gol di Barella. I dilettanti non lo prendono un gol così, lasciando quello spazio là in mezzo».

Barella ha giocato una partita straordinaria.
«E’ vero, Barella non ha grandi piedi, la vera differenza è che si prende responsabilità. Ha grande penalità e nessuna paura. Credo sia il primo trequartista della storia che non sa giocare a pallone. Mi spiego perché non voglio essere frainteso. E’ chiaramente un giocatore da Serie A, ma in quel ruolo uno si immagino un Totti o un Eriksen, due giocatori che toccano il pallone con classe, non lui. Invece ha fatto della semplicità il piedistallo della propria differenza. Se io dovessi cominciare a costruire una squadra, partirei sempre da Barella. Ha giocato una grande partita l'altra sera».

Chiudiamo col Napoli. E’ lì, terzo. Nonostante le cinque sconfitte. E con una partita da recuperare.
«Intanto va detto che lì davanti si va più piano. Due anni fa la Juve aveva 50 punti, l'anno scorso 45. Le cinque sconfitte del Napoli ci dicono che la squadra è imperfetta: adatta a battere le piccole squadre, ma sofferente con le grandi».