Leonardo Semplici, tecnico della SPAL, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della sfida con il Cagliari. Queste le sue parole riportate da lospallino.com.

Mister, con che spirito arrivate all’appuntamento?
“Con la consapevolezza che bisogna fare tante cose in maniera migliore, soprattutto alzare il livello delle prestazioni e fare risultato, perché di recente si sono viste delle prove negative. Bisogna dare un segnale e mostrare uno spirito che ci possa permettere di portare a casa dei punti. Giochiamo con una squadra di valore, perché il Cagliari è attrezzato diversamente da noi, ma saremo davanti al nostro pubblico ed è nostra intenzione fare un certo tipo di partita”.

La classifica però dice che il Cagliari è una diretta concorrente della SPAL per la salvezza.
“La ritengo una classifica bugiarda per il valore della rosa. Il Cagliari ha valori diversi rispetto alla scorsa stagione: ha cambiato allenatore e ha dei volti nuovi. La squadra si è rinforzata, ora ha più esperienza e qualità. Senza dimenticare che può schierare uno come Joao Pedro che è un giocatore importantissimo. Affrontiamo un’avversaria che ultimamente sta andando bene. Chiaro che non dobbiamo soffermarci troppo su questi pensieri: mi concentro piuttosto sulla voglia di vedere una risposta sul fronte della continuità. Dobbiamo tornare a essere quelli che abbiamo visto che possiamo essere. In settimana abbiamo lavorato su diversi concetti, tra cui l’attenzione nel possesso palla, l’aggressione e il recupero. Siamo pronti a lottare su tutti i fronti, poi vediamo cosa dirà il campo”.

Rientra Schiattarella dalla squalifica: giocherà mezzala, con Valdifiori in regia?
“In linea di massima sì, ho anche Vitale come alternativa. La notizia migliore riguarda il rientro di Kurtic, anche se ovviamente non ha i novanta minuti nelle gambe. Non giocherà dall’inizio, ma se ci sarà bisogno potrà fare mezz’ora o anche un tempo. Lo considero un recupero importante, perché nell’ultimo mese abbiamo avuto problematiche con diversi giocatori a metà campo. Ci siamo dovuti adattare e spesso le scelte sono state obbligate. Mi auguro che da qui in avanti con Kurtic e Valoti, che rientrerà dopo la sosta, ci sia la scelta che permetterà di fare una formazione adeguata ai nostri valori”.

Djourou è sulla via del recupero?
“Non è al massimo, ma sta meglio ed è a disposizione”.

Contro la Lazio sono sorti dubbi sulla solidità di Milinkovic-Savic: rivedremo Gomis in porta?
“Nell’ultimo periodo i due sono stati alternati anche un po’ per necessità. Prima della partita con la Roma avevo visto Alfred un po’ stanco dopo il viaggio con la nazionale e ho voluto approfittarne per valutare a che punto era Vanja. In quella occasione ha risposto bene, a parte la disavventura dell’espulsione. Col Frosinone ha giocato Gomis, mentre domenica scorsa ho voluto rivedere Milinkovic-Savic per capire se sarebbe riuscito a confermarmi quanto fatto nell’occasione precedente. Ora vedremo di qui in avanti chi sarà il titolare, ma non ci sarà un’alternanza continua. Farò una scelta e l’altro dovrà essere pronto a subentrare per eventuali problematiche”.
Bonifazi non ha destato una grande impressione a Roma. Qual è la sua condizione attuale?
“L’avevo detto che a Roma, contro la Roma, non sarebbe stato adeguatamente pronto. Ha giocato per necessità e ha fatto anche discretamente, mettendoci anche il gol. Però vedendolo in allenamento nell’occasione successiva ho preferito far giocare altri che mi stavano dimostrando cose diverse. In questo momento è un po’ indietro rispetto alle sue qualità ed ai suoi standard. Sta lavorando con grande attenzione, ma non è facile rientrare al massimo dopo un anno con poche partite ed un infortunio come quello che ha avuto. Ha bisogno di rientrare un po’ alla volta con la giusta intensità: quando sarà pronto gli verrà data possibilità di esprimersi. Purtroppo tante volte ci si fa prendere dal momento, ma un allenatore deve accertarsi che ci siano le giuste condizioni per far sì che i giocatori rendano al meglio”.

