26
Sgomitavamo per il successo, ora siamo in fila per il pane... Tra le infinite cose scritte sulla vita in animazione sospesa al tempo del coronavirus ne scelgo una. E' un articolo di Antonio Scurati sul Corriere della Sera, con l'autore affacciato alla finestra della sua casa ricovero-prigione a guardar fuori gli altri, a guardare noi stessi.

"Hanno fatto parte del pezzetto di umanità più agiato, protetto, longevo, meglio nutrito e curato e vestito che abbia mai calcato la faccia della Terra...e adesso fanno la coda per il pane... Era sempre sabato sera e frenesia lavoro, estasi outlet, sublime da centro benessere...hanno vissuto bene più di chiunque altro...Più cani che figli e ora rischiano la vita per portare il loro barboncino a pisciare...la generazione più fortunata della storia umana, le tocca vivere la fine del suo mondo...".

Abbiamo fatto parte del pezzetto di umanità più agiato, protetto, longevo, meglio nutrito, vestito e curato... Siamo noi, quelli siamo noi. A tal punto protetti e agiati che lo siamo stati così senza neanche rendercene più conto, anzi sviluppando e secernendo astio e rancore. Abbiamo vissuto meglio di chiunque, al punto di diventare inesperti della vita. E della morte.

Lo scrittore conclude il suo sguardo con la certezza che un mondo nuovo e diverso ce la faremo a costruirlo, dopo. Certo, un mondo nuovo lo faremo, ce la faremo. Ma non sono così sicuro che sarà migliore.

Soprattutto se non cominciano già ora, ben prima del dopo, a dirci la verità. Girano bugie pietose e operano spacciatori di illusioni. Un anno senza tasse! E chi le paga pensioni e stipendi? Reddito di sopravvivenza a tutti! Già oggi, proprio oggi, 13,5 miliardi al mese per integrazioni al reddito già in atto. Reddito a tutti quanto fa? Stampiamo denaro! Puoi stamparne quanto vuoi, magari anche non in euro. Ma cosa c'è sotto il denaro, quale sottostante ne sostiene il valore, la capacità d'acquisto se non produci reddito, se non c'è prodotto e ricchezza da lavoro? Facciamo tutto il debito che occorre! Ma il debito è sempre debito, anche sotto pestilenza pasti gratis non ne esistono, puoi far debito, anche a livelli elevatissimi e oggi devi farlo. Ma per far ripartire lavoro e impresa, non solo e soprattutto per assistenza e Welfare.

Nessuno perderà il lavoro! La stima più prudente, anzi ottimista, è che il 10 per cento delle aziende non riaprirà. Non ci sarà un interruttore on/off premendo il quale tutto ciò che abbiamo spento si riaccenderà. La gran parte di noi, ripeto: la gran parte di noi perderà qualcosa in termini di reddito, lavoro, risparmi, impresa. E si dovranno e potranno mitigare i danni, aiutare chi sta peggio. Mitigare, aiutare. Non risolvere, cancellare, andare per così dire in pari.
Prima ci vien detto, meglio sarà per il dopo. Prima ne prendiamo atto, meglio sarà per il dopo..

Come sarebbe stato meglio ci fosse stato detto e ci fossimo detti che mascherine professionali vanno a medici, infermieri, cassiere, ambulanze, uomini in divisa...e per gli altri la mascherina normale basta e comunque meglio una mascherina professionale sul volto di un medico che su quello di uno che va a passeggio.

Come sarebbe stato meglio, per il dopo prima ancora che per l'oggi, che fosse stato detto che tamponi per tutti è una colossale inutilità clinico-medica: mentre fai 60 milioni di tamponi (ammesso e non concesso si sia in grado di farli) e attendi i risultati passa tre, quattro volte il tempo in cui il virus ha camminato e mutato la mappa del contagio. Dirsi, sapersi dire: tampone per tutti, per tutti chi?

Per chi lavora a contatto col contagio, sì di sicuro tampone, per spezzare la logistica del contagio, le sue catene di rifornimento. A questo serve il tampone, non a darci la patente di sano o contagiato.

Sapersi dire la verità oggi è tremendamente difficile, in certi casi anche incauto. Infatti ci raccontiamo (ora un po' meno) che andrà tutto bene. E fortissima quanto antica è la pulsione, il tendere la mano, il confidare che la penitenza-pestilenza purifichi. E che quindi poi saremo purificati e migliori. Se pestilenze, guerre, genocidi, calamità naturali rendessero gli uomini migliori dopo il loro passaggio, dopo millenni di pestilenze, guerre, genocidi e calamità saremmo angelicati, il che proprio non è.

Sopravviveremo questo sì, di sicuro. Come specie senza dubbio alcuno. E anche come società, ma la nostra agiatezza, protezione, condizione materiale di vita saranno spinte indietro. Significativamente indietro. E nessuno può dire quale sarà la reazione di massa a questa spinta indietro. Vivremo, in senso figurato e materiale, per un anno o forse due con la mascherina. Nessuno può sapere quanto  e come questo ci muterà. Sgomitavano per il successo e ora siamo a fare la fila per il pane.