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Da quando nel calcio è comparsa per la prima volta la parola 'turn over', all'incirca a fine anni '90, era difficile ipotizzare quanto poi con il passare delle stagioni sarebbe stata utilizzata, soprattutto riferendosi alla cosiddette grandi. Marcello Lippi e Carlo Ancelotti furono tra i primi tecnici a farne un marchio di fabbrica, ritenendo praticamente impossibile essere competitivi giocando ogni tre giorni. Con gli impegni sempre più ravvicinati, le rose che sfiorano i 30 elementi di un certo livello sono ormai una consuetudine per le grandi squadre. Nel panorama italiano sta però stupendo il turn over che mister Sannino impone ai suoi, capaci di assorbire nel modo migliore anche sei o sette elementi nuovi rispetto alla formazione tipo.

Nella storia recente della Robur non si ricordano cambi di formazione così drastici: da Papadopulo a De Canio, fino ad arrivare a Beretta e Giampaolo, spesso i tecnici bianconeri hanno puntato su un gruppo relativamente ristretto di giocatori, nel quale alcuni erano assolutamente esenti dal 'riposare'. Un esempio su tutti? Kharja nella stagione 2008/09 collezionò ben 36 presenze, e tutte o quasi dal primo minuto, senza mai fermarsi. Discorso leggermente diverso dai suoi predecessori per Antonio Conte, che complice un campionato più lungo e forse più stressante preferiva scegliere di volta in volta gli esterni e le punte da mandare in campo, preservando sempre però l'ossatura centrale della sua squadra.

Adesso, con grande oculatezza e con risultati davvero entusiasmanti, Sannino sta dimostrando come anche nel caso delle piccole squadre il turn over non può che essere utile, specie se si è nella condizione di poterlo fare, vista anche la lunghezza della rosa. Ad eccezione di quattro o cinque elementi (Sestu, Troianiello, Milanovic e Acosta), che insieme ai due fuori rosa (Codrea e Parravicini) sono al momento davvero ai margini delle scelte, per gli altri, (Belmonte ed Angella a parte per motivi fisici) è già arrivata la chiamata, che è coincisa con yba prestazione importante. Le apparizioni di Pesoli, Contini, Rossi, Bolzoni, Reginaldo, Angelo, Grossi, solo per citarne alcuni, dimostrano l'assoluto valore delle alternative ai titolari su cui l'ex tecnico del Varese può disporre.

A dire il vero però il 'capolavoro' di tempestività mister Sannino lo sta facendo in attacco, dove insieme all'onnipresente Calaiò si sono alternati con successo Destro e Gonzalez (con anche Brienza), passati entrambi dalla tribuna (dalla quale l'argentino ha assistito al trionfo col Chievo) al gol. Durante le settimane che prevedono turni infrasettimanali la Robur si distingue dalle altri dirette concorrenti per dei cambi che all'apparenza possono sembrare rischiosi: difficile pensare ad un Lecce senza Giacomazzi o Cuadrado, o ad un Novara che rinuncia a Rigoni o Porcari. La Robur invece riesce a sopperire alle assenze, sia forzate che consapevoli, grazie ad un eccezionale spirito di gruppo, che riesce ad integrare ogni giocatore. Ovvio che ci siano delle eccezioni, come Calaiò, Brkic e Vitiello. Per quest'ultimo però, con il pieno recupero di Belmonte, presto potrebbe arrivare il tempo di tirare il fiato.