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Dobbiamo navigare a vista nella tempesta mediatica che si scatena ogni volta in cui si apre il vaso di Pandora delle intercettazioni pubblicate dai giornali. 

E' successo, tanto per fare un esempio, a Berlusconi, a Renzi, al meno centrale (politicamente) Fassino. Ce n'è, ce ne è stato per tutti, grazie a una legge lasca e ambigua, che rimbalza costantemente tra diritto di cronaca e diritto alla riservatezza degli indagati, tra diritto alla segretezza durante le indagini (quasi sempre bellamente turlupinato) e interesse pubblico alla diffusione, una volta depositati gli atti. Il nuovo ministro della Giustizia, Nordio, vorrebbe fare un po' d'ordine e regolamentare i flussi costanti di notizie coperte o “scoperte” dal segreto istruttorio. Escono dagli uffici giudiziari(?), dalle cancellerie (?), da amici degli amici(?). 

Un flusso impetuoso e un florido mercato d' informazioni non poteva certo risparmiare la Juventus, al centro dell'inchiesta Prisma della Procura di Torino. Ogni giorno arrivano e pubblicano almeno una ventina di brandelli di conversazioni telefoniche. Ogni giorno partono pareri di avvocati, professori, giornalisti come ai tempi del Covid imperante in cui eravamo diventati tutti virologi. Proviamo a descrivere brevemente, la situazione attuale e a farci anche qualche domanda. 

Intercettazioni. Quando è iniziata la pubblicazione delle intercettazioni? Prima dell'avviso di conclusioni dell'indagine o dopo il deposito degli atti conseguenti alla richiesta di rinvio? La pubblicazione “strategica” di stralci, estrapolazioni, confusione di date e tempi, è fondamentale per creare e alimentare un diffuso “sentimento popolare” colpevolista che non giova alla difesa, bensì all'accusa? 

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