Italiani, dove siete finiti? Portieri, centravanti, registi di centrocampo: che fine avete fatto? Vi tengono nascosti, lo sappiamo. Sta nascendo una Serie A sempre più esterofila. Non si vuole qui argomentare la scelta dei club di casa nostra, ma ci preme invece ricordare - a meno di un mese dal debutto ufficiale - le difficoltà a cui andrà incontro il ct Roberto Mancini, che dovrà pescare gli Azzurri della restaurazione da una cesta sempre più povera. Nelle prime sei squadre di Serie A la media dei calciatori italiani nella formazione titolare è di due elementi per squadra.

Vediamo: nella Juventus gli italiani titolari sono al momento Bonucci e Chiellini, rispettivamente 31 e 33 anni e comunque parte integrante di quell’Italia da rifondare; l’Inter nella formazione-base dell’estate ha il solo Politano (ha debuttato a maggio in nazionale). Nella Roma resiste De Rossi, con Cristante che può ritagliarsi un ruolo da 12° titolare (a patto che N’Zonzi non diventi titolare di cattedra). Il Napoli di Ancelotti difende la sua italianità sventolando la bandiera di Insigne. Già su un altro giovane in rampa di lancio (Meret), anche a causa dell’infortunio che lo ha fermato, qualche dubbio c’è. (Infatti il Napoli si sta muovendo in tal senso). Alla Lazio Inzaghi ha voluto Acerbi al centro della difesa e l’ex Sassuolo - con Immobile e Parolo - è al momento uno dei tre italiani della squadra provata in queste settimane. Sorpresa, ma mica poi tanto: tra le squadre di vertice è il Milan la più ricca di italiani, tanto che nell’ipotetica linea difensiva tre su quattro - Conti, Caldara e Romagnoli - ma anche quattro su cinque se si considera il portiere Donnarumma - possono venire tranquillamente trasportati in Nazionale e su di loro si può cominciare a lavorare per il futuro.
Ripetiamo: due italiani di media nelle formazioni-base delle sei squadre di vertice, ma non è che - scendendo di fascia - le cose migliorino. Nella Sampdoria Murru se la gioca da esterno mancino, Quagliarella difficilmente si farà spodestare in attacco e Audero in porta può starci (ma deve guardarsi da Rafael). Occhio: parliamo di tre che non rientrano nel giro azzurro. Stesso discorso nel Bologna. Difesa tutta straniera, centrocampo con Mattiello e Poli titolari (ma non sono certamente prime scelte in chiave azzurra) e attacco dove il solo Falcinelli (zero presenze in azzurro) più di Destro può conquistare un po’ di spazio.

E meno male - per fare qualche nome - che Belotti è titolare nel Toro, che Barella (ma solo se resta a Cagliari) ha il posto fisso e che l’emigrante di ritorno, Criscito, nella formazione titolare ci entra di diritto, che Chiesa è al centro del progetto Fiorentina (altri due azzurrabili sono Benassi e Biraghi), che c’è da sperare che Gasperini a Bergamo lanci altri talenti, primo fra tutti quel Mancini di cui si parla già benissimo. E gli altri? Saranno costretti a farsi largo, spingendo per superare posti nella coda e per guadagnare un po’ di considerazione da parte di Mancini, il cui compito appare - fin da oggi - molto complicato.