Dopo Zinedine Zidane, un’altra scommessa di Florentino Perez. Santiago Solari. Della serie: vai e fai come sai. Paradosso: è già un grande allenatore, basta che se ne renda conto. Questo ha pensato Florentino. Certezza: i bravi allenatori per prima cosa non fanno danni. Altra certezza: al Bernabeu i senatori dello spogliatoio pesano come in nessun’altra squadra. Ricordate cosa disse Sergio Ramos di Conte? Ebbene: Solari ha avuto l’approccio giusto, così come l’aveva avuto Zidane. Con quattro vittorie consecutive tra coppa (Melilla), Champions (Viktoria Plzen) e Liga (Valladolid e Celta), 15 gol fatti e 2 subiti, l’argentino ha conquistato la fiducia di Perez. Doveva essere di passaggio, ha firmato un contratto fino al 2021. Sensazione: il fatto che Maradona l'abbia bocciato in partenza - «Solari fallirà di sicuro: non ha le spalle abbastanza larghe per sopportare tanta responsabilità» - potrebbe essere un buon indizio a dirci che farà bene. Intanto: il Barca ora è a -4. Tutto è ancora possibile. Modric l’ha incoronato: «Con lui siamo messi molto meglio in campo». Ovvero: 4-3-3, ognuno al suo posto, Lucas Vasquez e Bale a supporto di Benzema, centrocampo con Casemiro, Modric e Kroos e giocate, ragazzi.

42 anni, argentino di Rosario (come Messi, come Bielsa, come Menotti), centrocampista mancino, famiglia di calciatori, una sorella, Liza, modella, Newell’s Old Boy e poi River Plate per crescere, a 23 anni è in Europa (Atletico Madrid), poi cinque anni con i «Galacticos», un triennio all’Inter con tre scudetti ma senza grandi soddisfazioni personali, chiude la carriera da calciatore nel 2010, al Peñarol. Nel frattempo ha instaurato ottimi rapporti con la «Casa Blanca». Fa tutto il percorso da allenatore nelle giovanili, prima di allenare (biennio) la seconda squadra del Real, il Castilla (nei due anni: 11° e 8° posto). Eccoci, dunque. Pochi lo ricordano, ma il percorso dritto per dritto dalle giovanili alla prima squadra a Madrid non è una novità. Zidane, certo. Ma prima ancora Vicente Del Bosque, che per sette anni aveva allenato - tra la metà degli 80 e l’inizio dei 90 - le giovanili del Real, prima di essere chiamato sulla panchina della prima squadra. Una chiamata nel 1994 dopo l’esonero di Benito Floro - aveva Rafa Benitez come vice - poi nel 1996 dopo l’esonero di Valdano, infine ininterrottamente dal 1999 al 2003, il tempo di mettere in bacheca due titoli di Liga e due Champions, prima di prendersi una pausa e poi far grande la Spagna più bella di sempre (Mondiale 2010, Europeo 2012). Solari si inserisce nel solco della tradizione, anche perché a Madrid chi ha vestito la maglia «blancos» e va poi a sedersi in panchina, solitamente, qualcosa vince: Zidane e Del Bosque sono fuori categoria, ma anche Schuster (Liga 2008), Valdano (Liga 1995), Luis Molowny (tre volte la Liga, 1978, 1979 e 1986; più due Coppa Uefa, 1985 e 1986), fino al grande Miguel Munoz, che tra il 1960 e il 1974 vinse ben nove volte il campionato spagnolo e due volte la Coppa dei Campioni.
In tempi recenti la legge dell’ex non ha funzionato con Benitez e Camacho, entrambi usciti a mani vuote dall’esperienza madridista. Direte: facile vincere se alleni il Real. Più facile che altrove, certo. Ma non così facile. Solari è partito prendendo la rincorsa e salendo su un treno in corsa. Ha la fiducia, deve ripagarla. Fare meglio di Zidane (tre Champions, una Liga) è quasi impossibile, provarci è la regola del Madrid.