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Doveva lasciare l’Inter, poteva essere uno dei big da sacrificare sull’altare del miglioramento, del “passo avanti” verso quel tipo di costruzione di gioco dalle retrovie che tanto va di moda nel calcio in questi ultimi tempi. Sto parlando di Skriniar (faccio sempre fatica nello scrivere anche il suo nome di battesimo) grande baluardo della difesa nerazzurra schierata a 4 prima dell’arrivo sulla panchina di Antonio Conte. Sembrava che il credo difensivo del tecnico leccese non fosse adatto alle caratteristiche fisiche e tecniche del gigante slovacco, troppo macchinoso, troppo lento per chiudere le diagonali e troppo “legnoso” con i piedi per costruire dal fondo una ripartenza veloce sul pressing alto degli avversari.

E’ stato un anno difficile per Skriniar il primo con Conte, proprio la difesa a 3 non riusciva a calzargli, troppo grandi i suoi piedi per quelle scarpe eleganti e sottili, lui abituato a triturare gli avversari in anticipo dalla zona centrale, anticipandoli e annichilendoli nell’uno contro uno davanti alla propria area di rigore. Ma quando difendi a 3 devi coprire anche la fascia, devi inseguire i tuoi avversari, allargarti e tornare in posizione, per uno come lui è stato davvero difficile scendere a patti con il cambio di modulo. Per conferma bisognerebbe chiedere anche a Godin, uno dei migliori difensori in Europa degli ultimi 10 anni, leader del fortino di Simeone all’Atletico Madrid e catapultato a dover costruire dal basso manco fosse un Nesta o un Blanc di altri tempi.

Ma verso fine anno l’uruguagio si era adattato, ha cominciato a giocare ed è stato determinante per l’ottimo finale di stagione della squadra di Conte.
Skriniar ci ha messo un po’ di più. Sembrava che per lui non ci fosse speranza, davvero la linea a 3 pareva per lui troppo “scomoda” tanto da far pensare la dirigenza a sacrificare il suo cartellino davanti ad una grossa offerta. Nessuno ci credeva più, era un peccato e una sofferenza vedere un grande difensore come lui, sempre sicuro, maestoso e carismatico perdersi nella confusione della difficile interpretazione di un ruolo che davvero poteva essere totalmente fuori dalle sue corde.  Ma come ho sempre pensato, anche criticando Skriniar, un giocatore forte lo è anche se lo sposti di 10 metri, anche se lo metti in una situazione a lui non congeniale, se è forte si abituerà, reagirà e troverà il modo di rendere come, se non meglio, di prima.
L’emergenza sanitaria e i risaputi problemi di Suning con il governo cinese hanno bloccato il mercato dell’Inter. Per alcuni versi è stata una sfortuna ma nel caso di Skriniar si può sicuramente affermare il contrario. Lo slovacco era sul piede di partenza, era stato messo sul mercato, sacrificato nella ricerca di un altro tipo di difensore, un giocatore dalle caratteristiche forse meno fisiche ma più tecniche che potessero aiutare l’allenatore a realizzare la sua idea di costruzione dal basso. Il Tottenham di Mourinho, che interpreta un calcio più vecchio stile, più fisico che tecnico senza l’esasperata ricerca della palla tra i piedi avrebbe fatto carte false per portarlo a Londra, l’offerta era anche stata fatta ma il blocco del mercato nerazzurro ha chiuso tutti i discorsi sul nascere.
Una fortuna perché ora Skriniar si è adattato, come doveva capitare, perché i giocatori di livello si abituano, si adattano alle situazioni anche quelle più scomode.  La difesa a 3 è diventata per Milan (eh vabbè dai almeno una volta lo scrivo…) un posto confortevole in cui stare, in cui trovarsi a proprio agio e le sue prestazioni lo hanno confermato. 

Lo slovacco aveva perso il posto da titolare, Conte lo stava facendo lavorare per convincerlo che quel ruolo poteva essere nelle sue corde. Skriniar si è ripreso tutto quello che era suo, compresi i gol che, forse causa dell’umore all’epoca non troppo alto, mancavano da più di un anno. In questa stagione il difensore nerazzurro è andato a segno già due volte, due gol importantissimi contro Verona e Roma. Ora gli manca una rete a San Siro, in quella che è stata e per fortuna è rimasta casa sua.