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Alla fine del primo tempo la Ferrari di Lotito sembrava perdere i pezzi, schiantata sul muro meravigliosamente costruito dal maghetto Gasperini. E già si mormorava di un traballante Inzaghi, fustigato e quasi umiliato in settimana dal suo presidente. Da stropicciarsi gli occhi il dominio, le trame eleganti, la facilità di infilare gli avversari e bersagliarne la porta. Un paio di interventi prodigiosi dei difensori laziali e qualche errore di mira hanno impedito che il 3-0 assumesse - meritatamente - proporzioni più larghe. Una condotta da squadra di assoluto vertice quella della Dea, "penosa" (parole di Immobile) quella dei romani.

Che cosa sia successo nell'intervallo negli spogliatoi dell'una e l'altra squadra non so, però una scintilla dev'essersi accesa, bruciando il vigore dei ragazzi di Gasperini e accendendo quello dei ragazzi di Inzaghi. Calato Gomez, sontuoso regista a tutto campo nella prima parte della partita, e rimpiazzato l'imprendibile Muriel con uno sbiadito Ilicic, a disagio come prima punta, l'Atalanta ha aiutato la Lazio a prendere coraggio e campo. Il momento chiave è caduto poco dopo un'ora di gioco, quando sia Rocchi che Guida al Var hanno punito con il rigore un pestone di Palomino su Immobile che Gasperini ha lungamente contestato nelle dichiarazioni del dopo partita. Le riprese televisive non hanno dissipato i dubbi. Appena quaranta secondi dopo lo stesso capocannoniere ha servito a Correa la palla per il 3-2 e al secondo minuto di recupero Immobile si è guadagnato e realizzato un secondo rigore, quello del definitivo pareggio.

Ormai rivali assodate, dopo la finale di cinque mesi fa conquistata un po' fortunosamente dalla Lazio, e i due successi bergamaschi nello scorso campionato, le due squadre hanno dato spettacolo, protagonista soprattutto l'Atalanta del primo tempo, capace di giocare quel calcio che fa innamorare le folle e che assai raramente si vede sui campi della serie A. La mossa di arretrare Gomez lasciando alle spalle di Muriel più frequentemente un ottimo Malinovskyi, ventiseienne ucraino pescato da qualche occhio lungo nel Gent, e i continui scambio di ruolo fra i centrocampisti ha mandato in bambola la Lazio. Persino i suoi uomini solitamente più affidabili, da Acerbi a Milinkovic, sono stati travolti dallo tsunami soffiato da Gasperini, installatosi al 45' in cima alla classifica in compagnia della Juventus.

Il calo della ripresa è stato netto quanto la supremazia descritta. E questo deve suonare, per certi aspetti, da campanello d'allarme riguardo alla condizione atletica della squadra. Forse sarebbe meglio distribuire le forze anziché partire ventre a terra. Anche se ai primi punti perduti in trasferta, un po' rocambolescamente, l'Atalanta, che due giorni fa ha festeggiato i 112 anni di vita, rimane una splendida realtà del nostro campionato, in grado di dare fastidio lassù, fra le più grandi, specie dopo che avrà abbandonato le fatiche fisiche e mentali - per lei eccessive - della Champions.

Le due facce della Lazio possono meravigliare solo chi l'ha vista per la prima volta. Ha un portiere capace di grandissime parate (due oggi, soprattutto, alla fine dei conti decisive) e di momenti di astrazione come sul secondo gol di Muriel, punizione da 30 metri non toccata da nessuno. Ha un attaccante, il migliore fra gli italiani, che non solo si è procurato e messo a segno due rigori ma anche servito una palla d'oro a Correa. Tutti sotto accusa per un primo tempo inguardabile (o sommersi da avversari di troppo superiori?) e da elogiare per una ripresa piena di orgoglio più che di bel gioco. Credo che le parole agrodolci nell'intervallo dell'allenatore-amico più che la cruda invettiva del presidente Lotito, abbia spronato i cosiddetti top player Milinkovic e Luis Alberto (quest'ultimo molle anche quando i compagni pigiavano sull'acceleratore) a darsi una mossa come diciamo a Roma. O forse anche la prossima ricorrenza - 28 ottobre 1974 - ricordata sulle tribune, della morte del tifoso Paparelli, prima vittima negli stadi di un calcio che da allora ha visto un crescendo di violenza.

Ma la Lazio è questa, da anni: alti e bassi, impennate da campioni e discese da ciuchi, frazioni di partite quasi sempre diverse una dall'altra. Non credo che abbia ragione Lotito quando accusa Inzaghi di non essere un motivatore, credo che gli occhi da tigre se non ce l'hai nessuno te li può dare. Giocatori come Immobile o Acerbi ce li hanno, quelli come Milinkovic o Luis Alberto neanche se indossano una maschera.

IL TABELLINO

Lazio-Atalanta 3-3 (primo tempo 0-3)

Marcatori: 23', 28' pt Muriel (A), 37' Gomez (L), 24', 47' st rig. Immobile (L), 25' Correa 

Assist: 23' Gosens (A). 

Lazio (3-5-2): Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Radu (34' Caicedo); Marusic (1 st Patric), Milinkovic, Parolo (1' st Cataldi), Luis Alberto, Lulic; Correa, Immobile. All. Inzaghi.

Atalanta (3-4-1-2): Gollini; Toloi, Palomino, Masiello (27' st Kjaer); Hateboer, Pasalic (15' st De Roon), Freuler, Gosens; Gomez; Malinovskyi, Muriel (20 st Ilicic). All. Gasperini

Arbitro: Rocchi di Firenze

Ammoniti: 27' pt Marusic (L), 33' pt Parolo (L), 4' Radu (L), 13' st Gollini (A), 16' Toloi (A), 35' st Milinkovic (L)