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Il Governo del Conte bis sembra essere giunto ai titoli di coda. Non c’è da rallegrarsene. Se ciò dovesse accadere, l’Italia sarebbe l’unico Paese al mondo a dichiarare una crisi istituzionale nel pieno della pandemia. Eppure, indifferente alle difficoltà economiche e sociali di un popolo stremato, il regista di questo sciagurato disegno sembra avere tutte le intenzioni di non aggiustare il tiro e di mettere a tacere il suo ego da bulletto fiorentino.

La strategia di Matteo Renzi è, in senso figurato, quella che si è soliti definire come mossa del cavallo e che prevede lo sfilamento del giocatore per far saltare il banco senza tenere conto delle conseguenze. In realtà quella del leader di Italia Viva assomiglia molto di più alla mossa del somaro, inteso come asino e animale cocciuto. Un’azione devastante sostenuta soltanto in apparenza da serie motivazioni di economia politica ma, di fatto, poggiata esclusivamente sull’antipatia a pelle che l’ex segretario del PD prova nei confronti del primo ministro.

Il paragone tra ciò che accadde nel 1998, quando il Governo di Romani Prodi cadde per l’uscita dalla coalizione di Rifondazione guidata da Fausto Bertinotti, e ciò che potrebbe verosimilmente succedere in queste ore regge fino a un certo punto anche se gli effetti furono egualmente disastrosi con l’incarico a premier di D’Alema con i suoi nuovi ministri. Oggi il risultato potrebbe essere ancora peggiore perché la crisi potrebbe spalancare le porte a quella destra populista il cui portabandiera mondiale è stato Donald Trump.
Giuseppe Conte può piacere o anche no come è nell’ordine naturale delle questioni anche politiche. In ogni caso al premier occorre dare atto di aver agito davvero come ”avvocato del popolo” in un momento storico di difficoltà estrema e di disorientamento generale. Tra i suoi meriti indiscutibili vi è, tra l’altro, quello di aver ridato dignità e prestigio al nostro Paese in Europa con il suo agire non da politico in senso stretto e convenzionale ma come un “Andreotti” di sinistra e adeguato alla realtà del tempo che viviamo. Una presenza che verrebbe a mancare alla stessa comunità europea la quale dovrà presto fare i conti con l’uscita dalla di una gigantesca statista come Angela Merkel.

Ora, anche la sola e semplice idea che l’intero castello possa crollare a causa di un “somaro” come Matteo Renzi e del suo schieramento partitico che può contare su briciole di elettorato lascia sgomenti soprattutto perciò che ci riserverebbe il dopo. L’unica via di uscita potrebbe indicarla il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dal quale Conte si recherebbe per presentare le sue dimissioni. Il Capo di Stato avrebbe l’opportunità di dare un nuovo incarico al premier uscente il quale provvederebbe a ricominciare il suo lavoro insieme con nuovi ministri. Ma soprattutto senza presenza da cecchino di Renzi il quale potrebbe tornare così a occuparsi h 24 di Firenze e della sua Fiorentina.