L'Italia piace, ha un'identità ben precisa, gioca un buon calcio. Ma non fa gol. Per gli azzurri - dopo il pareggio col Portogallo - sfumano le Final Four. A un anno dal fallimento e dalla mancata qualificazione al Mondiale, che lavoro sta facendo Mancini? Da chi dobbiamo attenderci segnali positivi? Ne abbiamo parlato con Mario Sconcerti.

Sconcerti, non facciamo più gol, Che succede?
«Immobile è un grande centravanti, ma solo in Italia. In nazionale è impiegato male. Lui è un giocatore che ama camminare per il campo e prendere la linea verticale per fare gol. Non è uno che sta in area. Dal Torino alla Lazio, ha sempre giocato così. Non è da ultimo tocco. Non è colpa sua né di Mancini, ma a questa Italia erge un altro tipo di centravanti»

E allora su chi dobbiamo contare per il futuro?
«Per il futuro penso Kean. E’ terribilmente giovane. Ma sa fare molte cose e bene. Invece Cutrone è esattamente cosa ci manca in questo momento. Non so se è pronto a prendersi sulle spalle l’attacco. Io sfrutterei Pavoletti. Ricorda Toni, ha quelle caratteristiche; nell’immediato può essere utile a Mancini».

Che lavoro sta facendo Mancini?
«Buono, perché è quasi riuscito a cancellare i nostri punti deboli. Ma è una fragilità comune, Francia, Spagna, la stessa Croazia: in Europa c’è qualità ma manca la differenza. Mancini ha fatto molto, ha ricreato una squadra molto coraggiosa, perché giochiamo con due difensori di ruolo e cerchiamo di fare sempre la partita. Non so quando dovrà difendersi come succederà. Questa Italia è una squadra molto diversa dalla solita, non è pensata per difendersi».
Quali sono le certezze dell’Italia di Mancini?
«In questo momento la certezza è Verratti. Per la prima volta - contro il Portogallo - è parsa l’Italia di Verratti. Ha preso in mano la squadra. Verratti più Jorginho e più Barella è tanta roba, parliamo di un reparto d’eccellenza. E poi c’è Insigne, che nel Napoli gioca punta e in nazionale parte un po’ più indietro. Però col Portogallo ha giocato una cinquantina di palloni, molti importanti».

La retrocessione nella Nations League che ripercussioni può avere?
«Nessuna. Parliamo di una specie di piccolo torneo buono soltanto per le quattro che faranno la finale».

Non pensi che Chiesa stia attraversando un momento di transizione?
«Sì, forse è un po’ stanco, perché il suo gioco richiede tanto dal punto di vista fisico, di sicuro attraversa un momento non felicissimo. Credo che lui abbia chiaro che la Fiorentina non possa fare più di così. E questo gli pone un sacco di problemi oltre che fargli girare le scatole. Ma credo che principalmente in questo momento la sua sia una questione di stanchezza. E comunque in nazionale c’è un piccolo problema di gioco che lo riguarda: le due mezzali sono tutte e due destre. E tendono a mandare spesso la palla a sinistra. Questo taglia fuori sempre Chiesa e infatti si gioca sempre sulla fascia sinistra».

Tra i giovani chi pensi possa tornare utile a Mancini?
«Di Kean e Cutrone ho già detto. Mi piace molto Zaniolo. Così come Pellegrini. Hanno lo stesso ruolo e lo interpretano in modo diverso. Sono due giocatori che nascono per forza trequartisti, perché a diciannove anni quelli bravi sono tutti trequartisti. Il passo successivo è farli diventare bravi in entrambe le fasi. Mi piace molto Locatelli, anche se non gioca molto. La verità è che abbiamo molti giocatori buoni, ma non granitici. Per esempio Sensi e Mandragora sono giocatori veri. Ci manca il numero 10, lo stesso Tonali non è Pirlo, ha altri movimenti e un’altra idea di calcio: abbiano molti numeri 8, almeno quello».