I calci piazzati però sono un tema. Soprattutto sul fronte difensivo.
“Cerchiamo di lavorarci quotidianamente, ma parlando con i ragazzi mi sono reso conto che è l’aspetto in cui probabilmente al momento abbiamo meno certezze. Stiamo adottando delle varianti in base alle situazioni, per esempio delle marcature un po’ a zona e un po’ a uomo, perché oggettivamente non si possono prendere gol come quello di Immobile con l’avversario da solo a cinque metri dalla porta. Semplicemente non deve capitare. Se ci fosse una soluzione valida e sicura al cento percento la adotteremmo subito, ma vediamo quotidianamente che le squadre prendono gol a prescindere dal metodo di marcatura. Si tratta di stare più concentrati, soprattutto devono esserlo quelli che hanno il compito di stare in ricerca della palla”.

Si dice che per tornare a vincere sarebbe il caso di badare meno all’estetica e più alla sostanza. Ragionamento troppo semplicistico?
“La concretezza piace a tutti, ma non la vendono dal ferramenta. Va cercata, soprattutto stando più attenti in determinate situazioni. La squadra quando è in possesso si esprime bene, è nell’altra fase che ci manca qualcosa. Però più che basare la valutazione sulla partita di Roma, io mi concentrerei su quella col Frosinone: è lì che vanno cercati i nostri limiti ed è su quelli che dobbiamo lavorare quotidianamente. La parola chiave è ‘equilibrio’. Bisogna saper gestire certe situazioni di gioco e magari anche provare a pareggiare qualche partita. L’anno scorso i pareggi alla lunga ci hanno fatto salvare, permettendoci di avere continuità. Nelle giornate storte bisogna rendersi conto anche di questo”.

Credi che la squadra abbia recepito questo input dopo le recenti sconfitte?
“Me lo auguro, chiaro che di mezzo ci sono sempre gli avversari. Non sempre quello che dico si vede in campo: lì ci sono tante variabili e non sempre si riesce a incidere come si vorrebbe. Faccio un esempio: domenica sulla situazione da cui è nato il primo gol c’eravamo preparati con relative raccomandazioni, eppure lo abbiamo preso. Le cose vengono dette, ma gli errori poi capitano. Bisogna essere consapevoli che ci vuole un’attenzione diversa: quando si fanno le cose bisogna crederci e provare a realizzarle al meglio. Per diversi anni sono stato il comandante di questa nave e mi sono trovato a condurla nel mare calmo, nel mezzo e mezzo e nel mare agitato: se abbiamo fatto certe cose è merito della società e dei giocatori che ho avuto la fortuna di allenare e che mi hanno sempre seguito. Siamo stati bravi, insieme, a tenere il timone dritto e ad imparare di tutti gli accadimenti. Ribadisco che per noi è necessario stare uniti, perché questo spirito ci ha portato a risultati… diciamo particolari. Mi aspetto che si continui così e che i giocatori abbiano grande rispetto della maglia che portano. Negli ha acquisito un valore ancora più importante e quindi bisogna essere consapevoli di quello che tutti ci giochiamo. Abbiamo lottato per arrivare a questi livelli e ci vogliamo rimanere perché abbiamo le qualità per farlo”.

Oggi la Gazzetta dello Sport evidenziava che la SPAL è una delle squadre più “cattive” d’Europa per numero di cartellini. Lo consideri un segnale positivo o negativo?
“In passato non sempre abbiamo avuto l’aggressività che volevamo e lo abbiamo pagato con qualche sconfitta in più. Penso che questa sia un’ulteriore dimostrazione del fatto che la squadra lotta sempre e cerca di non mollare mai. Nelle stagioni precedenti sentivo spesso dire che non eravamo cattivi e smaliziati abbastanza, ma con l’inserimento di alcuni giocatori c’è stato un cambio di mentalità. Ben venga se questo ci permette di essere più efficaci”.