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Sconcerti, Cristiano Ronaldo è rimasto alla Juve per convinzione o per inerzia?
"Non ho la pretesa di conoscere la verità. Ma ci sono una serie di indizi. Nell'ultima Juve di Allegri lui disse chiaramente che non si trovava bene. E lo stesso Allegri, a Forte dei Marmi, ha detto che Ronaldo si poteva tranquillamente cedere".

Il problema è che nessuno lo compra.
"Sì, penso che l'idea fosse quella di darlo via, ma è vero che in questo mercato non c’è nessuno che lo compra. E poi c’è un'altra cosa. E’ conveniente per lui rimanere a Torino e il prossimo anno, dentro un nuovo mercato, si presenterà con il cartellino in mano a 37-38 anni, convinto di poter fare ancora la differenza".

La fa ancora?
"Guarda, non è il massimo in fatto di simpatia, ma da un punto di vista tecnico bisogna ammettere che Cristiano come macchina da calcio è un qualcosa di mai visto. Ha segnato 100 gol in tre stagioni di Serie A dai 34 ai 37 anni, va agli Europei ed è capocannoniere del torneo. Uno così in giro non si trova".

Non temi che vada a incasinare i piani di Allegri?
"Credo che Ronaldo sotto questo aspetto costituisca comunque un argomento di discussione profondo. Chiamarlo problema è sbagliato. Non è mai un problema uno che segna così tanto. Ma è vero che toglie soluzioni di gioco. Se giochi con Chiesa, Dybala, Morata e Kulisevsky hai comunque un signor attacco da 90 gol".

Sarà ancora Dybala a pagare questa sua presenza forte?
"Penso proprio di sì, anche se bisogna capire perché dal Covid Dybala non si è più ripreso. E mi spiace molto".

Mourinho ha ritrovato Zaniolo, quello che fino a un anno fa veniva considerato il miglior giovane italiano.
"Le indicazioni sono chiare. Nella Roma di Mourinho Zaniolo fa il fantasista di destra, a modo suo, con il suo peso atletico, in un 4-2-3-1. Certo, Mourinho ha recuperato Zaniolo, ma è senza Spinazzola; e Veretout è tre mesi che è fermo. E questi sono giocatori fondamentali".
Ilicic è sul mercato. E il Milan pare ci stia pensando. Può essere un affare?
"Io credo sia Ilicic che si mette sul mercato, cioè che sia il procuratore a contattare il Milan. Credo anche che - se costa poco - offre un'occasione in più, pur alla sua età e con le sue turbolenze".

A che mercato stiamo assistendo? Mi sembra si navighi a vista.
"Il problema è che in manager del nostro calcio cercano di dare risposta ad una domanda vecchia: manca il centravanti, che centravanti prendiamo?".

Ci spieghi.
"Certo. Questo tipo di mercato è inedito, con i prezzi che stanno crollando. Come una Borsa che vede crollare del 40-50% il valore dei giocatori. Che cosa significa questo? Ma soprattutto per quanto vale? Qualunque mercato ha una sua proiezione. Ma in Italia questa visione non c’è. Stiamo vivendo il mercato più delicato di sempre, ma il nostro calcio è in mano a imprenditori sconosciuti al calcio italiano, che maneggiano una materia di cui sanno poco o niente. Se so che fra due-tre anni i prezzi risalgono - e non possono che risalire - allora compro cinque giocatori da 20 milioni, o dieci da 10. Insomma: investo sul futuro. Ma se non hai una visione, allora vivi solo nel presente. Questa è una generazione di presidenti stranieri che non ragiona in modo industriale, cioè pensa solo al presente, senza una visione finanziaria del mercato".

Cosa manca?
"Più di tutto manca l’intuito, ragionano da industriali, come gli altri negli altri campi. E poi manca la generazione dei grandi dirigenti italiani. Un Romiti o un Marchionne, nel nostro calcio non ci sono. Marotta - che è tra i più bravi - se devi comprare un centravanti, te lo compra; ma qui si tratta - ripeto - di avere una visione, una strategia, di provare ad immaginare il futuro che verrà. In Confindustria, per dire, sono preparati, sanno cosa succederà tra tre-quattro anni, ma nel calcio no, almeno non credo e comunque l'impressione che dà la Confindustria del calcio è sempre questa".

C'è qualche club che si distingue?
"No, direi proprio di no, il problema è generale e riguarda tutti. Prendi il Milan: è stato bravissimo nel caso Donnarumma, due mesi fa ha comprato il sostituto e ha chiuso la questione. Così si fa. Ma anche quella del Milan, che lavora sui prestiti e sul richiamo del nome e della storia del club, è una politica miope, perché quando i prezzi risaliranno non avrà i giocatori di proprietà. Il problema del nostro calcio è questo: a fronte del crollo della Borsa, nessuno sa, o ha voglia di capire, su quali titoli puntare".