97
Sconcerti, mi sembra che la notizia dell’estate - l’acquisto del Palermo da parte dello sceicco del City Mansour - stia passando sottotraccia. Credo che si tratti di una svolta epocale, con conseguenze che facciamo fatica a immaginare. Tu che ne pensi?
«Sono d’accordo, te lo dicevo già nei giorni scorsi. Il Palermo può diventare il Newcastle d’Italia. Lo sceicco in questo momento storico è il massimo a cui un club possa aspirare. Ha una moneta sua, una potenza di investimento che è impressionante. Ha comprato il Palermo per 13 milioni, una barzelletta, perché Palermo è una capitale del Mediterraneo ed è un club che davvero ha le potenzialità per competere ad altissimo livello».

Cosa succederà ora?
«Immagino che il Palermo faccia una grande squadra e salga subito in A».

La Juve è convinta che con le cessioni di De Ligt e Rabiot entreranno 100 milioni. Che ne pensi?
«Sì, lo credo anch’io. De Ligt è un campione, Rabiot ha comunque mercato. Con quei soldi la Juve potrà prendere uno stopper e Zaniolo».

Il primo giorno di raduno del Milan è cominciato con una gaffe. Nella nuova maglia non c’è lo scudetto.
«Errore grossolano, perché lo scudetto è obbligatorio. E infatti mi pare che il club ha assicurato che dalla prima amichevole ci sarà».
E’ un Milan che spera di prendere Dybala.
«Ma guarda che su Dybala c’è un grosso equivoco. Continuiamo a pensarlo come trequartista, ma non lo è. Dybala è un attaccante, deve giocare vicino alla porta, un tocco e via, subito al tiro, oppure pronto all’assist. In quel ruolo il Milan ha Diaz, che è nettamente inferiore a Dybala, segna molto meno ma corre tre volte di più. Certo, Dybala può fare anche il trequartista, ma il Dybala migliore, il più efficace, è quello che gioca in attacco, a ridosso dell’area avversaria».

All’Inter servirebbe?
«Non ne sono così convinto. Piuttosto lo vedrei bene nel 4-2-3-1 del Napoli o alla Roma, al posto di Zaniolo».

Domani è il 5 luglio. Quarant’anni fa l’Italia giocava la sua partita perfetta, contro il Brasile nel trionfale Mondiale spagnolo. Cosa ti ricordi di quel periodo?
«Un sacco di cose, ma soprattutto che ero felice ed ero giovane. Avevo trent’anni, mi ero sposato con la mia seconda moglie, avevamo una figlia di sei mesi. E facevo il tifo per me stesso, perché se l’Italia andava avanti in prima pagina ci finiva il mio pezzo».