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Il difensore della Ternana, Andrea Signorini (figlio di Gianluca, l'ex capitano genoano morto di Sla nel 2002 a soli 42 anni) ha dichiarato in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Gli attaccanti vivono per il gol, noi difensori no. Semmai, lavoriamo per non farli prendere. Il gol, per noi, è qualcosa in più. Ne ho segnati altri 8 in Lega Pro con Alessandria e Benevento. E qualcuno col Genoa Primavera. Sono fisicamente alto, bravo di testa, rapido sull’uomo, destro di piede". 

"L'esordio in Serie A con il Genoa a 19 anni? Ero un bimbo, fu una bella giornata. Ma poi ho scelto di andare a farmi le ossa nelle serie inferiori. Alessandria, poi 4 stagioni a Benevento, in B con il Cittadella dove sono stato fermo 8 mesi per la rottura di tibia e perone. Quindi altra Lega Pro con Rimini e Fondi. E adesso la B con la Ternana. Ho sempre creduto nei miei mezzi. I miei obiettivi, i miei sogni, sono quelli di ogni bambino che comincia a giocare a calcio. Voglio ottenere il massimo, magari non ce la farò, ma ce la metterò tutta. Il mio babbo è arrivato in Serie A tardi e poi è diventato capitano del Genoa, quindi... Sono orgogliosissimo del mio babbo, però giocare con questo peso non è facile. Se faccio bene sono 'uguale a', se faccio male sono 'figlio di'. Se non mi chiamassi Signorini forse non farei questa intervista. Quando ero più piccolo mi pesava di più, infatti ho sempre preferito non andare nelle squadre dove era stato lui. Anche se ora sono alla Ternana dove ha giocato nel 1983-84. Dolore no, il mio babbo è stato un grande, dentro di me conservo soltanto bellissimi ricordi... Il più grande insegnamento dei miei genitori è l’educazione. Non penso di poter diventare come il babbo, magari. Lui era autorevole, uno con le palle, ce ne sono pochi così. Resta un esempio. Mamma Antonella è la mia prima tifosa, il mio eroe, il mio punto di riferimento. È rimasta senza marito presto e ha cresciuto quattro figli da sola. C’è sempre, nel bene o nel male. Non viene a vedermi perché va in ansia, ha paura che mi faccia male. Però dopo la partita di Cremona mi ha subito telefonato. Anche le mie sorelle Benedetta e Giulia e mio fratello Alessio mi seguono con entusiasmo". 

"Sono single. Da otto anni la mia compagna è Keyla, un’Alaskan Malamute. Ha presente quei cani usati per trainare le slitte sulla neve? Facciamo lunghe passeggiate. Ho i miei amici, le mie passioni. Avevo anche cominciato a suonare la chitarra, ma mi sono fermato. Passo molto tempo al campo. Alla Ternana c’è un bel gruppo, arriviamo tutti molto presto perché abbiamo voglia di stare assieme. Pochesci? È un allenatore particolare, ha voglia di lavorare e affermarsi, dice sempre le cose in faccia, è una persona vera. Il mio modello di calciatore? Sergio Ramos, è il difensore migliore. Lo guardo, lo studio. Sono molto legato al Genoa, ma tifo per il Pisa, sono cresciuto lì, quando posso vado allo stadio. Gasperini non mi meraviglia, già al Genoa aveva dimostrato di essere tra i migliori allenatori. Ma sono felice anche per il Benevento in A, soprattutto per il presidente Vigorito. Quando c’ero io siamo andati due volte ai playoff per salire in B, ma non ce l’abbiamo fatta".