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Sette su sette. Risponde così il Napoli alla Juve e all’Inter. Passa pure sul campo complicato di Firenze e si tiene stretto stretto il primo posto, ricacciando chissà dove anche i fantasmi che dopo le malefatte in Europa League aveva incrociato sulla propria strada. Vince in rimonta pure questa volta, il Napoli messo sotto per un tempo dalla Fiorentina (gol di Quarta), ma anche capace di reagire e vincere (con Lozano e Rrahmani) la più difficile delle partite giocate sino ad ora.    

Stesso disegno, stessi principi più o meno, stesse preoccupazioni e questo è certo. E’ un calcio un po’ gemello quello che portano sul prato la Fiorentina e il Napoli. Però con una differenza non da poco: la Fiorentina è più viva, più presente. Osa di più. O forse no. O forse ha “solo” muscoli più freschi, mente più sgombra e, soprattutto, più voglia di dettare le regole del match così come l’ha studiato. Preparato. Come l’ha preparato? Piazzando un trappolone in mezzo al campo, dove di solito il Napoli costruisce i suoi successi. E allora, marcature asfissianti e assai ravvicinate  - “a uomo, insomma” - per Fabian e Anguissa in particolare e poi Callejon costantemente interno, cosa che ai viola offre due vantaggi: un uomo in più là in mezzo e tanto spazio a destra per le corse di Odriozola. Si va avanti così per mezzo primo tempo. Un paio di tentativi (18’ Pulgar da fuori e Ospina sveglio e, 22’, Anguissa di testa, però fuori) e nulla più e con Spalletti che non può non accorgersi di quello che succede in campo, ma che non riesce a trovare una soluzione a quei problemi. 

Insomma, chi soffre è il Napoli, forse per la prima volta in campionato inferiore a chi gli sta di fronte. Sovrastato sul piano fisico e anche tattico, ma comunque capace di limitare i danni. Addirittura di nascondere alla men peggio le difficoltà. Fino alla mezz’ora, però. Sino a quando per una imperfetta e anche presuntuosa disposizione a zona sui calci piazzati, non lascia Quarta libero di trasformare in gol (29’) una sponda morbida e perfetta del deludente signorino Vlahovic. Gol della Fiorentina, dunque. E vantaggio che ci sta. Un vantaggio, però, che assopisce quella voglia viola. Rallenta un po’ la squadra di Italiano. O, magari, è solo il Napoli che trova la forza di reagire, chi lo sa. Cert’è, Lozano (34’) prima prova la reattività del Drago e poi, due minuti dopo, pareggia pure il conto. Gol tribolato, però. Fabian lancia Osimhen che se ne va e Quarta, protagonista nel bene e anche nel male, lo mette giù in area di rigore. Insigne sul dischetto: destro moscio, centrale, quequero e infatti Dragowski ci mette la manona, Insigne ci va di testa ancora, Drago respinge un’altra volta, ma sul pallone s’avventa Lozano, ancora fresco e pettinato come quando è entrato in campo e il suo destro non perdona. Così è: pari e patta grazie a due calci piazzati o giù di lì e tutto da rifare.

Partita che si riapre, dunque. Match che si ravviva pure, grazie a un Napoli messo sotto la doccia gelata da Spalletti durante l’intervallo. Non che la Fiorentina se la guardi la partita, questo no, ma adesso i centrocampisti di Spalletti sfuggono alle asfissianti marcature ea il Napoli trova spazi e profondità mai visti prima e riporta in campo la qualità che l’ha sistemato al primo posto della lista. Svolta di testa, insomma, il Napoli e così svolta pure il risultato. Punizione, la Fiorentina s’aspetta la parabola di Insigne e invece batte Zielinski per Rrahmani che fa gol di testa. Non s’alza in tempo l’ultima fila viola e Napoli in vantaggio. Uno schemino semplice ma furbo. Tutto qui. Però, quanto basta per riscrivere il risultato e anche la storia d’una partita che dopo la prima mezz’ora sembrava destinata a un finale assai diverso.

Uno a due, dunque, e la partita ridiventa la partita degli allenatori. Mosse e contromosse. Sottil e Torreira in campo per Callejon e Pulgar nella Fiorentina e poi anche Benassi per Odriozola e Maleh per Bonaventura per provare a raddrizzare l’attacco e la partita. Spalletti, ovviamente, non se ne sta a guardare e ne cambia tre in meno d’un quarto d’ora: Politano ed Elmas per Lozano e Zielinski e poi Demme per Insigne. Il Napoli, dopo i due minuti contro il Cagliari, ritrova  il tedesco chiamato a dare maggiore copertura. Si guarda le spalle, insomma, l’allenatore azzurro. Il quale, però, proprio nel finale (83’) ci ripensa e mette in campo due-attaccanti-due: Mertens (ritrovato pure lui) e Petagna per Fabian e Osimhen. Vuole evitare d’essere tenuto troppo basso, Spalletti, il quale rischia solo un paio di volte: uno strano flipper davanti a Ospina e poi un mezzo missile di Sottil che Ospina para. Cosicché, alla fine a rischiare di più è la Fiorentina, visto che (62’) Elmas, messo da Osimhen davanti alla porta vuota,  il gol se lo divora. La morale? Il Napoli riprende la sua bella corsa. La Fiorentina, invece, pur capace di sorrisi e di consensi, contro le più forti (?) non la spunta. Era già capitato con la Roma e l’Inter.  




IL TABELLINO 

Fiorentina-Napoli 1-2 (primo tempo 1-1)

 
Marcatori: 28’ p.t. Quarta (F), 38’ p.t. Lozano (N), 5’ s.t. Rrahmani (N)
 
Assist: 28’ p.t. Vlahovic (F), 5’ s.t. Zielinski (N)
 
Fiorentina (4-3-3): Dragowski; Odriozola (s.t. 32’ Benassi), Milenkovic, Quarta, Biraghi; Bonaventura (s.t. 32’ Kokorin), Pulgar (s.t. 20’ Torreira), Duncan (s.t. 32’ Maleh); Callejon (s.t. 12’ Sottil), Vlahovic, Gonzalez. All. Italiano.
 
Napoli (4-3-3): Ospina; Di Lorenzo, Rrahmani, Koulibaly, Mario Rui; Fabian Ruiz (s.t. 38’ Mertens), Anguissa, Zielinski (s.t. 12’ Elmas); Lozano (s.t. 12’ Politano), Osimhen (s.t. 38’ Petagna), Insigne (s.t. 24’ Demme). All.: Spalletti.
 
Arbitro: Sozza di Seregno.
 
Ammoniti: 31’ p.t. Bonaventura (F), 36’ p.t. Bonaventura (F), 7’ s.t. Pulgar (F), 9’ s.t. Anguissa (N), 67’ s.t. Mario Rui (N), 45’ s.t. Demme (N).